L’indicazione è emersa dall’assemblea nazionale del 17 febbraio. I sindacati riconoscono alcuni miglioramenti normativi nella proposta di Federfarma ma giudicano insufficiente la parte economica, ritenuta non adeguata a valorizzare la professionalità.
Nuova mobilitazione all'orizzonte per i dipendenti delle farmacie private. Dopo lo "sciopero storico" del 6 novembre, un'altra astensione dal lavoro potrebbe concretizzarsi nella seconda metà di marzo. È quanto emerso dall'assemblea nazionale del 17 febbraio convocata dalle sigle confederali, che ha sancito l'interruzione della trattativa con Federfarma e l'avvio di nuove iniziative di protesta.
Al centro del braccio di ferro, il rinnovo contrattuale. Nell'ultimo incontro del 4 febbraio, l'associazione datoriale ha messo sul tavolo una nuova formulazione economica: 130 euro di aumento tabellare, 70 euro di indennità per il personale laureato e 20 euro legati alla contrattazione integrativa. Un totale dichiarato di 220 euro che, secondo i sindacati, "non garantisce un adeguato recupero del potere d'acquisto e non valorizza la professionalità", restando distante dalle richieste della piattaforma contrattuale.
Durante l'assemblea, i delegati hanno ripercorso i passaggi del negoziato, definito una "situazione negoziale complessa", chiarendo le ragioni che hanno portato a riattivare lo stato di mobilitazione. "Lo sciopero si terrà probabilmente nella seconda metà di marzo, anche se non c'è ancora una data precisa", hanno spiegato, precisando che sono state "avviate tutte le procedure".
Pur giudicando insufficiente la parte economica, i sindacati riconoscono alcuni elementi migliorativi sul piano normativo: maternità obbligatoria pagata al 100%, miglioramenti per la malattia grave, anticipo del Tfr, definizione del lavoro notturno, riduzione dei tempi per il livello Q3 e un protocollo sulla violenza di genere. Tuttavia, i delegati hanno sottolineato che "gli elementi favorevoli si fermano qui, perché il nodo centrale resta quello salariale".
Critiche specifiche sono state rivolte ai 70 euro di indennità per i laureati, che "non rappresentano salario vero perché includono la disponibilità ai servizi senza adeguato riconoscimento", mentre i 130 euro di aumento tabellare "devono essere riparametrati per livello".
Dall'assemblea è emerso anche il quadro di un settore in difficoltà. Si è parlato della "crisi della vocazione" e delle crescenti "difficoltà a trovare collaboratori", in un contesto già segnato dalla mobilitazione dello scorso novembre.
Nel corso degli interventi è stato ribadito che "la trattativa è stata interrotta, non rotta", lasciando aperto uno spiraglio al dialogo. Ma l'indicazione è chiara: rafforzare la mobilitazione e il coinvolgimento dei lavoratori.
Sono state annunciate assemblee territoriali e un cronoprogramma della mobilitazione, con l'invito all'unità tra i dipendenti. La data ufficiale dello sciopero verrà comunicata appena possibile.
L'agitazione riguarderà i lavoratori delle farmacie private su tutto il territorio nazionale, in un settore che conta migliaia di addetti e che rappresenta un presidio sanitario fondamentale per i cittadini.