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Schillaci: “Con cauto ottimismo iniziamo a guardare al futuro e a lasciarci la pandemia ormai alle spalle”
18 MAR -

“Avendo come faro sempre l’articolo 32 della Costituzione, siamo impegnati a curare le ferite inferte dal coronavirus per rendere più resiliente il Servizio Sanitario Nazionale e superare disuguaglianze ancora esistenti.  Il Covid ha insegnato che per rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale si deve investire in via prioritaria sul personale valorizzandolo sia in termini di trattamento economico che professionale, rendendo la sanità pubblica più attrattiva”. Lo ha detto il Ministro della Salute, Orazio Schillaci a Bergamo in occasione della Terza Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia da Coronavirus

L’intervento integrale del Ministro della Salute:

Buongiorno, saluto il sindaco, il ministro Crosetto, tutte le autorità presenti e soprattutto la comunità di Bergamo e della sua provincia. Una comunità cui tutta Italia si stringe in questa terza Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia da Coronavirus.

Questa città è diventata, purtroppo, il simbolo della sofferenza e della letalità di un virus che ha colpito e devastato tutto il mondo. L’Italia è stata la prima in Occidente a essere colpita da un virus sconosciuto, pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane.

Abbiamo perso familiari, amici, conoscenti. Ma anche molti professionisti sanitari e sociosanitari che hanno combattuto contro il Covid19 fino allo stremo delle forze, fino al sacrificio della vita. Con uno sforzo immane e abnegazione, medici, infermieri, operatori sociosanitari, giorno e notte, si sono prodigati per assistere i malati di Covid19. Sono stati celebrati come eroi del Covid e in effetti continuano ad esserlo con discrezione ogni giorno, in tutti gli ambiti in cui hanno cura di noi. Per questo fa male quando subiscono aggressioni. Anche questo non va dimenticato perché, come abbiamo detto con la nostra campagna di sensibilizzazione, “la violenza non cura”: medici, infermieri, operatori socio-sanitari, SÌ.

Oggi, con commozione e rispetto, ricordiamo le vittime del Covid. Qui dove proprio tre anni fa, camion dell’esercito portavano via affetti perduti senza neanche la possibilità per i loro cari di rivolgere loro un ultimo saluto. Immagini drammatiche che abbiamo visto scorrere sconvolti e impotenti e che non dobbiamo dimenticare.

L’Italia nelle prime fasi dell’emergenza ha reagito attivando misure emergenza per aumentare i posti letto di terapia intensiva e semintensiva, potenziare la disponibilità di ventilatori e dispositivi di protezione individuale. Poi è arrivato il lockdown, tutti abbiamo dovuto dare il nostro contributo per contenere il virus rispettando le norme di protezione e di distanziamento sociale.

Il Covid19 ha messo in ginocchio la nostra Nazione anche sul piano sociale ed economico e questo Governo ha dovuto impegnarsi da subito nel dare risposte a sostegno di famiglie e imprese che ancora scontano le conseguenze della pandemia.

Un impatto che non ha risparmiato la sanità con ripercussioni sulle strutture sanitarie e sociosanitarie. Per questo abbiamo aumentato il Fondo sanitario nazionale prevedendo una quota di risorse destinate a far fronte al caro energia. Si può fare di più? Certo. Ma dato il contesto di difficoltà economica, aggravata anche dalla guerra in Ucraina, si è fatto molto. Dopo dieci anni di continui tagli alla spesa sanitaria, abbiamo aumentato le risorse del Fondo sanitario nazionale per gli anni 2023-2024-2025.

L’emergenza Covid ha segnato anche una battuta d’arresto alle prestazioni ospedaliere e di specialistica ambulatoriale: milioni di ricoveri, visite, screening oncologici non effettuati. A sostegno delle le Regioni impegnate a ridurre le liste d’attesa e a recuperare le prestazioni perse, abbiamo garantito i fondi necessari e il massimo supporto nell’attuazione dei piani operativi.

Con cauto ottimismo, perciò, iniziamo a guardare al futuro e a lasciarci la pandemia ormai alle spalle. Abbiamo una incidenza inferiore a 50 casi per 100mila, e tutti gli indicatori mostrano una tendenza alla decongestione delle strutture sanitarie e viviamo una nuova fase di normalizzazione.

Nella sua tragicità l’emergenza ha rafforzato la consapevolezza di quanto sia essenziale tutelare il diritto alla salute che i nostri Padri Costituenti hanno riconosciuto come diritto fondamentale.

Avendo come faro sempre l’articolo 32 della Costituzione, siamo impegnati a curare le ferite inferte dal coronavirus per rendere più resiliente il Servizio Sanitario Nazionale e superare disuguaglianze ancora esistenti.

Il Covid ha insegnato che per rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale si deve investire in via prioritaria sul personale valorizzandolo sia in termini di trattamento economico che professionale, rendendo la sanità pubblica più attrattiva.

Ha insegnato che occorre rivedere i modelli organizzativi accelerando il processo di potenziamento dell’assistenza territoriale, realizzare concretamente la sanità di prossimità e riportare l’ospedale alla sua precipua funzione che è quella di gestire le urgenze e le complessità. La riforma della medicina del territorio è centrale nel Piano di ripresa e resilienza, con 7 miliardi di investimento; la Missione 6 prevede anche di rendere strutturali le misure assunte in emergenza dotando il servizio sanitario di 3.500 posti letto di terapia intensiva e 4.225 posti letto di terapia semi-intensiva. Al 31 gennaio 2023, sono stati realizzati oltre il 40% dei posti letto di terapia intensiva programmati.

Così come è fondamentale continuare a investire nella ricerca e nell’innovazione tecnologica per migliorare la cura e l’assistenza sanitaria. La ricerca ci ha dato i vaccini anti Covid19; le nuove tecnologie e la telemedicina, già durante l’emergenza sanitaria, si sono dimostrate fondamentali nella gestione a domicilio dei pazienti cronici, dei pazienti oncologici. Proprio pochi giorni fa è stato firmato l’accordo per la piattaforma nazionale di telemedicina e sono stati ripartiti i fondi destinati alle Regioni per attuare gli obiettivi di assistenza domiciliare integrata previsti nel PNRR.

Accanto ciò, stiamo lavorando per risolvere il problema della carenza di personale e per assicurare un efficace funzionamento delle strutture territoriali finanziate dal PNRR (Case della comunità, COT, Ospedali di Comunità).

Al contempo, dobbiamo prepararci ad affrontare possibili emergenze future, non tralasciando nulla in termini di adeguamento dei piani e allocazione e gestione delle risorse. Nel gennaio 2021 è stato aggiornato il piano pandemico e sono state effettuate le esercitazioni previste. Abbiamo, inoltre, aderito al joint procurement europeo sui vaccini influenzali pandemici per non trovarci scoperti nella malaugurata ipotesi di una nuova emergenza, e stiamo collaborando con la nuova Agenzia delle emergenze europea (HERA) sulla messa a punto delle scorte di prodotti necessari a fronteggiare qualsiasi emergenza.

Prosegue, inoltre, l'offerta vaccinale per i più fragili e gli anziani, e monitoriamo con attenzione sia l'andamento epidemiologico che la circolazione delle nuove varianti, pur semplificando la lista degli indicatori utilizzati settimanalmente dalla cabina di regia. Verso la fine dell'anno, poi, aggiorneremo il piano pandemico influenzale estendendo le indicazioni ad altri patogeni respiratori.

Concludo rinnovando il mio pensiero commosso a tutte le vittime del Covid19. Papa Francesco ha detto che dai momenti di crisi non si esce mai uguali: se ne esce peggiori o migliori.

Ecco, il ricordo di chi non c’è più a causa del virus, è per tutti noi sprone costante a essere migliori affinché il loro sacrificio non sia stato vano.

18 marzo 2023
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