Al centro del XIII Congresso dei Farmacisti Italiani il ruolo delle Regioni, la valorizzazione dei professionisti, la piena integrazione della farmacia nel sistema delle cure e la formazione. L'obiettivo: trasformare le riforme in risultati concreti per i cittadini.
Unaprofessione più unita, autorevole e capace di contribuire al governo della sanità; una farmacia pienamente integrata nella rete delle cure; un nuovo patto tra generazioni; una formazione adeguata alle responsabilità presenti e future. Sono queste le quattro direttrici strategiche attorno alle quali si è sviluppato il confronto della XIII edizione di FarmacistaPiù, il Congresso dei Farmacisti Italiani promosso da Federfarma, Fondazione Francesco Cannavò e Utifar, con il patrocinio di Fofi e Enpaf, che ha concluso oggi a Roma i propri lavori.
Le quattro priorità
Il Congresso ha posto al centro una questione decisiva per il futuro del Servizio sanitario nazionale: non basta approvare riforme e ampliare le competenze professionali, occorre creare le condizioni affinché le innovazioni producano benefici effettivi, uniformi e misurabili per i cittadini. Da questa consapevolezza è nata la principale innovazione dell'edizione 2026: quattro Tavoli Tematici, concepiti non come tradizionali sessioni congressuali, ma come luoghi di partecipazione e costruzione di proposte, con il coinvolgimento diretto delle rappresentanze operanti nei territori e nelle Regioni.
Le quattro priorità individuate sono: la governance sanitaria e il ruolo dei territori, con l'obiettivo di rafforzare il coordinamento tra rappresentanze nazionali e regionali e ridurre le disomogeneità nell'attuazione delle politiche sanitarie; la farmacia di comunità e la sostenibilità, per consolidare la Farmacia dei Servizi come componente strutturale dell'assistenza territoriale, con modelli di remunerazione sostenibili e tutela delle farmacie rurali e delle aree interne; i rapporti professionali e il patto intergenerazionale, per valorizzare i farmacisti collaboratori, migliorare l'attrattività della professione e favorire il coinvolgimento dei giovani; la formazione e lo sviluppo delle competenze, per rafforzare il raccordo tra Università, Ordini, società scientifiche e sistema sanitario. Il filo conduttore è la volontà di superare frammentazioni e differenze territoriali, costruendo una visione unitaria della professione.
"Un patto per la Professione e per la Farmacia"
La sessione plenaria conclusiva, dedicata a "Un patto per la Professione e per la Farmacia", ha riunito i vertici delle rappresentanze professionali e qualificati esponenti delle istituzioni regionali, ponendo al centro il rapporto tra indirizzi nazionali, programmazione sanitaria e concreta attuazione delle riforme. Il confronto ha richiamato l'importanza di una collaborazione stabile tra istituzioni e professione, capace di valorizzare il contributo dei farmacisti nella prevenzione, nella governance del farmaco, nella sicurezza delle cure e nella sostenibilità del sistema sanitario.
Le dichiarazioni
"L'unità della professione è la condizione indispensabile per affrontare con autorevolezza le trasformazioni della sanità", ha detto Andrea Mandelli, presidente della Fofi e del Congresso. "Oggi i farmacisti sono chiamati ad assumere responsabilità crescenti nella tutela della salute, nella prevenzione e nella continuità assistenziale. FarmacistaPiù rappresenta un'occasione per valorizzare tutte le componenti professionali e costruire una visione condivisa. Il nostro obiettivo è contribuire, con competenza e responsabilità, a un Servizio Sanitario Nazionale più efficiente, equo e vicino ai bisogni delle persone".
Per Marco Cossolo, presidente di Federfarma, "il farmacista e la farmacia di comunità stanno vivendo una fase di profondo cambiamento: è quindi importante delineare un percorso condiviso di sviluppo della professione, per offrire un modello di assistenza sanitaria sul territorio omogenea, efficiente e capace di garantire a tutti i cittadini equità di accesso alle prestazioni. Per raggiungere questo obiettivo è fondamentale la collaborazione del farmacista con il medico e le altre figure professionali della salute".
Luigi D'Ambrosio Lettieri, presidente della Fondazione Francesco Cannavò, ha spiegato che con questa edizione "abbiamo voluto compiere un salto di qualità: fare di FarmacistaPiù non soltanto un luogo di confronto, ma un laboratorio di elaborazione delle politiche professionali. Il coinvolgimento diretto delle rappresentanze territoriali e regionali ha rafforzato il dialogo tra tutte le componenti della professione e ha individuato le aree di criticità con relative proposte operative".
Per Eugenio Leopardi, presidente di Utifar, "il futuro della professione non dipende soltanto dalle nuove competenze che ci vengono riconosciute, ma dalla nostra capacità di esercitarle con preparazione, responsabilità e autorevolezza. Per questo la formazione deve accompagnare e, quando possibile, anticipare i cambiamenti della sanità". Maurizio Pace, presidente dell'Enpaf, ha sottolineato che "i lavori di questa edizione confermano la volontà delle diverse componenti della categoria di affrontare insieme le sfide che attendono i farmacisti, individuando priorità condivise e prospettive di sviluppo. In questo percorso, Enpaf intende continuare a svolgere un ruolo attivo, nella convinzione che previdenza e welfare non siano soltanto strumenti di tutela, ma leve fondamentali per accompagnare l'evoluzione della professione".
La chiusura di Gemmato
Il sottosegretario al Ministero della Salute, Marcello Gemmato, ha concluso il suo intervento con una citazione di Piero Calamandrei: "Un uomo malato, non è un uomo libero". "Noi dobbiamo contribuire a rendere liberi sempre più cittadini italiani – ha aggiunto –. Per raggiungere l'obiettivo è sempre più importante avere un patto solidale tra sindacati, associazioni, fondazioni e Regioni, per identificare i migliori modelli organizzativi. Il ruolo delle farmacie è strategico e centrale nell'erogazione di prestazioni sanitarie, che è fondamentale continuare ad implementare. Servono nuovi modelli organizzativi dell'intero sistema per migliorare le performance, interrompere la filiera degli sprechi e agevolare l'accesso al farmaco per i cittadini, garantendo una migliore terapia e di conseguenza una riduzione della spesa pubblica per le ospedalizzazioni".
Un patto per il futuro
Il messaggio che FarmacistaPiù 2026 intende consegnare alla professione e alle istituzioni è chiaro: la modernizzazione della sanità non può essere affidata soltanto alle innovazioni legislative e tecnologiche, ma richiede professionisti preparati, organizzazioni efficienti, rappresentanze responsabili e una collaborazione stabile tra livello nazionale e regionale. Il Patto per la Professione e per la Farmacia si propone come riferimento per un percorso di confronto e responsabilità condivisa, non un semplice documento di intenti, ma l'ambizione di costruire un metodo di lavoro capace di individuare priorità, responsabilità, strumenti di attuazione e risultati verificabili. Perché l'unità della professione non è soltanto un valore da affermare, ma una responsabilità da esercitare. E il governo dei territori è il luogo nel quale quella responsabilità deve tradursi in risultati concreti per i cittadini.