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Morbillo. Bambino morto a New York: primo decesso in 30 anni. Hochul accusa l'amministrazione Trump, Ecco perché ha ragione

Un bambino non vaccinato è morto nella contea di Lewis, nello Stato di New York: è il primo decesso per morbillo in trent'anni. La governatrice Hochul accusa l'amministrazione Trump di aver indebolito le campagne vaccinali. La storia di questa morte non inizia oggi, né a New York.

03 NOV -

Un bambino è morto, una governatrice democratica attacca un presidente repubblicano, il morbillo torna a uccidere dopo trent'anni. La morte è avvenuta nello Stato di New York ed è il primo decesso per questa malattia in trent'anni. A renderlo noto è stata la governatrice Kathy Hochul. Il piccolo risiedeva nella contea di Lewis, nella parte settentrionale dello Stato, dove il morbillo si è diffuso nell'ultimo mese. "Come madre e come nonna, non riesco a immaginare cosa stia passando questa famiglia", ha dichiarato la Hochul, accusando l'amministrazione Trump di aver indebolito le campagne di vaccinazione negli Stati Uniti. Solo a New York sono stati diagnosticati oltre 160 casi e la governatrice ha dichiarato lo stato di emergenza il mese scorso.

I numeri nazionali

Al 29 ottobre i Cdc contano 4.852 contagi confermati, 479 ricoveri e 3 decessi, a cui ora si aggiunge il decesso del bambino di New York. Nell'ultima settimana si sono aggiunti 264 casi, con un incremento del 5,8% rispetto ai 4.588 confermati sette giorni prima. Quest'anno sono stati segnalati oltre 4.800 casi negli Stati Uniti, il numero più alto dal 1990.

Le vittime più giovani

Il 17% dei casi (766) ha riguardato bambini di età inferiore ai 5 anni, il 42% (1.914) persone tra i 5 e i 19 anni, il 41% (1.881) adulti di 20 anni o più. Il ricovero è stato necessario per il 10% dei casi (479 su 4.588), una quota che sale al 16% tra i bambini sotto i 5 anni.

La variabile decisiva: la vaccinazione

Ma quel bambino non è morto per sfortuna. È morto dentro una stagione politica precisa, in un Paese che aveva eliminato la malattia nel 2000 e che oggi conta oltre 4.800 casi, il numero più alto dal 1990.

Il 96% dei casi si è verificato tra persone non vaccinate o con stato vaccinale sconosciuto; solo il 2% aveva ricevuto una dose di MMR e un altro 2% due dosi. Quindi, il morbillo non è tornato perché il virus è cambiato, ma perché è diminuita la barriera che lo conteneva. E a indebolire quella barriera hanno contribuito anche anni di sfiducia nei vaccini, alimentata e legittimata ai più alti livelli della politica.
I volti di quella stagione sono Donald Trump e Robert F. Kennedy Jr., segretario alla Salute. Da anni, prima di entrare al governo, Kennedy si fa notare per alimentare dubbi sui vaccini. Da segretario ha fatto di più: ha trasformato quel dubbio in politica pubblica. Ad agosto Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone di somministrare il vaccino MMR in tre dosi separate, una misura senza base scientifica che, come hanno scritto sulla rivista BMJ tre tra i più autorevoli epidemiologi anglosassoni, "aumenterà la pressione sui servizi sanitari e, creando disagio nelle famiglie e seminando dubbi e confusione, ridurrà certamente la copertura vaccinale". È il segnale che le istituzioni, a partire dalla più alta, non credono fino in fondo in ciò che raccomandano.

Il resto lo dicono i numeri. Negli Stati Uniti la copertura vaccinale tra i bambini in età prescolare è scesa sotto il 95%, ovvero la cifra necessaria a impedire la trasmissione sostenuta, e in alcune comunità è ancora più bassa. Nello Stato di New York l'epidemia ha colpito duramente le comunità Amish e Mennonite, dove i tassi di vaccinazione sono tradizionalmente inferiori e dove è in corso da anni una battaglia legale con il Dipartimento della Salute statale proprio sull'obbligo vaccinale per i bambini delle scuole rurali.

Il morbillo trova quindi terreno fertile sia laddove la protezione vaccinale si indebolisce, sia per effetto di scelte individuali e collettive che la sfiducia alimentata dall'alto contribuisce a legittimare.

I Cdc contano solo i casi confermati e notificati dalle giurisdizioni, lasciando fuori le centinaia di contagi "probabili" che i dipartimenti statali gestiscono sul campo.

La morte del bambino di Lewis County è la conseguenza più estrema di questa scelta. Ma non è l'unica. In Pennsylvania, lo Stato più colpito, si contano oltre 1.300 casi e cinque decessi, mentre i Cdc federali ne riportano tre in tutto il Paese. C'è uno scarto tra i numeri federali e quelli statali che non è solo statistico: è politico.

È il segno di un’epidemia in cui persino la contabilità dei casi diventa terreno di scontro, con il rischio che, mentre si discute sui numeri, la risposta sanitaria venga ritardata o compromessa.

Hochul ha ragione a puntare il dito contro Washington. Ma quella di New York non è un'eccezione: è il punto di arrivo di una traiettoria. Un Paese che aveva sconfitto il morbillo, che aveva costruito una barriera collettiva fatta di vaccini, di fiducia nelle istituzioni, di una comunicazione pubblica coerente, si è trovato con un segretario alla Salute che ha passato anni a minare quella fiducia, e con un presidente che ha tradotto quella sfiducia in un ordine esecutivo. Il risultato è un bambino morto e altri bambini che potrebbero rischiare di morire se la rotta non cambia.

Quante altre volte dovremo riportare la notizia di una morte evitabile prima di ammettere che la disinformazione in materia di salute pubblica ha conseguenze inaccettabili?

03 novembre 2026
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