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Infezioni. Rischio Mrsa e C. difficile è più elevato per gli allergici alla penicillina
L’allergia alla penicillina costringe chi ne soffre a ricorrere ad antibiotici a spettro più ampio, rendendosi così più vulnerabile a infezioni resistenti come Mrsa e quella provocata dal Clostridiun difficile. Tuttavia, molto spesso l’elevata ipersensibiltà alla penicillina viene scambiata per allergia
13 LUG - (Reuters Health) – I pazienti con documentata allergia alla penicillina presentano un rischio più elevato di contrarre l’infezione da Mrsa (Methicillin-Resistant Staphylococcus Aureus) e Clostridium difficile. È quanto emerge dai dati dello studio inglese Health Improvement Network (Thin) inglese.
“I pazienti classificati come allergici alla penicillina hanno avuto un rischio di Mrsa del 60% superiore e del 20% per il C. difficile – spiega Kimberly G. Blumenthal del Massachusetts General Hospital and Harvard Medical School di Boston – Abbiamo osservato che l’aumento dell’uso di antibiotici beta-lattamici rappresentava il 55% dell’aumento del rischio di Mrsa e il 35% per il C. difficile”. I risultati sono stati pubblicati online dal British Medical Journal.

La premessa
Sebbene molti pazienti con una documentata allergia alla penicillina non siano davvero allergici (non hanno cioè un’ipersensibilità immediata), evitano, anche su consiglio dei medici curanti, le penicilline a favore di antibiotici alternativi che spesso hanno uno spettro più ampio e maggiore tossicità. Questo può portare allo sviluppo di batteri resistenti ai farmaci, come l’Mrsa, e a infezioni legate all’assistenza sanitaria, come la colite associata al C. Difficile.

Lo studio
Blumenthal e colleghi hanno attinto al database Thin per le informazioni di oltre 64.000 pazienti con una documentata allergia alla penicillina, usando circa 237.000 persone di controllo. L’obiettivo era esaminare la relazione tra un’allergia alla penicillina appena registrata e il rischio di sviluppare Mrsa o C. difficile. Durante un periodo medio di follow-up di circa sei anni, i pazienti con allergia alla penicillina hanno avuto il 69% di probabilità in più di sviluppare Mrsa e il 26% per il C. difficile rispetto ai non allergici.

Rispetto al gruppo di controllo, i pazienti allergici hanno mostrato il 70% di probabilità in meno di vedersi prescrivere la penicillina, ma hanno ricevuto antibiotici macrolidici 4,15 volte più spesso, clindamicina 3,89 volte, fluorochinoloni 2,10 volte, tetracicline con un 75% di probabilità in più e antibiotici sulfamidici un 26% in più.

Chi ha ricevuto penicillina non ha fatto registrare un aumento significativo del rischio di Mrsa, ma ha avuto il 18% di probabilità in più di contrarre il C. difficile rispetto a chi non ha avuto penicillina.

Per contro, i pazienti che hanno ricevuto antibiotici macrolidici, clindamicina o fluorochinoloni hanno aumentato significativamente il rischio di sviluppare Mrsa e C. difficile. Più della metà dell’aumentato rischio di Mrsa e più dio un terzo di quello di C. difficile tra i pazienti con allergia alla penicillina è stato attribuito agli antibiotici somministrati in alternativa.

I commenti
“Quando i pazienti considerati allergici alla penicillina vengono sottoposti a test,  si scopre che più del 95% non è veramente allergico. Tuttavia, solo una minoranza dei pazienti considerati allergici viene testato – ha evidenziato Blumenthal – I medici dovrebbero prendere in considerazione test allergologici per pazienti con allergia alla penicillina, in particolare quelli che hanno ricevuto antibiotici alternativi. Negli Stati Uniti almeno due milioni di persone vengono infettate annualmente da batteri resistenti, con circa 25.000 morti a causa di queste infezioni. Il C. difficile è un’infezione costosa (negli Usa parliamo di 1-2 miliardi di dollari di costi medici diretti con oltre 150.000 dollari a caso) che colpisce ogni anno oltre mezzo milione di americani. Questo studio suggerisce che per gli allergici alla penicillina il rischio di Mrsa e C. difficile può essere in qualche modo modificabile attraverso cambiamenti nella prescrizione di antibiotici”.

Fonte: Bmj 2018

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)
13 luglio 2018
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