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Sindrome di Prader-Willi. Semaglutide e nuovi farmaci per il controllo della fame: la ricerca esplora possibili benefici

La gestione dell’iperfagia e dell’obesità è tra le principali sfide cliniche nella sindrome di Prader-Willi. La ricerca valuta possibili benefici della semaglutide e di altre terapie, tra cui la setmelanotide, ma le evidenze sono ancora limitate. Al Congresso nazionale ospitato dall’Iss, attenzione anche al Registro di patologia e alla presa in carico multidisciplinare.

16 OTT -

La ricerca farmacologica esplora nuove strategie per il controllo della fame insaziabile e dell’obesità nella sindrome di Prader-Willi, una rara malattia genetica congenita. Tra le molecole di interesse figurano la semaglutide, appartenente alla classe degli agonisti del recettore del Glp-1, e la setmelanotide, che agisce sui meccanismi biologici coinvolti nella regolazione della fame e della sazietà. Le evidenze scientifiche disponibili sono tuttavia ancora limitate e sono necessari ulteriori studi per chiarire l’efficacia e la sicurezza di queste terapie nelle persone con la sindrome.

Le nuove prospettive terapeutiche e le sfide assistenziali sono state al centro del Congresso nazionale della Federazione Italiana Prader-Willi, dal titolo “Novità nella sindrome di Prader-Willi”, organizzato dal Centro Nazionale Malattie Rare in collaborazione con la Federazione Italiana Prader-Willi e con Uniamo - Federazione Italiana Malattie Rare, che si è tenuto oggi all’Istituto Superiore di Sanità. L’incontro è stato dedicato anche ai progressi nella diagnosi precoce, alla presa in carico multidisciplinare e alle strategie per migliorare la qualità della vita delle persone con la sindrome e delle loro famiglie.

L’incontro è stato dedicato ai progressi nella diagnosi precoce, alle strategie terapeutiche, alla presa in carico multidisciplinare e al miglioramento della qualità della vita delle persone con la sindrome e delle loro famiglie.

“Le persone non possono essere considerate soltanto destinatarie delle cure e dei servizi – sottolinea il presidente dell’Iss, Rocco Bellantone – ma devono poter partecipare alle decisioni che riguardano la propria salute e il proprio Progetto di Vita, esprimendo bisogni, preferenze e aspettative”.

Un principio che riguarda anche la ricerca scientifica e la valutazione dei risultati degli interventi.

“Anche la ricerca – aggiunge Maria Luisa Scattoni, direttore del Centro nazionale malattie rare – ha bisogno della loro esperienza per individuare le priorità realmente rilevanti e valutare non soltanto gli esiti clinici, ma anche l’impatto degli interventi sulla vita quotidiana, sull’autonomia e sul benessere complessivo della persona”.

Semaglutide e setmelanotide: le prospettive della ricerca

La gestione dell’iperfagia, ovvero l’appetito insaziabile, e dell’obesità rappresenta una delle principali sfide cliniche nella sindrome di Prader-Willi, una rara malattia genetica congenita. Tra le strategie farmacologiche oggetto di interesse figurano gli agonisti del recettore del Glp-1, tra cui la semaglutide, farmaco utilizzato nel trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2.

Nelle persone con sindrome di Prader-Willi, tuttavia, le evidenze scientifiche disponibili sono ancora limitate e derivano prevalentemente da casi clinici e piccole casistiche. I risultati suggeriscono possibili benefici sul peso corporeo e sul controllo metabolico, ma le risposte al trattamento sono variabili. Sono quindi necessari studi più ampi e di lunga durata per chiarirne l’efficacia e la sicurezza in questa popolazione.

Tra le altre terapie in fase di studio figura la setmelanotide, che agisce sui meccanismi biologici coinvolti nella regolazione della fame e della sazietà. Il farmaco è autorizzato nell’Unione europea per alcune forme rare di obesità genetica e ipotalamica, ma non è attualmente indicato per la sindrome di Prader-Willi.

I dati del Registro: 583 persone e 18 centri clinici coinvolti

Obesità, diminuzione del tono muscolare, appetito insaziabile, mani e piedi piccoli e alcune caratteristiche facciali tipiche, come fronte stretta, occhi a mandorla, labbro superiore sottile e angoli della bocca rivolti verso il basso. Sono alcune delle manifestazioni della sindrome di Prader-Willi, una rara malattia genetica congenita che richiede un approccio assistenziale multidisciplinare e continuativo. Dal 2001 a oggi sono state 1.091 le segnalazioni di nuovi casi pervenute al Registro nazionale delle malattie rare, con una media di circa 36 all’anno a partire dal 2017.

A questo sistema nazionale di sorveglianza si affianca il Registro per la ricerca scientifica e clinica sulla sindrome di Prader-Willi, attivo dal 2019 sulla piattaforma RegistRare dell’Istituto Superiore di Sanità. A ottobre 2026 il Registro di patologia raccoglie i dati di 583 persone con sindrome di Prader-Willi, grazie alla partecipazione di 18 centri clinici italiani.

Il Registro rappresenta uno strumento per approfondire le caratteristiche genetiche e cliniche della patologia, documentare i trattamenti, analizzare la qualità della vita e individuare i bisogni assistenziali. I dati raccolti contribuiscono a ricostruire la storia naturale della sindrome e a sostenere lo sviluppo della ricerca scientifica.

La crescita progressiva del Registro testimonia il valore della collaborazione tra l’Istituto Superiore di Sanità, i centri clinici, la Federazione Italiana Prader-Willi, le persone con la sindrome e le loro famiglie.

“Le persone – sottolinea Paola Torreri, del Centro nazionale malattie rare dell’Iss – non sono soltanto destinatarie della ricerca e dell’assistenza, ma portatrici di conoscenze ed esperienze essenziali per individuare i bisogni ancora senza risposta, definire le priorità e valutare gli esiti realmente significativi nella vita quotidiana. Il Registro deve quindi essere uno strumento costruito non soltanto sulle persone, ma sempre più con le persone, attraverso un’alleanza fondata sulla partecipazione, sulla fiducia, sulla trasparenza e sulla restituzione dei risultati alla comunità”.

Non solo obesità: comportamento e qualità della vita

La qualità della vita delle persone con sindrome di Prader-Willi e delle loro famiglie non dipende soltanto dal controllo del peso. Ansia, rigidità comportamentale, comportamenti compulsivi, difficoltà nella regolazione delle emozioni e crisi comportamentali possono incidere sull’autonomia personale, sulle relazioni affettive, sulla partecipazione sociale e sull’equilibrio familiare.

La prevenzione e la gestione di queste difficoltà richiedono interventi personalizzati e coordinati, che coinvolgano le famiglie, i professionisti sanitari, i servizi sociali e i contesti educativi.

16 ottobre 2026
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