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Ipertensione in gravidanza. In italiano le linee guida del Nice
I disordini ipertensivi in gravidanza rappresentano un rilevante problema di salute pubblica gestito ancora in maniera frammentata e subottimale, nonostante la loro frequenza e il rischio di preeclampsia che può anche essere fatale. Dalla Fondazione Gimbe la versione italiana delle linee guida del Nice britannico per la diagnosi e terapia dell’ipertensione in gravidanza per l’aggiornamento professionale e l’informazione alle donne. LE LINEE GUIDA TRADOTTE DA GIMBE.
14 GEN - L’ipertensione arteriosa in gravidanza rappresenta un rilevante problema di salute pubblica per donne e neonati, sia per la frequenza (interessa circa il 10% delle donne gravide) sia per la gravità, in quanto – se non correttamente diagnosticata e trattata – può determinare gravi conseguenze per la donna (es. ictus, mortalità materna e aumento del rischio cardiovascolare) e per il neonato (es. basso peso alla nascita, necessità di cure intensive neonatali).
 
La Fondazione GIMBE ha realizzato la sintesi in lingua italiana delle linee guida del National Institute for Health and Care Excellence(NICE), aggiornate a giugno 2019, già pubblicate nella sezione “Buone Pratiche” del Sistema Nazionale Linee Guida, gestito dall’Istituto Superiore di Sanità.
 
Le linee guida NICE formulano raccomandazioni su vari aspetti: dal trattamento dell’ipertensione cronica e gestazionale alle strategie per la diagnosi precoce della preeclampsia e al suo trattamento, inclusa la definizione delle tempistiche di un eventuale parto pre-termine. Inoltre, le linee guida affrontano le conseguenze a lungo termine dell’ipertensione in gravidanza, stimando sia la loro prevalenza in future gravidanze, sia il rischio cardiovascolare complessivo nel corso della vita.
 
“Di questa patologia si parla relativamente poco – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – spesso affrontando solo la punta dell’iceberg, ovvero la preeclampsia, già nota come gestosi, che complica circa il 5% delle gravidanze”.
 
Per massimizzare l’efficacia delle strategie preventive, invece, bisogna prendere in considerazione sia l’ipertensione cronica (diagnosticata prima della gravidanza o entro la 20a settimana di gestazione), sia quella gravidanza-correlata che include ipertensione gestazionale e preeclampsia, condizione a volte fatale.
 
Infatti, ricorda Gimbe, il Primo Rapporto sulla sorveglianza della mortalità materna documenta che i disordini ipertensivi della gravidanza sono al secondo posto tra le cause dirette di morte materna nel periodo 2006-2012 e al terzo posto nel periodo 2013-2017.
 
“Caratteristiche e storia naturale dell’ipertensione in gravidanza – sottolinea Cartabellotta – dimostrano che questa condizione, spesso sottovalutata e la cui gestione va oltre il periodo della gravidanza, viene trattata esclusivamente dal team ginecologico. Al contrario, le cure primarie devono giocare un ruolo chiave nella prevenzione, nel trattamento di prima linea e nel monitoraggio in gravidanza e dopo il parto”.
 
Per Gimbe è poi fondamentale il coinvolgimento dei medici di famiglia che devono saper gestire adeguatamente questa condizione e quando opportuno indirizzare la donna verso l’assistenza specialistica e monitorarla nel post partum, perché i disturbi ipertensivi in gravidanza aumentano sia il rischio di ipertensione in gravidanze successive, sia quello di patologie cardiovascolari a lungo termine.
 
“In tal senso - speicifica il presidente di Gimbe - è indispensabile un approccio multidisciplinare condiviso tra cure primarie, assistenza specialistica e ospedaliera guidato da percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali (PDTA) basati su linee guida di elevata qualità metodologica”.
 
“Le linee guida del NICE – puntualizza Cartabellotta – enfatizzano la necessità di un’adeguata e completa informazione alla donna, con la quale vanno condivise sia le opzioni terapeutiche dell’ipertensione in gravidanza e nel post partum (anche per non compromettere l’allattamento al seno), sia le adeguate strategie di prevenzione per ridurre il rischio di morbilità cardiovascolare a lungo termine”.
 
“Auspichiamo che la versione italiana di queste linee guida  – conclude Cartabellotta – rappresenti un’autorevole base scientifica per la costruzione dei PDTA regionali e locali, per la sensibilizzazione e l’aggiornamento dei professionisti sanitari, oltre che per una corretta informazione delle donne gravide rispetto al rischio di insorgenza di ipertensione e delle sue conseguenze precoci e tardive, e di quelle già ipertese che intendono affrontare una gravidanza”.
 
Le “Linee guida per la diagnosi e la terapia dell’ipertensione arteriosa in gravidanza” sono disponibili a: www.evidence.it/ipertensione-gravidanza.
14 gennaio 2020
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