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Salute del cervello. L’attività fisica va prescritta, non solo consigliata. Dalla depressione al declino cognitivo, i benefici dell’esercizio

L’esercizio fisico può contribuire a migliorare la salute mentale e le funzioni cerebrali. In un articolo  pubblicato su Brain Health, ricercatori canadesi sostengono la necessità di introdurre programmi personalizzati, con indicazioni precise su intensità, durata e monitoraggio dei risultati.

03 NOV -

L’attività fisica non dovrebbe essere soltanto consigliata, ma prescritta come una vera e propria terapia per la salute del cervello, con indicazioni precise sulla tipologia di esercizio, la frequenza, l’intensità e la durata.

È quanto sostengono un gruppo di ricercatori delle Università di Ottawa e Toronto in un articolo pubblicato sulla rivista Brain Health, che analizza le evidenze disponibili sui benefici dell’esercizio fisico per le funzioni cognitive, la salute mentale e la prevenzione del declino cerebrale.

Gli autori, Carl Zhou e Nicholas Fabiano dell’Università di Ottawa e Stanley Wong dell’Università di Toronto, sostengono la necessità di integrare l’attività fisica nella pratica clinica attraverso programmi strutturati e individualizzati, accompagnati da un monitoraggio dei risultati.

“Tendiamo ancora a considerare l’esercizio fisico come un generico consiglio sullo stile di vita - spiega Zhou - le prove che abbiamo esaminato supportano un approccio più mirato: una prescrizione che specifichi il tipo di attività, la frequenza, l’intensità, la durata, le precauzioni di sicurezza e un piano di monitoraggio, proprio come faremmo per un farmaco”.

Depressione e ansia: i benefici documentati

Le evidenze più solide riguardano la salute mentale. Studi randomizzati e meta-analisi indicano che l’attività fisica può contribuire a ridurre i sintomi depressivi, l’ansia e il disagio psicologico. Una meta-analisi di rete pubblicata nel 2024 ha rilevato che camminare, correre, praticare yoga e allenarsi con i pesi può ridurre i sintomi della depressione, con benefici generalmente maggiori quando aumenta l’intensità dell’esercizio.

Risultati positivi emergono anche con livelli di attività inferiori a quelli raccomandati dalle linee guida internazionali. Secondo le analisi dose-risposta richiamate dagli autori, alcuni benefici possono manifestarsi già con circa 75 minuti settimanali di attività moderata, la metà della soglia minima raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Demenza e declino cognitivo: le evidenze e i limiti

L’attività fisica è stata inoltre associata a un minor rischio di deterioramento cognitivo, demenza e malattia di Alzheimer. Gli autori richiamano uno studio randomizzato pubblicato nel 2011, nel quale l’esercizio aerobico aveva determinato un aumento del volume dell’ippocampo anteriore, regione cerebrale coinvolta nei processi della memoria. Lo studio aveva inoltre rilevato un miglioramento delle prestazioni mnemoniche.

Alla base di questi effetti vi sarebbero diversi meccanismi biologici. Tra questi, il cosiddetto asse muscolo-cervello: durante l’attività fisica, i muscoli rilasciano molecole, denominate miochine, che intervengono nei processi metabolici, infiammatori e neurotrofici coinvolti nella regolazione dell’umore e delle funzioni cognitive.

I ricercatori invitano tuttavia alla cautela nell’interpretazione dei risultati relativi alla prevenzione della demenza, poiché una parte importante delle evidenze deriva da studi osservazionali che non consentono di stabilire con certezza un rapporto causale.

Schizofrenia, possibili benefici anche sulle funzioni cognitive

Un’attenzione particolare viene riservata alle persone con schizofrenia e altri disturbi mentali gravi, spesso caratterizzate da elevati livelli di sedentarietà, patologie cardiometaboliche e mortalità precoce.

Secondo le meta-analisi esaminate, l’esercizio aerobico potrebbe migliorare le funzioni cognitive globali nei pazienti con schizofrenia, con possibili effetti positivi sulla memoria di lavoro, sull’attenzione e sulle abilità sociali. Un risultato potenzialmente rilevante, considerando la limitata efficacia dei trattamenti farmacologici disponibili sui deficit cognitivi associati alla malattia. “Nel caso della schizofrenia, l’esercizio fisico può agire contemporaneamente sui sintomi psichiatrici, sulla cognizione e sulla salute fisica, in una popolazione che presenta notevoli bisogni insoddisfatti in tutti e tre gli ambiti”, sottolinea Wong. “Tuttavia, i risultati relativi alla cognizione si basano su un numero limitato di studi di modesta entità, e sono necessari studi con una potenza statistica adeguata”.

Dalla raccomandazione alla prescrizione personalizzata

Secondo gli autori, tradurre queste evidenze nella pratica clinica significa definire programmi di attività fisica calibrati sulle condizioni e sulle capacità dei singoli pazienti.

L’Oms raccomanda agli adulti tra 150 e 300 minuti settimanali di attività aerobica moderata, oppure tra 75 e 150 minuti di attività intensa, associati a esercizi di rafforzamento muscolare almeno due giorni alla settimana.

Non tutti i pazienti, tuttavia, possono raggiungere immediatamente questi obiettivi. Per le persone fragili o con patologie che limitano il movimento può essere necessario un percorso graduale e supervisionato, preceduto, quando indicato, da una valutazione medica. Anche una breve passeggiata quotidiana o semplici esercizi da seduti possono rappresentare un punto di partenza, soprattutto nei pazienti con depressione, nei quali la riduzione dell’energia e della motivazione può ostacolare l’adesione ai programmi.

Il nodo dell’accessibilità

La prescrizione dell’attività fisica pone infine una questione organizzativa. Secondo i ricercatori, i medici dovrebbero valutare regolarmente i livelli di attività dei pazienti, collaborare con i servizi di assistenza primaria e fisioterapia e favorire l’accesso a programmi territoriali.

Senza interventi per superare le barriere economiche, sociali e logistiche, avvertono gli autori, il rischio è che la prescrizione dell’esercizio fisico finisca per accentuare le disuguaglianze nell’accesso alle cure.

Da qui il suggerimento a sostenere programmi comunitari finanziati, servizi di trasporto e collaborazioni con centri ricreativi e strutture territoriali, affinché l’attività fisica possa diventare una componente effettiva e sostenibile della presa in carico.

03 novembre 2026
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