Dalla nuova Convenzione alla sfida dell'intelligenza artificiale, passando per la governance della spesa e le carenze di medicinali. Il presidente della Fofi traccia la rotta per una farmacia sempre più integrata nel Servizio sanitario nazionale.
La farmacia non è più solo il luogo dove si ritirano i farmaci. È un presidio sanitario di prossimità, sempre più integrato nel Servizio sanitario nazionale, capace di offrire servizi, prevenzione e accompagnamento al cittadino. A tracciare la rotta di questa trasformazione è Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (Fofi), che in questa intervista fa il punto sulla nuova Convenzione, sulla governance della spesa, sulle carenze di medicinali e sul ruolo che l'intelligenza artificiale potrà giocare nella professione. Senza dimenticare il cuore di tutto: il rapporto di fiducia tra farmacista e cittadino.
Presidente Mandelli, la nuova Convenzione con il Servizio sanitario nazionale è ormai una realtà. Dopo anni di attesa, si può dire che si sia chiusa una stagione?
Direi piuttosto che se ne è aperta una nuova. La Convenzione non rappresenta un punto di arrivo, ma l'inizio di una fase nella quale la farmacia viene finalmente riconosciuta per quello che è diventata in questi anni: un presidio sanitario di prossimità, sempre più integrato nel Servizio sanitario nazionale. Adesso la sfida è tradurre quel quadro normativo in una realtà concreta e uniforme su tutto il territorio nazionale.
La Farmacia dei servizi è ormai uscita dalla fase sperimentale. Quale deve essere il prossimo passo?
Dobbiamo consolidare il cambiamento. La pandemia ha modificato il rapporto tra cittadini e farmacia: milioni di persone hanno scoperto che il farmacista può offrire molto più della dispensazione del farmaco. Telemedicina, screening, vaccinazioni, educazione sanitaria sono ormai parte della quotidianità di molte farmacie italiane. Il passo successivo consiste nel rendere questi servizi strutturali, misurabili e sempre più integrati con la medicina territoriale.
Il futuro della sanità passerà davvero dal territorio?
Credo che non esista alternativa. L'invecchiamento della popolazione, l'aumento delle cronicità e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale impongono un cambio di paradigma. Gli ospedali devono concentrarsi sulla complessità, mentre tutto ciò che può essere gestito vicino al cittadino deve trovare spazio sul territorio. In questo scenario le farmacie italiane rappresentano una rete già esistente, distribuita in maniera capillare e caratterizzata da un patrimonio di fiducia costruito negli anni.
Aifa ha appena pubblicato i dati definitivi sulla spesa farmaceutica 2025. La spesa continua a crescere, soprattutto negli acquisti diretti. Come interpreta questi numeri?
I dati meritano una lettura equilibrata. Da un lato confermano quanto l'innovazione terapeutica stia cambiando profondamente la medicina; dall'altro evidenziano la necessità di ripensare gli strumenti di governo della spesa. Parlare soltanto di costi rischia di essere fuorviante. Bisogna ragionare sul valore prodotto dai farmaci, sulla loro capacità di migliorare la qualità della vita, ridurre ricoveri e garantire cure prima impensabili. La sostenibilità resta fondamentale, ma deve procedere insieme all'accesso all'innovazione.
Questo significa che è arrivato il momento di riformare la governance farmaceutica?
Credo che il tema sia ormai maturo. Il sistema attuale è stato costruito in un contesto profondamente diverso da quello odierno. Oggi servono strumenti che accompagnino l'innovazione, favoriscano la programmazione e semplifichino i processi decisionali. La governance non può limitarsi a rincorrere la spesa: deve diventare uno strumento capace di orientare il sistema verso appropriatezza, equità e sostenibilità.
Nei prossimi mesi il Governo sarà chiamato a costruire l'ultima legge di Bilancio della legislatura. Qual è la richiesta della professione?
Più che singole misure, chiediamo una visione. La sanità ha bisogno di programmazione e stabilità. Le professioni sanitarie possono contribuire a migliorare l'efficienza del sistema solo se inserite all'interno di un progetto di lungo periodo. Investire sulla prossimità non significa aumentare la spesa, ma utilizzare meglio le risorse esistenti, riducendo accessi impropri e favorendo la prevenzione.
Negli ultimi anni le carenze di medicinali sono diventate un fenomeno strutturale. Come si affronta questa sfida?
Le cause sono molteplici e spesso internazionali: difficoltà produttive, tensioni geopolitiche, approvvigionamento delle materie prime. Le farmacie rappresentano ogni giorno il punto di contatto tra queste dinamiche globali e i bisogni concreti dei cittadini. Per questo è necessario rafforzare il monitoraggio, migliorare la circolazione delle informazioni e costruire una filiera sempre più resiliente anche a livello europeo.
Anche l'intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nella pratica sanitaria. Quale impatto immagina per le farmacie?
L'intelligenza artificiale può rappresentare una straordinaria opportunità se rimane al servizio del professionista. Potrà supportare l'aderenza terapeutica, migliorare l'organizzazione delle attività, aiutare nell'analisi dei dati clinici e personalizzare alcuni percorsi assistenziali. Ma nessuna tecnologia potrà sostituire il rapporto di fiducia tra farmacista e cittadino. L'innovazione deve rafforzare la relazione umana, non impoverirla.
Le vaccinazioni in farmacia sono ormai una realtà consolidata. Dove può arrivare questo modello?
L'esperienza maturata dimostra che le farmacie possono contribuire in maniera significativa ad aumentare le coperture vaccinali e a diffondere una cultura della prevenzione. Il nostro auspicio è che questo modello continui a svilupparsi nel pieno rispetto delle competenze di tutte le professioni sanitarie e in stretta collaborazione con il Servizio sanitario nazionale. La prevenzione è il primo investimento sulla sostenibilità futura della sanità.
Che farmacia immagina per il 2030?
Immagino una farmacia sempre meno identificata da ciò che dispensa e sempre più riconosciuta per il valore sanitario che genera. Un luogo nel quale il cittadino entra non soltanto per ritirare una terapia, ma per essere orientato, seguito, informato e accompagnato lungo tutto il percorso di cura. La farmacia del futuro sarà il punto di accesso più vicino al Servizio sanitario nazionale, capace di coniugare innovazione tecnologica, competenze professionali e rapporto umano.
Che messaggio vuole lasciare ai giovani farmacisti che oggi iniziano la professione?
Vorrei dire loro che stanno entrando in una professione che non è mai stata così dinamica. Serviranno competenze scientifiche, digitali e relazionali sempre più avanzate, ma soprattutto servirà la capacità di lavorare insieme agli altri professionisti della salute. La farmacia italiana ha davanti una straordinaria opportunità: contribuire in maniera decisiva alla costruzione della sanità territoriale del futuro. È una responsabilità importante, ma anche un'occasione unica per dare ancora più valore al nostro ruolo al servizio dei cittadini.