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Ci sono o no i tagli alla sanità? Il fondo cresce, ma resta poco per gli investimenti. E pesano gli 1,2 mld in sospeso per gli ospedali
La spesa sanitaria in termini nominali possiamo dire che è cresciuta, passando dai 128,8 miliardi del 2023 ai 134,7 miliardi del 2024. C’è però da aggiungere che, di questo incremento, 2 miliardi erano già previsti dalla manovra precedente e il resto viene sostanzialmente tutto eroso dagli accantonamenti per i rinnovi contrattuali del personale e per il finanziamento della sanità privata al fine di contrastare il fenomeno delle liste d’attesa. Resta poi aperta la polemica con le Regioni che lamentano un taglio 1,2 mld per l’ammodernamento degli ospedali con il nuovo decreto Pnrr
08 APR -

La spesa sanitaria è stata tagliata. No, la spesa sanitaria non è mai stata così alta. Il finanziamento del Ssn nei giorni scorsi è tornato ancora una volta al centro del dibattito politico con le polemiche tra maggioranza e opposizione. Ma come stanno davvero le cose? La spesa sanitaria in termini nominali possiamo dire che è cresciuta, passando dai 128,8 miliardi del 2023 ai 134,7 miliardi del 2024. C’è però da aggiungere che, di questo incremento, 2 miliardi erano già previsti dalla manovra precedente e il resto viene sostanzialmente tutto eroso dagli accantonamenti per i rinnovi contrattuali del personale e per il finanziamento della sanità privata al fine di contrastare il fenomeno delle liste d’attesa. Resta poi aperta la polemica con le Regioni che lamentano un taglio 1,2 mld per l’ammodernamento degli ospedali con il nuovo decreto Pnrr.

Ma proviamo a procedere con ordine aiutandoci con la nuova relazione della Corte dei Conti che, appena una settimana fa, ha fatto il punto della situazione.

I dati sul Ssn pubblicati con la Nota di aggiornamento al Def 2023 (deliberata dal Consiglio dei Ministri il 27 settembre 2023) presentano, per lo scorso anno, “un valore di spesa pari a 134,7 mld, inferiore di 1,3 mld rispetto alle stime contenute nel Def 2023 trasmesso al Parlamento in aprile (136,0 mld), con una crescita percentuale sull’anno precedente rivista in ribasso dal 3,8 al 2,8%, sostanzialmente per il rinvio al 2024 degli oneri per il rinnovo dei contratti della dirigenza medica relativi al triennio 2019-2021. Secondo le stime del Def 2023, al lordo di tali rinnovi contrattuali, nel 2023 la spesa per i redditi da lavoro dipendente avrebbe dovuto crescere del 4,5% rispetto all’anno precedente, pari, in valore assoluto, a + 1,8 miliardi (42,2 miliardi in totale): un incremento ipotetico di spesa nominale sostanzialmente nullo in termini reali, poiché pari al tasso di inflazione misurato, per il medesimo anno, dal deflatore del Pil (4,5%)”, spiegano i giudici contabili.

Quanto alla situazione in prospettiva, “per il triennio 2024-2026, le previsioni della Nadef 2023 per il Ssn, non delineando gli andamenti programmatici, ma solo quelli tendenziali a legislazione vigente, disegnano una riduzione della spesa sanitaria in termini di Pil, che declinerebbe, nel periodo 2023-2026, dal 6,6 al 6,1%, collocandosi già dal 2024 al 6,3%, al di sotto del valore del 2019 (6,4%)”, spiega la Corte dei Conti.

“Tuttavia - prosegue la relazione - integrando tali previsioni con le disposizioni approvate con la Legge di bilancio 2024 che incrementano il fabbisogno sanitario nazionale standard dell’anno in corso di 3 miliardi (e mediamente di 4,1 mld in ciascun anno del biennio 2025/2026), di cui 2,3 mld destinati al finanziamento del rinnovo contrattuale della dirigenza medica e sanitaria per il triennio 2022-2024, la curva discendente verrebbe attenuata: la spesa sanitaria di competenza del 2024 ammonterebbe a 135,9 miliardi, ossia 3 miliardi in più rispetto alle previsioni dell’autunno scorso, con un’incidenza sul Pil nominale tendenziale che crescerebbe dal 6,2 al 6,4%, pari, quindi, a quella del 2019”.

Come anticipavamo, oltre che al finanziamento del rinnovo dei contratti del personale sanitario, gli incrementi del fabbisogno sanitario nazionale standard (deliberati con la Legge di bilancio per il 2024) prevedono risorse specificamente destinate al recupero delle liste d’attesa (280 milioni per ciascun anno del triennio, destinati a finanziare gli incrementi delle tariffe orarie per le prestazioni aggiuntive del personale medico e del comparto sanità), per i nuovi Lea (50 milioni di euro nel 2024, e 200 dal 2025), ed infine, per la sanità territoriale (250 milioni di euro nel 2025, e 350 dal 2026), al fine di sostenere “l’implementazione degli standard organizzativi, quantitativi, qualitativi e tecnologici ulteriori rispetto a quelli previsti dal Pnrr”. Vista la elevata inflazione del triennio 2022/2024, spiega la Corte dei Conti, “resta da verificare se, il pur importante incremento di risorse deliberato con la Legge di bilancio 2024, oltre a far fronte agli oneri per il rinnovo dei contratti del personale dipendente e all’ulteriore finanziamento delle misure miranti al recupero delle liste d’attesa, offra anche margini finanziari adeguati a sostenere quegli incrementi di spesa corrente connessi all’attuazione dei piani di sviluppo dell’assistenza territoriale, previsti dai programmi della Missione 6 del Pnrr”.

Nel confronto internazionale prendendo a riferimento l’anno 2022, la spesa sanitaria pubblica italiana, pari a circa 131 miliardi, risulta ridotta rispetto ai 423 della Germania e ai 271 della Francia. A parità di potere d’acquisto, la spesa italiana pro capite risulta meno della metà di quella della Germania. "Nel biennio della pandemia, 2020-2021, la spesa sanitaria pubblica è aumentata, in valore cumulato, del 15,5% in Italia, un incremento molto superiore al decennio precedente, ma inferiore a quello registratosi in Francia (+19,2%), Germania (18,4%), e Regno Unito (+28,6%). L’incidenza della spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil è stata pari al 6,8%, superiore di un decimo di punto a quella del Portogallo (6,7%) e di 1,7 punti rispetto alla Grecia (5,1%), ma inferiore di ben 4,1 punti a quella tedesca (10,9%), di 3,5 punti a quella francese (10,3%), e inferiore di mezzo punto anche a quella spagnola (7,3%)”, si spiega nella relazione.

C’è infine da segnalare come, ormai da settimane, le Regioni siano sul piede di guerra contro sul Dl Pnrr di recente pubblicato in Gazzetta Ufficiale in cui vengono dirottati 1,2 miliardi del Piano nazionale complementare sul fondo per l’edilizia sanitaria (ex art. 20 Legge 67/88) per il riammodernamento degli ospedali e l’adeguamento antisismico. In sostanza il Governo ha espunto il finanziamento dai fondi del Pnc e per fare i lavori ha imposto alle Regioni di utilizzare i fondi per l’edilizia sanitaria. Il punto è che non è facile dirottare i soldi freschi del PNC con le risorse in conto capitale dell’ex art. 20 perché è tutto da dimostrare che questi fondi sull’edilizia sanitaria ci siano effettivamente anche perché in molti casi queste risorse, anche se non spese, sono già state programmate e andrebbe fatta una ricognizione regione per regione. Inoltre, quelli dell'art. 20 non sono soldi disponibili in cassa ma risorse in conto capitale.

Una partita, quest’ultima, ancora tutta aperta e che potrebbe segnare qualche svolta nei prossimi giorni nel corso del proseguo degli esame degli emendamenti a questo decreto in commissione Bilancio.

Giovanni Rodriquez

08 aprile 2024
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