Nel 2025 la quota scende al 16,5%, un punto in meno rispetto al 2022. Il consumo quotidiano riguarda il 20,8% degli uomini e il 12,6% delle donne, con il picco tra i 35 e i 49 anni. Bulgaria, Svezia e Croazia registrano i valori più alti. In 17 Paesi si osserva una diminuzione. In Italia il dato si attesta al 15,5%. I dati Eurostat
Un europeo su sei continua a consumare ogni giorno tabacco o prodotti correlati. Nel 2025 il fenomeno ha interessato il 16,5% della popolazione dell’Ue con almeno 16 anni, in lieve calo rispetto al 17,5% del 2022. Il 77,5%, invece, non utilizzava questi prodotti o non ne aveva fatto uso nell’ultimo anno.
È la fotografia scattata da Eurostat, che comprende nel monitoraggio anche sigarette elettroniche, bustine di nicotina e prodotti a base di tabacco riscaldato.
Il consumo quotidiano resta nettamente più diffuso tra gli uomini: 20,8% contro il 12,6% delle donne. Entrambe le percentuali risultano in diminuzione rispetto al 2022, quando si attestavano rispettivamente al 22,2% e al 13,1%. A guidare la classifica per età sono le persone tra i 35 e i 49 anni, con una quota del 21,3%, seguite dai 25-34enni al 19,9% e dai 50-64enni al 19,8%. I livelli più bassi si registrano invece nelle fasce più giovane e più anziana, rispettivamente al 12,1% e al 9,1%.

Tra i paesi UE, Bulgaria (26,3%), Svezia (23,9%) e Croazia (23,6%) hanno registrato le quote più alte di uso quotidiano di tabacco e prodotti correlati tra le persone di 16 anni o più.
In Italia il dato è del 15,5% nel 2025, contro una media Ue del 16,5%. Nel 2022 era pari al 15,8%, quindi la diminuzione è di 0,3 punti percentuali. I Paesi Bassi (9,9%), Irlanda (11,7%), Belgio (13,6%) e Lussemburgo (13,8%) hanno avuto le quote più basse. In Italia il dato è del 15,5% nel 2025 rispetto al 15,8% del 2022.

In 17 paesi UE, la quota di persone che utilizzavano tabacco e prodotti correlati quotidianamente è diminuita tra il 2022 e il 2025. Le maggiori diminuzioni si sono verificate in Spagna e Lussemburgo (ciascuno -2,1 punti percentuali (pp)). Al contrario, Croazia e Lituania (ciascuna +2,7 pp) hanno registrato i maggiori aumenti.