Sabato 26 SETTEMBRE 2026

Studi e Analisi

Segui ilFarmacistaOnline
Studi e Analisi

Pandemie e nuove minacce sanitarie, l’Ocse avverte: cala la spesa per la preparazione. Nei Paesi poveri tre quarti delle risorse arrivano dagli aiuti esteri che sono però in riduzione del 46%

Dopo il picco registrato durante il Covid, gli investimenti per prevenzione, preparazione e risposta alle emergenze sanitarie sono diminuiti in tutti i gruppi di Paesi, pur restando nel 2023 mediamente del 13% sopra i livelli pre-pandemia. Fortissimo il divario: 75,7 dollari pro capite nei Paesi ad alto reddito contro appena 3,7 in quelli a basso reddito. E ora il previsto taglio fino al 46% degli aiuti internazionali alla salute rischia di indebolire ulteriormente la capacità di risposta dei sistemi più fragili. In arrivo un “Global Health and Resilience Tracker”. IL DOCUMENTO

25 SET -

Dopo l’impennata degli investimenti provocata dalla pandemia di Covid-19, la spesa destinata a prevenire, preparare e affrontare le grandi minacce sanitarie globali ha cominciato a scendere. Ma soprattutto resta caratterizzata da profonde disuguaglianze tra Paesi ricchi e poveri, proprio mentre le risorse internazionali destinate alla salute rischiano una forte contrazione.

È il quadro tracciato dall’Ocse nel nuovo Policy Brief Tracking spending on prevention, preparedness and response to global health threats, che analizza gli investimenti in Prevention, Preparedness and Response (PPR), vale a dire l’insieme delle capacità necessarie per anticipare, prevenire, individuare e gestire le emergenze sanitarie.

Il perimetro non riguarda soltanto le pandemie. L’Ocse comprende tra le minacce anche le grandi epidemie legate a malattie infettive emergenti e riemergenti, l’antimicrobico-resistenza, gli eventi chimici, nucleari e radiologici e i rischi biologici resi possibili anche dai progressi nelle biotecnologie e nell’intelligenza artificiale. Investire in sorveglianza epidemiologica, controllo delle infezioni, capacità di risposta alle emergenze e ricerca produce inoltre benefici che superano i confini nazionali, ma proprio questa caratteristica di “bene pubblico globale” può favorire fenomeni di sottoinvestimento.

La spesa scende dopo il Covid, ma resta sopra il 2019

Secondo le stime Ocse, dopo il picco raggiunto durante la pandemia la spesa PPR è diminuita in tutti i gruppi di reddito. Nel 2023, tuttavia, rapportata al Pil risultava ancora mediamente superiore del 13% rispetto al 2019.

Il divario tra Paesi rimane però enorme. Nel 2023 quelli ad alto reddito hanno speso mediamente 75,7 dollari pro capite, circa venti volte i 3,7 dollari dei Paesi a basso reddito. Nei Paesi a reddito medio-basso la cifra si ferma a 5,5 dollari, mentre in quelli a reddito medio-alto raggiunge gli 11,9 dollari pro capite.

Il rapporto si capovolge se si osserva invece quanto pesa la preparazione alle emergenze sulla spesa sanitaria complessiva. Nei Paesi a basso e medio-basso reddito tra il 5% e il 10% della spesa sanitaria totale è riconducibile alla PPR, mentre nei Paesi ad alto reddito la quota resta sotto il 2%.

Anche rispetto alla dimensione dell’economia, lo sforzo relativo è maggiore nei sistemi più poveri: nel 2023 la spesa PPR equivaleva in media allo 0,5% del Pil nei Paesi a basso reddito e allo 0,2% in quelli a reddito medio-basso, contro circa lo 0,15% nei Paesi a reddito medio-alto e alto.

L’Ocse sottolinea tuttavia che si tratta di stime indicative, basate sui dati di spesa disponibili e su assunzioni metodologiche, e che non devono essere interpretate come una misurazione puntuale della spesa effettiva di ogni singolo Paese.

Nei Paesi poveri il 74% delle risorse arriva dall’estero

Il nodo più delicato riguarda la dipendenza dagli aiuti internazionali. Nel 2023, nei Paesi a basso reddito per i quali sono disponibili dati, le fonti esterne hanno finanziato il 74% della spesa complessiva per PPR. Solo il 19% proveniva da risorse pubbliche nazionali e il restante 7% dalla spesa privata.

Una dipendenza che rischia di diventare particolarmente critica alla luce del ridimensionamento dell’assistenza internazionale. L’Ocse stima infatti che l’Official Development Assistance (ODA) per la salute proveniente dai Paesi del Development Assistance Committee possa diminuire tra il 29% e il 46% tra il 2024 e il 2026, pari a una perdita compresa tra 5 e 8 miliardi di dollari.

Se questa previsione dovesse concretizzarsi, gli aiuti alla salute scenderebbero a un livello circa 63% inferiore rispetto al picco pandemico del 2022, tornando sui valori precedenti alla crisi finanziaria globale del 2008.

Per l’Ocse il rischio è evidente: proprio i Paesi maggiormente esposti alle nuove minacce sanitarie sono quelli che dispongono delle minori risorse proprie e dipendono maggiormente dai finanziamenti esterni.

Il documento cita anche i casi della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda, dove nel 2026 l’insorgenza di focolai di Ebola coincide con una riduzione prevista degli aiuti alla salute rispettivamente del 47% e del 54% rispetto al 2024.

Un gap da 10,5-15 miliardi di dollari l’anno

Il problema del finanziamento della preparazione alle pandemie non nasce oggi. Già nel 2021 Banca Mondiale, Oms e il G20 High Level Independent Panel avevano individuato un gap annuale compreso tra 10,5 e 15 miliardi di dollari per finanziare adeguatamente prevenzione, preparazione e risposta.

Nel frattempo sono stati messi in campo strumenti dedicati, tra cui il Pandemic Fund, ma i dati elaborati dall’Ocse mostrano comunque una riduzione degli investimenti PPR in tutte le fasce di reddito tra il 2021 e il 2023.

L’organizzazione invita però a non leggere i dati soltanto in termini di quantità di risorse. Il livello di spesa, precisa il documento, non costituisce da solo una misura del grado di preparazione di un Paese: conta anche come vengono utilizzati i fondi e quali capacità vengono effettivamente sviluppate. Resta però la preoccupazione per la capacità dei Paesi a basso reddito di rafforzare i sistemi essenziali di prevenzione e preparazione e di rispondere alle future emergenze.

Dalla sorveglianza ai vaccini: cosa rientra nella spesa per la preparazione

Per arrivare alle proprie stime l’Ocse ha affinato una metodologia basata sul System of Health Accounts, collegando le diverse funzioni della spesa sanitaria alle aree tecniche previste dal sistema di valutazione delle capacità richieste dal Regolamento sanitario internazionale.

Tra le voci considerate figurano programmi di immunizzazione, sorveglianza epidemiologica e controllo delle malattie, preparazione alle emergenze, attività di governance e coordinamento dei sistemi sanitari.

La metodologia presenta però ancora alcuni limiti: non comprende integralmente gli investimenti in conto capitale, la ricerca e sviluppo sulle contromisure mediche e numerose attività realizzate al di fuori del settore sanitario, ad esempio in agricoltura, salute animale e altri comparti rilevanti per la sicurezza sanitaria globale.

Nascerà il “Global Health and Resilience Tracker”

Proprio per rendere più trasparente il quadro dei finanziamenti, l’Ocse annuncia la costruzione, insieme a Oms, Banca Mondiale e altri partner, di un Global Health and Resilience Tracker.

Il nuovo strumento dovrà integrare dati sulla spesa sanitaria nazionale, sull’aiuto pubblico allo sviluppo e su altre fonti di finanziamento, consentendo di seguire nel tempo gli investimenti e individuare più rapidamente eventuali carenze.

L’obiettivo è progressivamente allargare lo sguardo oltre il settore sanitario, includendo anche salute animale, agricoltura, sorveglianza ambientale, difesa, oltre agli investimenti strutturali che rafforzano la resilienza dei sistemi, come personale, infrastrutture e sistemi informativi sanitari.

Il messaggio che emerge dal rapporto è quindi quello di non disperdere quanto costruito dopo il Covid. Con le minacce sanitarie globali che restano elevate e un quadro finanziario internazionale più incerto, per l’Ocse diventa essenziale sapere quanto, dove e come si investe nella capacità dei sistemi sanitari di prevenire e affrontare la prossima emergenza.

25 settembre 2026
Ultimi articoli in Studi e Analisi
IlFarmacistaOnline.it
Direttore responsabile
Francesco Maria Avitto

Direttore editoriale
Andrea Mandelli
Editore
Homnya srl
contatti
Accessibilità
P.I. 13026241003
Riproduzione riservata.
Copyright 2026 © Homnya Srl. Tutti i diritti sono riservati | P.I. 13026241003