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Ogni nuova farmacia aperta previene 17 ricoveri in ospedale. Per lo Stato un risparmio da circa 90 milioni di euro l’anno. Lo studio della Banca d’Italia
La spesa media mensile per le dimissioni mediche nell'intero periodo di osservazione per 1.000 residenti è di poco superiore a 10 mila euro, che si traduce in una spesa annua pro capite di 120,66 euro; di conseguenza, viene stimato un risparmio pari a 1,57 euro pro capite all'anno, per un totale di poco più di 90 milioni di euro all’anno. Questo il dato emerso da uno studio della Banca d'Italia che ha misurato gli effetti delle nuove aperture di sedi farmaceutiche registratesi a seguito della legge Cresci Italia del 2012. LO STUDIO
29 NOV -

Con la legge Cresci Italia (27/2012) l'Italia ha imposto l'apertura di nuove sedi farmaceutiche, determinando un aumento di circa l'8% del numero di farmacie presenti sul nostro territorio. Questo incremento ha ridotto la spesa pubblica per i ricoveri medici dell'1,3%. Ma non solo, l'aumento del numero di farmacie ha ridotto anche i ricoveri medici di circa 25,5 mila unità (17 ricoveri in meno per ogni nuova farmacia), consentendo al governo di spendere circa 90 milioni di euro in meno per i ricoveri ogni anno (il costo medio di un ricovero medico è di 3,5 mila euro).

Questo quanto emerge da uno studio della Banca d'Italia condotto da Andrea Cintolesi e Andrea Riganti.

L'ipotesi di studio, confermata dai dati, è che dunque i ricoveri meno gravi, trattati in ospedale essenzialmente con farmaci, possano essere prevenuti o abbreviati da un più tempestivo accesso ai servizi e ai prodotti farmaceutici. Questi risultati dimostrano che le limitazioni al numero di farmacie hanno importanti ricadute sulla spesa pubblica.

La spesa media mensile per le dimissioni mediche nell'intero periodo di osservazione per 1.000 residenti è di poco superiore a 10 mila euro, che si traduce in una spesa annua pro capite di 120,66 euro; di conseguenza, viene stimato un risparmio pari a 1,57 euro pro capite all'anno, per un totale di poco più di 90 milioni di euro all’anno. A conferma dell’analisi si fa poi notare come le spese per i ricoveri chirurgici, che difficilmente vengono trattati con farmaci venduti in farmacia, non cambiano in concomitanza con l'aumento del numero di farmacie.

L'effetto sulla spesa per i ricoveri medici è eterogeneo tra le varie specialità. La spesa per i ricoveri medici relativi a malattie del sistema nervoso, digestivo e muscolo-scheletrico diminuisce rispettivamente di 3,2, 3,6 e 5,8 punti percentuali. L'effetto sulle spese associate alle malattie del sistema respiratorio è negativo, ma non è statisticamente significativo. Non diminuisce invece la spesa per i ricoveri medici relativi alle malattie del sistema cardiocircolatorio. Infine, le spese per altri ricoveri diminuiscono di 2,2 punti percentuali. Anche in questo caso, gli effetti sono forti e significativi solo per i ricoveri medici urgenti.

Un aumento delle farmacie rende più disponibili i farmaci e i pazienti possono ricevere trattamenti che evitano la necessità di un ricovero ospedaliero (effetto di sostituibilità). Tuttavia, si spiega come le farmacie possano anche abbreviare la permanenza dei pazienti negli ospedali, migliorando le loro condizioni al momento dell'arrivo o agendo come unità primaria di informazione che indirizza i pazienti verso gli ospedali prima di quanto farebbero altrimenti (effetto prevenzione ed effetto informazione).

In Italia si registrano 3,86 ricoveri medici mensili ogni 1.000 residenti; pertanto, una riduzione dell'1,1% corrisponde a circa 2.500 ricoveri in meno ogni mese. Dato che il numero di nuove farmacie è leggermente inferiore a 1.500, una nuova farmacia evita 1,7 ricoveri al mese. Considerando l'elevata affluenza alle farmacie, gli autori dello studio ritengono che questo effetto sia ampiamente attendibile: "L'effetto di una singola farmacia è piuttosto piccolo, ma poiché le nuove aperture sono numerose, l'effetto aggregato si somma a un risultato considerevole".

Questa riduzione dei ricoveri medici, inoltre, non è attribuibile a un aumento del consumo di farmaci. Il fatto che la spesa per i farmaci non cambi sembra indicare che il canale informativo rappresentato dalle farmacie sia quello più plausibile per spiegare questo effetto.

Questi risultati, spiegano gli autori, "sono determinati da una riduzione della spesa per i ricoveri medici e sono nulli per un gruppo di controllo di ricoveri chirurgici, che sono più complessi e meno trattabili in farmacia". Le condizioni di salute delle persone e la spesa aggregata sembrano quindi trarre vantaggio da un maggior numero di farmacie aperte.

"Mentre molta attenzione è stata dedicata agli effetti della liberalizzazione focale sui prodotti OTC, questo studio dimostra che l'aumento del numero di farmacie genera guadagni di benessere derivanti da migliori condizioni di salute e da una diminuzione della spesa aggregata. A questo proposito, un numero maggiore di farmacie, condizionato a standard di qualità che in molti Paesi sono valutati separatamente attraverso esami specifici per i farmacisti, sembra auspicabile", conclude lo studio.

Giovanni Rodriquez

29 novembre 2022
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