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Napoli. Arrestate 4 persone per traffico illegale di eritropoietina. La vendevano ai Testimoni di Geova
Indagate 20 persone, tra cui tre medici, vari dipendenti di strutture sanitarie e i destinatari dei farmaci. I medicinali a base di eritropoietina erano destinati a queste persone che, affette da anemia o carenza di emoglobina , rifiutano le trasfusioni di sangue. Truffa al Ssn per circa 30mila euro.
10 LUG - I Carabinieri del Nas di Napoli hanno dato esecuzione a quattro ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emesse dal GIP del Tribunale partenopeo, a carico di altrettante persone responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di farmaci. Le indagini hanno consentito di accertare che gli arrestati (un infermiere dipendente dell'Istituto Ricovero e Cura a Carattere Scientifico "Fondazione G. Pascale" del capoluogo campano, due operai ed un imprenditore) e gli indagati ricettavano farmaci ad alto costo a base di “eritropoietina” (un ormone, utilizzato anche come dopante, che stimola la produzione di globuli rossi), provento di furti perpetrati in danno di strutture sanitarie pubbliche. I medicinali sarebbero stati destinati, a quanto apprende l'Adnkronos Salute, a pazienti appartenenti al movimento religioso dei Testimoni di Geova. Questi farmaci, il cui costo per le casse pubbliche può arrivare anche a 2000 euro a fiala, venivano rivenduti a cifre irrisorie: 40-70 euro a fiala. Pochi euro dunque, ma un danno pesante per il Servizio sanitario nazionale, calcolato nel periodo tra settembre 2010 e gennaio 2011, in circa 30mila euro.

I medicinali venivano quindi distribuiti nelle provincie di Napoli, Caserta e Salerno (e, in misura minore, anche in altre regioni) a questi soggetti che, affetti da anemia o carenza di emoglobina in conseguenza di interventi chirurgici, non vogliono far ricorso a trasfusioni di sangue ed ai quali non possono essere prescritti i farmaci in quanto non ne sussistono le condizioni.
I prodotti farmaceutici sottratti al Ssn venivano forniti ai “pazienti” direttamente dagli arrestati senza alcuna diagnosi né piano terapeutico, tanto che la posologia e le modalità di assunzione venivano dettate dall’infermiere tratto in arresto ovvero da medici compiacenti. 

L’indagine vede indagate altre 20 persone, tra cui tre medici e vari dipendenti di strutture sanitarie pubbliche e private, nonché destinatari dei farmaci e loro famigliari. 
10 luglio 2013
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