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Sperimentazione su macachi. Grillo alla Lav: “Approfondiremo se è tutto in regola”
Ad una settimana dallo scoppio della polemica tra la Lega anti vivisezione e l'Università di Torino scende in campo anche il ministro della Salute. Tutto è iniziato da una petizione lanciata dalla Lav per chiedere di bloccare la sperimentazione sui macachi, prevista dall’Università di Torino presso l’Ateneo di Parma, "che renderà ciechi gli animali". La replica dell'Ateneo: "Il progetto ha una ricaduta clinica diretta per la salute umana, e gli animali non saranno resi ciechi".
13 GIU - Scoppia la bagarre intorno al caso di una sperimentazione su dei macachi che verrà condotta dall'Università di Torino. Nei giorni scorsi la Lega anti vivisezione aveva lanciato una petizione che in pochi giorni ha raccolto oltre 130.000 firme per chiedere al ministro della Salute Giulia Grillo di "fermare immediatamente la sperimentazione 'Lightup - Turning the cortically blind brain to see'  sui macachi, prevista dall’Università di Torino presso l’Ateneo di Parma, che renderà ciechi gli animali".
 
Sempre nei giorni scorsi, alle accuse della Lav aveva così replicato l'Università di Torino in una nota: "Il progetto Lightup - cui si riferisce la petizione - è stato approvato e finanziato dallo European Research Council, l'Ente di ricerca più prestigioso e rigoroso a livello europeo. Tutte le procedure e gli aspetti etici sono stati vagliati e autorizzati prima dal Comitato Etico dell'Unione Europea, poi dai comitati etici e dagli organismi per la tutela del benessere animale delle Università di Torino e Parma, e infine dal Ministero della Salute. Al progetto è stato riconosciuto un valore 'traslazionale', ovvero ha una ricaduta clinica diretta per la salute umana. Il suo obiettivo ultimo è infatti di validare procedure riabilitative che permettano il recupero della vista a pazienti ciechi in seguito a una lesione al cervello".
L’Università di Torino precisa che prima di proporre la riabilitazione ai pazienti e in accordo alle normative internazionali sulla sperimentazione clinica, è però necessario che i meccanismi neurali alla base del recupero della vista siano studiati sull’animale, e le procedure riabilitative valutate rispetto alla loro efficacia e sicurezza. "Non corrisponde al vero l’affermazione riportata dalla petizione per cui 'lo studio verrà condotto contemporaneamente, e non dopo, anche su volontari umani'. In questa fase, lo studio su pazienti volontari si limita a caratterizzare gli effetti della lesione senza operare alcun intervento attivo. Tutti gli organismi di valutazione etica e scientifica che hanno esaminato il progetto hanno infatti confermato che per raggiungerne gli obiettivi clinici per la cura sull’Uomo, la sperimentazione animale è indispensabile. Gli stessi organismi indipendenti hanno anche convenuto che i macachi sono l’unica specie utilizzabile. A differenza di altre scimmie meno evolute, l’organizzazione cerebrale del loro sistema visivo è la più comparabile a quello umano, consentendo così di estendere i risultati e le applicazioni cliniche direttamente all'Uomo".

"Contrariamente a quanto riportato nel testo della petizione e ripreso da alcune testate giornalistiche, gli animali non verranno resi ciechi. Sarà invece prodotta una macchia cieca, circoscritta ad una zona di pochi gradi del loro campo visivo e limitata ad un solo lato (destro o sinistro). Come hanno dimostrato numerosi studi precedenti, questa operazione ha un impatto minimo e l’animale resterà in grado di vedere e spostarsi normalmente nell'ambiente, alimentarsi ed interagire con i propri simili. Inoltre, il cervello non è un organo sensibile e non ha recettori per il dolore", conclude l'Ateneo.

Infine oggi, in serata, è così intervenuto sul tema lo stesso ministro Grillo: “Nel caso della sperimentazione sui macachi all'Università di Torino, l'autorizzazione è stata rilasciata per via amministrativa. Il mio desiderio è quello di vederci chiaro e, per questo, ho chiesto agli uffici del ministero di verificare che siano stati compiuti tutti gli approfondimenti previsti dalla normativa. La tutela degli animali è una delle missioni che mi sono posta fin dall'inizio del mio incarico. Per questo sto lavorando per cercare di migliorare il quadro normativo attuale anche insieme alle associazioni e ai parlamentari, impegnandomi a far rispettare le leggi che ne tutelano il benessere, valorizzando i controlli da parte dei Carabinieri dei Nas".
 
"Dobbiamo tenere conto del sistema di regole in cui ci muoviamo: possiamo migliorarle, e abbiamo il dovere di esigerne il pieno rispetto, ma non possiamo eluderle. Con questo proposito ho provveduto a ridare operatività e un ruolo più incisivo al Tavolo per i metodi alternativi alla sperimentazione animale, valorizzando il ruolo delle associazioni, e a promuovere altre iniziative di dettaglio, come per esempio, il progressivo abbandono delle gabbie negli allevamenti”, conclude il ministro. 
13 giugno 2019
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