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Oms. Dalla sospetta peste in Russia all’Ebola in Africa: le emergenze sanitarie globali. Nuove iniziative su obesità, gravidanza e salute mentale

Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, fa il punto sulle principali sfide sanitarie internazionali. Ancora da chiarire il caso del tecnico di laboratorio morto in Russia. Nella Repubblica Democratica del Congo l’Ebola ha causato oltre 4.100 decessi, mentre un caso è stato segnalato in Kenya. Focus anche sulla crisi sanitaria a Gaza e sulle nuove strategie per la prevenzione e l’assistenza.

08 OTT -

Dalla sospetta peste polmonare in Russia all’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, fino alla crisi sanitaria nella Striscia di Gaza. Ma anche nuove strategie per contrastare l’obesità infantile, ridurre la mortalità materna e ripensare i servizi di salute mentale.

Sono questi i principali temi affrontati dal direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel corso del suo intervento di apertura alla conferenza stampa dedicata all’aggiornamento sulle principali emergenze sanitarie internazionali.

Un quadro che mette in evidenza, accanto alla necessità di rafforzare la sorveglianza e la risposta alle epidemie, l’urgenza di investire nella prevenzione, nell’accesso alle cure e nella tutela delle popolazioni più vulnerabili.

Sospetta peste polmonare in Russia: l’Oms chiede chiarimenti Resta ancora da chiarire il caso del tecnico di laboratorio dell’Istituto di ricerca anti-peste di Irkutsk, nella Federazione Russa, deceduto dopo un ricovero per una grave polmonite. Le prime notizie diffuse dai media il 2 ottobre avevano ipotizzato un’infezione da peste polmonare in seguito a una possibile esposizione accidentale in laboratorio.

“Abbiamo richiesto alla Federazione Russa ulteriori informazioni, in conformità con il Regolamento sanitario internazionale – ha spiegato Tedros –. Le autorità russe hanno riferito che nella regione di Irkutsk non sono stati recentemente registrati casi di peste e che circa 200 persone entrate in contatto con casi sospetti sono state poste in quarantena”.

L’Oms ha tuttavia chiesto ulteriori chiarimenti sugli esami di laboratorio effettuati sulla persona deceduta e sui suoi contatti, sulle ragioni delle misure di sanità pubblica adottate e sulle condizioni di salute delle persone coinvolte. Richiesta anche una verifica delle notizie relative a un secondo dipendente colpito da polmonite di origine indeterminata: “Poiché non disponiamo ancora di un quadro completo di questo evento, non siamo in grado di condurre una valutazione completa del rischio”, ha sottolineato il direttore generale, ribadendo che la condivisione tempestiva, completa e trasparente delle informazioni è essenziale per chiarire le segnalazioni contrastanti e valutare accuratamente i potenziali rischi per la salute pubblica. L’Oms ha inoltre offerto supporto tecnico in materia di peste, biosicurezza e biocontenimento dei laboratori.

Ebola, oltre 8.600 casi nella Repubblica Democratica del Congo. Un caso anche in Kenya Rimane critica la situazione dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, dove i casi confermati hanno raggiunto quota 8.665, con 4.178 decessi.

“In alcune zone si osservano chiari segnali di rallentamento dell’epidemia, mentre in altre continua a crescere”, ha spiegato Tedros, ricordando i progressi compiuti nel tracciamento dei contatti e nel coinvolgimento delle comunità, con circa 5 milioni di persone raggiunte dalle attività di sensibilizzazione.

Proseguono anche le sperimentazioni cliniche sulle terapie, che hanno coinvolto oltre 600 persone, mentre l’avvio della sperimentazione di un vaccino è previsto entro la fine del mese. “Questi progressi sono il risultato di un duro lavoro durato molti mesi, svolto dalle comunità e dai partner sotto la guida del governo – ha osservato –. Ma continuiamo ad affrontare sfide significative”.

La maggior parte dei decessi, ha ricordato il direttore generale, si verifica ancora nelle comunità anziché nei centri di cura, mentre il tracciamento dei contatti non ha raggiunto i livelli necessari. A complicare ulteriormente la risposta è la prolungata crisi umanitaria che interessa le aree colpite dall’epidemia, dove continuano a emergere nuovi focolai, anche in prossimità del confine con il Sud Sudan.

Preoccupazione anche per il caso segnalato in Kenya, relativo a un cittadino che aveva contratto l’infezione nella Repubblica Democratica del Congo e successivamente raggiunto Nairobi passando per Kampala, in Uganda. Il paziente, ricoverato e isolato all’arrivo, è deceduto. Le autorità keniote stanno monitorando 55 persone entrate in contatto con lui, compresi passeggeri e membri dell’equipaggio del volo. “Mi complimento con il governo keniota per la sua pronta azione e per aver segnalato il caso all’Oms nei tempi previsti dal Regolamento sanitario internazionale”, ha dichiarato Tedros, ribadendo che l’Organizzazione sconsiglia restrizioni generalizzate ai viaggi e al commercio, considerate meno efficaci rispetto allo screening, al tracciamento dei contatti e alle altre misure mirate di sanità pubblica. “La trasparenza dovrebbe essere premiata, non punita”.

Gaza, bisogni sanitari ancora enormi per quasi due milioni di persone

Nel ricordare il terzo anniversario degli attacchi del 7 ottobre contro Israele e il primo anniversario dell’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, Tedros ha richiamato l’attenzione sulla persistente emergenza sanitaria nella Striscia di Gaza.

“A un anno di distanza, la situazione sanitaria a Gaza rimane critica e i bisogni di quasi due milioni di persone sono enormi”, ha affermato il direttore generale, chiedendo un flusso costante e ininterrotto di forniture su larga scala, il ripristino dei servizi sanitari e l’apertura dei corridoi medici.

L’Oms ha inoltre ribadito la necessità che il cessate il fuoco venga rispettato e mantenuto, accompagnato da una pace duratura e da una soluzione politica.

Obesità infantile quadruplicata in 25 anni: le nuove linee guida Oms Tra le principali novità annunciate figura la pubblicazione delle prime linee guida Oms dedicate alla gestione dell’obesità nei bambini e negli adolescenti, una condizione la cui diffusione è aumentata rapidamente negli ultimi decenni.

“Negli ultimi 25 anni, la prevalenza dell’obesità tra bambini e adolescenti è quadruplicata, passando dal 2% all’8%. Attualmente, oltre 170 milioni di bambini e adolescenti in tutto il mondo convivono con l’obesità”, ha ricordato Tedros.

Le nuove raccomandazioni prevedono interventi strutturati sull’alimentazione, sui comportamenti e sull’attività fisica, affrontando anche il ruolo dei trattamenti farmacologici, della chirurgia bariatrica e dei dispositivi per la perdita di peso.

“La gestione dell’obesità dovrebbe andare oltre la semplice perdita di peso e mirare a migliorare la salute, la funzionalità e il benessere”, ha sottolineato il direttore generale, richiamando l’importanza della prevenzione. L’Oms continua infatti a sollecitare politiche che rendano un’alimentazione sana e l’attività fisica più accessibili ed economicamente sostenibili.

Salute materna, una nuova strategia contro preeclampsia e ipertensione L’Oms e i suoi partner hanno inoltre presentato una nuova tabella di marcia globale per affrontare i disturbi ipertensivi in gravidanza, compresa la preeclampsia.

“Queste condizioni sono responsabili di circa il 16% dei decessi materni a livello mondiale, con 42mila morti e oltre 500mila nati morti e decessi neonatali – ha ricordato Tedros –. In numerosi Paesi le donne non hanno ancora un accesso affidabile alla misurazione della pressione arteriosa, agli esami diagnostici e ai farmaci essenziali. A queste difficoltà si aggiungono sistemi di riferimento inadeguati, carenza di personale sanitario qualificato e servizi ostetrici di emergenza limitati, che possono ritardare ulteriormente le cure salvavita”.

La nuova strategia punta a colmare il divario tra la portata del problema e la disponibilità di farmaci per prevenire o trattare la preeclampsia, accelerando gli investimenti coordinati e l’innovazione per garantire che gli interventi già disponibili e le future soluzioni terapeutiche raggiungano le donne e i bambini che ne hanno maggiormente bisogno.

Salute mentale, superare l’istituzionalizzazione e rafforzare l’assistenza nelle comunità In vista della Giornata mondiale della salute mentale del 10 ottobre, l’Oms ha infine annunciato una nuova guida pratica per accompagnare i Paesi nella trasformazione dei servizi di assistenza.

“Quest’anno la nostra attenzione si concentra sull’esperienza vissuta dalle persone con problemi di salute mentale, in particolare da coloro che hanno ricevuto cure istituzionali – ha spiegato Tedros –. Spesso queste persone vengono escluse dalle decisioni relative alla progettazione e alla riforma dei sistemi di salute mentale. Molti vengono ricoverati involontariamente in ospedali psichiatrici per mesi, anni o persino decenni, isolandoli dal mondo esterno”.

La nuova guida intende sostenere il passaggio da modelli basati sull’assistenza istituzionalizzata a servizi centrati sulla persona e radicati nelle comunità, nel rispetto dei diritti e delle scelte individuali. Un cambiamento che, secondo l’Oms, deve partire dal coinvolgimento diretto delle persone interessate nella progettazione e nella riforma dei sistemi di salute mentale.

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