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Sul futuro della farmacia una visione comune per Fofi e Federfarma
Convegno nazionale a Torino sul nuovo modello di convenzione e remunerazione per la farmacia. Il sottosegretario alla Salute Luca Coletto si è impegnato a tradurre le indicazioni uscite dal convegno nel Patto per la Salute e ha confermato come "la farmacia di comunità debba essere uno dei pilastri su cui si basa il Servizio sanitario del futuro".
20 MAG - Difficile dare conto del dettaglio di tutti gli interventi, ma molto semplice dare conto dell’unità tra Fofi e Federfarma nell’analisi e nella strategia per l’evoluzione della farmacia italiana, così come è emersa nel corso del convegno nazionale “Un nuovo modello di convenzione e remunerazione per la farmacia”, che si è svolto a Torino domenica scorsa 19 maggio. 
 
La scelta del capoluogo piemontese è tutt’altro che casuale: è in questa Regione che, grazie alla sinergia tra la rappresentanza professionale e l’associazione dei titolari, ha mosso i primi passi lo sviluppo della farmacia di comunità come presidio polifunzionale integrato nel Ssn, prefigurato nel Documento Federale sulla professione presentato dalla Fofi nel 2006. 
 
Lo ha ricordato nell’intervento di apertura della prima delle tre tavole rotonde Mario Giaccone, presidente dell’Ordine di Torino, tesoriere della Fofi e consigliere regionale, descrivendo i diversi progetti realizzati nell’ambito sia del supporto all’aderenza terapeutica sia della prevenzione e dell’educazione sanitaria. Progetti, ha ricordato il presidente di Federfarma Piemonte, Massimo Mana, resi possibili da un intenso lavoro di coinvolgimento dei titolari e dei collaboratori delle farmacie piemontesi, e dalla consapevolezza che per ottenere un ritorno fosse cruciale investire tempo e risorse in quella che ha paragonato a una start-up. 
 
Una consapevolezza, che ha incontrato anche un atteggiamento aperto e costruttivo da parte dell’Amministrazione regionale. La condivisione di questa prospettiva per la farmacia di comunità, è emerso dalle parole del presidente della Fofi, Andrea Mandelli, e del presidente di Federfarma Marco Cossolo, è oggi una realtà livello nazionale, un vantaggio fondamentale in una fase cruciale come quella attuale. E questo tema è stato affrontato nella seconda tavola rotonda, dedicata ai tavoli ministeriali, animata per Federfarma da Marco Bacchini, del direttivo nazionale, e dal segretario Roberto Tobia e, per la Federazione, dal vicepresidente Luigi D’Ambrosio Lettieri e dal Segretario Maurizio Pace
 
D’Ambrosio Lettieri ha fatto il punto sull’ultimo sviluppo in tema di farmacia dei servizi, ovvero l’avvio del lavori del Tavolo voluto dal Ministero della salute per stabilire quali servizi attivare, e con quali modalità, nell’ambito della sperimentazione del nuovo modello in nove Regioni, finanziata con 36 milioni di euro nella Legge di Bilancio 2018. Un lavoro che è la premessa, ha detto il vicepresidente della Fofi, anche all’ottenimento di positivi risultati nei tavoli in seno al rinnovo della Convenzione e che ha già individuato nelle funzioni di front office (come il CUP) e nei servizi cognitivi gli aspetti centrali.
 
Orientamento confermato da Marco Bacchini per quanto riguarda le trattative di rinnovo. Bacchini ha infatti ricordato come l’Atto di indirizzo licenziato nel 2017 dal Comitato di settore Regioni-Sanità  parlasse espressamente di presa in carico del paziente, formula che ricomprende tutti questi aspetti. E se la Convenzione disegna il ruolo operativo della farmacia per i prossimi anni, il tavolo della remunerazione dovrà quantificare il valore delle nuove funzioni della farmacia. Maurizio Pace ha tenuto a evidenziare due aspetti: la farmacia dei servizi dovrà garantire prestazioni uniformi e di qualità su tutto il territorio, ma a questo dovranno corrispondere una remunerazione altrettanto omogenea e anche un riflesso sulla tematica previdenziale, dal momento che di prestazioni professionali si parla. 
 
Roberto Tobia, malgrado la complessità del tema si è detto ottimista sulla possibilità di giungere a una definizione adeguata di questo capitolo. Ma questo richiede una diversa remunerazione anche della dispensazione dei farmaci a carico dell’Ssn che nelle farmaci più piccole e nelle rurali, quelle cha già di fatto prendono in carico il paziente, rappresenta oltre il 60 per cento del fatturato, con punte del 68 per cento al Sud come spiegato dalla presidente del Sunifar, Silvia Pagliacci, nel corso della terza tavola rotonda. Non è pensabile, ha efficacemente riassunto Marco Cossolo, che la dispensazione in regime di Ssn serva a generare traffico nella farmacia, libera poi di proporre altri servizi e prodotti magari estranei alla sua vocazione sanitaria, perché quella è la via imboccata in tutto il mondo dalle società di capitali. 
 
Su un aspetto metodologico ha insistito Mario Giaccone: nel valorizzare e remunerare le prestazioni del farmacista occorre abbandonare la “logica dei silos” e ha fatto un esempio “di scula”: aumentare la compliance del paziente può anche comportare un aumento della spesa farmaceutica, ma questo va commisurato al risparmio in termini di minori ricoveri, di minori prestazioni ad alto costo. 
 
A questa tavola rotonda partecipavano anche Antonio Brambilla, Direttore generale dell’Asl di Alessandria, Loredano Giorni, responsabile del Settore farmaceutico della Regione Piemonte e il Sottosegretario alla Salute Luca Coletto
 
In linea con le esperienze della Regione, Brambilla ha fatto presente come l’attribuzione alla farmacia di nuove funzioni non debba necessariamente discendere dalla Convenzione, ma possa originare anche sul territorio, in base a necessità particolari. Loredano Giorni ha posto l’accento, non per la prima volta, sul ritardo con cui il nuovo modello della farmacia è arrivato sul tavolo rispetto ai fattori, come la Legge 405 sulla distribuzione ausiliaria, che hanno nel tempo minato la sostenibilità economica della rete delle farmacie, e di come ora non sia pensabile di rimediare in tempi brevi a questa situazione. 
 
Facile replicare, però, come ha fatto Marco Cossolo, che quello che si può e si deve fare subito è cominciare a intervenire su questa situazione. Andrea Mandelli ha riaffermato con forza che il rapporto con il Servizio sanitario è fondamentale non per puntellare la farmacia come attività commerciale, ma per consentire al farmacista di essere un professionista della salute e questo è incompatibile innanzitutto con un prezzo medio della confezione rimborsata che oggi è pari pari a poco più del prezzo di un caffè. 
 
Mandelli ha poi elencato i tre aspetti che è indispensabile affrontare per consentire al farmacista di comunità di essere realmente quel presidio sanitario oggi indispensabile al nuovo modello di sanità e alla più efficacie tutela della salute. Il primo è il ritorno degli innovativi sul territorio, il secondo è la questione dell’ingresso dei capitali nella proprietà delle farmacie, che così come articolata oggi è di fatto una legittimazione degli oligopoli. Infine, risolvere il tema della vendita di farmaci negli esercizi di vicinato. La mattinata si è chiusa con l’intervento del Sottosegretario Coletto, che si è impegnato a tradurre le indicazioni uscite dal convegno nel Patto per la Salute e ha confermato come la farmacia di comunità debba essere uno dei pilastri su cui si basa il Servizio sanitario del futuro: non più centrato sull’ospedale ma su una rete di servizi centrata sul paziente, attenta alla cronicità e alla fragilità, efficace e sostenibile e soprattutto, informato al concetto di universalismo sancito dalla stessa Costituzione. 
 
Un quadro sicuramente condiviso da tutti i relatori così come dalla platea gremita, che ha seguito con attenzione e partecipazione i lavori, tributando un applauso caloroso a quello che è stato indicato come il padre di questo modello piemontese di collaborazione tra le componenti della professione: il presidente emerito di Federfarma Torino, Luciano Platter.
20 maggio 2019
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