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Farmaci introvabili, piani terapeutici e distribuzione diretta: nel Rapporto PIT Salute cresce l’allarme sull’assistenza farmaceutica

Secondo Cittadinanzattiva le segnalazioni sull’assistenza farmaceutica salgono dallo 0,8% del 2024 al 2,3% del 2025. Le criticità riguardano carenze e indisponibilità, difficoltà nel rinnovo dei piani terapeutici, distribuzione diretta presso farmacie ospedaliere e aumento dei costi a carico dei cittadini. “Un farmaco efficace ma non accessibile o non reperibile è, nei fatti, una cura negata”. IL RAPPORTO

11 GIU -

L’assistenza farmaceutica resta una quota numericamente contenuta nel complesso delle segnalazioni raccolte da Cittadinanzattiva, ma nel 2025 mostra un aumento significativo e soprattutto mette in evidenza criticità che incidono direttamente sulla continuità terapeutica dei pazienti cronici, fragili e rari.

Nel Rapporto PIT Salute 2026, presentato da Cittadinanzattiva, le segnalazioni relative all’assistenza farmaceutica rappresentano il 2,3% del totale. Un dato in crescita rispetto allo 0,8% del 2024. A pesare, sottolinea il Rapporto, sono in particolare le segnalazioni sui cosiddetti farmaci introvabili, insieme alle difficoltà burocratiche e logistiche che accompagnano l’accesso alle terapie.

Il quadro generale è quello di un Servizio sanitario nazionale in forte sofferenza, fotografato da 14.176 segnalazioni arrivate nel 2025 ai punti di tutela e ascolto di Cittadinanzattiva. Quasi una segnalazione su due, il 48,2%, riguarda l’accesso alle prestazioni sanitarie, con liste d’attesa, agende chiuse e Cup difficili da contattare. Questa crisi dell’accesso produce effetti anche sull’assistenza farmaceutica: se una visita specialistica slitta, se il piano terapeutico non viene rinnovato in tempo, il rischio concreto è che il cittadino debba pagare di tasca propria il farmaco pur di non interrompere la terapia.

Il capitolo dedicato all’assistenza farmaceutica descrive tre aree principali di criticità. La prima è la reperibilità. I cittadini segnalano carenze cicliche di antibiotici, antiepilettici e farmaci salvavita. L’impatto è un “pellegrinaggio” tra farmacie, con insicurezza, perdita di tempo e rischio di interruzione terapeutica. Per un paziente cronico, un farmaco non disponibile non è un semplice disservizio organizzativo, ma una minaccia alla continuità della cura.

La seconda area è la logistica della distribuzione. Molte segnalazioni riguardano l’obbligo di ritiro presso farmacie ospedaliere o presidi lontani, con orari ridotti e difficoltà particolarmente pesanti per anziani, persone non autosufficienti e pazienti che vivono lontano dai centri di erogazione. Cittadinanzattiva parla di una “burocrazia della consegna”, percepita dai cittadini come una mancanza di rispetto per il tempo e per le fragilità delle persone.

Il Rapporto riconosce che la distribuzione attraverso le farmacie territoriali, in Dpc o convenzionata, è in aumento, ma sottolinea che il passaggio non è ancora fluido in tutte le realtà regionali. Il risultato è un’Italia a velocità diverse, in cui il luogo in cui si vive può determinare la maggiore o minore facilità di accesso a una terapia.

La terza criticità riguarda la burocrazia. La scadenza dei piani terapeutici, quando non coincide con un rinnovo specialistico tempestivo, può bloccare l’accesso al farmaco. In questi casi il cittadino, per non sospendere la cura, può essere costretto a sostenere l’intero costo del medicinale. Il tema si intreccia così con quello delle liste d’attesa: l’impossibilità di ottenere in tempo una visita specialistica non produce solo un ritardo clinico, ma può trasformarsi in un costo diretto per il paziente.

Accanto a carenze e burocrazia, il Rapporto segnala anche l’aumento degli oneri economici per farmaci non rimborsabili o per la differenza di prezzo tra farmaco di marca e generico. La farmaceutica, osserva Cittadinanzattiva, rischia così di diventare un ambito di forte spesa out of pocket, trasformandosi in un fattore di disuguaglianza sociale.

Il messaggio che arriva dal Rapporto è chiaro: l’innovazione farmacologica non basta se non è accompagnata da accessibilità, prossimità e omogeneità. Da un lato il sistema dispone di terapie sempre più mirate e salvavita, dall’altro cresce la difficoltà a garantire un accesso uniforme e sostenibile. Il problema, quindi, non riguarda solo la disponibilità scientifica del trattamento, ma la capacità del Servizio sanitario nazionale di far arrivare quel trattamento al cittadino nei tempi e nei modi necessari.

Per Cittadinanzattiva, la priorità è ridurre la spesa privata per i farmaci essenziali e uniformare i ticket a livello nazionale, così da eliminare disuguaglianze regionali che incidono direttamente sui cittadini. Serve inoltre una governance più stringente della filiera distributiva, per prevenire le carenze e favorire modalità di erogazione più vicine ai pazienti.

La rete delle farmacie territoriali emerge, in questa prospettiva, come una leva di prossimità ancora da valorizzare pienamente. Quando il cittadino fragile è costretto a recarsi in ospedale per ritirare un farmaco che potrebbe essere distribuito vicino a casa, il sistema perde efficienza e il paziente paga il prezzo di un’organizzazione pensata più sulle procedure che sui bisogni reali.

Il Rapporto PIT Salute 2026, realizzato in collaborazione con FNO TSRM e PSTRP, FNOFI, FNOMCeO, FNOPI e FOFI, inserisce l’assistenza farmaceutica dentro una crisi più ampia dell’accesso alle cure. La conclusione di Cittadinanzattiva è netta: la sfida del 2026 sarà garantire che l’innovazione farmaceutica sia realmente per tutti. Perché “un farmaco efficace ma non accessibile o non reperibile è, nei fatti, una cura negata”.

11 giugno 2026
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