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Biosimilari. I reumatologi della Sir: “Tar ha riconosciuto la libertà prescrittiva. Respinto il tentativo di monopolio a danno dei pazienti”
I reumatologi avevano presentato ricorso contro la decisione di 5 Regioni (Piemonte, Valle d’Aosta, Lazio, Sardegna e Veneto) di unirsi per l’acquisto di un unico farmaco biosimilare. L’ordinanza respinge le istanze degli specialisti ma solo perché il giorno prima della discussione sono stati destinati fondi per l’acquisto dell’originator garantendo così la liberta prescrittiva del medico. Intanto, in corso a Rimini il 55° Congresso della Società Scientifica. L'ORDINANZA
23 NOV - Sembra essere arrivata a soluzione la querelle che aveva visto per protagonisti da una parte la Sir e dall'altra 5 regioni (Piemonte, Valle d’Aosta, Lazio, Sardegna e Veneto) che si erano accordate per bandire una gara sovraregionale per la fornitura di adalimumab, un farmaco biologico usato per malattie come l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica e il morbo di Crohn.
 
Per la Sir, la mancanza del farmaco originator avrebbe leso la libertà prescrittiva del medico. Poco prima della decisione del Tar Piemonte le regioni, con note di chiarimento, avevano indetto una procedura negoziata per l'acquisto del farmaco originator. Proprio in considerazione di ciò, il Tar, ritenendo non sussistesse più il rischio di una lesa libertà prescrittiva da parte del medico, ha respinto il ricorso della Sir che, in ogni caso, è riuscita così ad ottenere quanto richiesto.
 
“E’ stata salvaguardata la libertà di prescrizione del medico, aspetto per noi fondamentale come sancito dalla Costituzione. Abbiamo contrastato così un tentativo di monopolio inaccettabile. Questo grazie alla decisione dello scorso 20 novembre, proprio il giorno prima della discussione in aula, delle Regioni coinvolte di destinare una quota per l’acquisto del farmaco originator. Come Sir ora manterremo alta l’attenzione e vigileremo perché sia salvaguardata e garantita l’adeguatezza prescrittiva ai reumatologi di tutta Italia”, hanno commentato Luigi Sinigaglia e Mauro Galeazzi (presidente eletto e presidente uscente della Società Italiana di Reumatologia).
 
“Abbiamo deciso di rivolgerci alla giustizia amministrativa solo per tutelare le condizioni di salute dei pazienti - proseguono Sinigaglia e Galeazzi -. Per l’ennesima volta ribadiamo che noi siamo favorevoli all’uso di biosimilari che sono farmaci sicuri ed efficaci, ma non possiamo adbicare al principio della libertà e dell’adeguatezza prescrittiva che sarebbero venute meno in caso di un unico farmaco disponibile. Anche per questo vogliamo cercare un confronto con le Istituzioni locali per spiegare le nostre ragioni. Nelle prossime settimane come Sir partiremo con un tour nelle principali regioni italiane con una serie di incontri pubblici aperti a medici, clinici, rappresentanti delle autorità sanitarie e dei pazienti”.
 
“L’obiettivo sarà anche spiegare come i progressi terapeutici degli ultimissimi anni abbiano permesso una svolta radicale nella lotta alle malattie reumatologiche, grazie alla medicina di precisione – aggiunge Galeazzi -. Come nel caso dell’artrite reumatoide, una patologia grave ed invalidante che colpisce oltre 350mila italiani. Grazie alla messa a punto di nuovi biomarcatori possiamo conseguire una valutazione più precisa delle indicazioni e delle risposte terapeutiche. Gli specialisti quindi devono tenere conto non solo della tipologia del disturbo ma anche di altri aspetti”.
 
“L’artrite reumatoide, così come altre patologie, presenta diverse sfaccettature e i pazienti colpiti non possono essere considerati tutti uguali - sostiene Sinigaglia -. Se non viene trattata precocemente determina danni irreversibili alle articolazioni. La diagnosi tempestiva è uno degli elementi cruciali per rallentare il decorso della malattia. La medicina di precisione favorisce una rapida identificazione ma anche un trattamento più tempestivo e appropriato. Questo può avvenire grazie anche all’utilizzo di alcuni biomarker, come gli Acpa, che hanno un valore prognostico e di altri indicatori di potenziale risposta alla terapia”.
 
“Di fronte ad un’ampia varietà di casi da affrontare non può essere sufficiente una sola tipologia di farmaco - aggiunge Galeazzi -. I disturbi reumatologici presentano costi sociali rilevanti e ogni anno in Italia oltre 165mila assegni di invalidità sono elargiti per sostenere persone, d’ogni fascia d’età, colpite da malattie reumatologiche. Con la medicina di precisione si possono contrastare le disabilità e portare così vantaggi indiscutibili sia per il singolo paziente che per l’intera collettività. Infine, possiamo ottenere risparmi per il sistema sanitario nazionale grazie ad un uso più corretto delle terapie. Investire ed incentivare questo approccio è fondamentale se vogliamo riuscire a ottimizzare le risorse a nostra disposizione”.
 
Un'altra categoria di malati alla quale la SIR da sempre presta particolare attenzione nelle sue iniziative scientifiche ed educazionali sono le donne. A Rimini vengono presentati anche i risultati di alcuni progetti portati avanti dal Gruppo di Studio Medicina di Genere. “Abbiamo già coinvolto 50 donne e 19 diversi centri attivi su tutto il territorio nazionale - conclude Angela Tincani, Coordinatrice del Gruppo e Consigliere Nazionale Sir -. Prosegue anche la collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità con il quale è stato avviato da oltre un anno diverse iniziative. La popolazione femminile risulta la più colpita dai disturbi reumatologici a causa di una predisposizione genetica. Una delle sfide più importanti che abbiamo di fronte a noi è riuscire a capire i meccanismi e i processi di insorgenza delle malattie e del loro sviluppo”. 
23 novembre 2018
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