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Cambiamenti nel sonno legati all’età possono influire sulla cognizione
Due ampi studi, recentemente pubblicati da Nature Human Behaviour, rendono conto di come il sonno cambi con l’aumentare dell’età e di come questo cambiamento possa avere un impatto sulla cognizione. “È possibile considerare il sonno come una finestra sull’attività cerebrale”, osserva Shaun Purcell, professore associato di psichiatria presso la Harvard Medical School e il Brigham and Women’s Hospital di Boston.
20 NOV - (Reuters Health) – I cambiamenti nel sonno legati all’età possono influire sulla cognizione. L’evidenza emerge da due studi pubblicati da Nature Human Behaviour. Il primo studio ha riesaminato i dati relativi a oltre un milione di persone di tre Paesi, evidenziando come alcune caratteristiche -durata, insonnia e sonnolenza diurna – aumentino con l’avanzare dell’età. Il secondo studio, che ha analizzato gli elettroencefalogrammi eseguiti per un’intera notte su 4.000 anziani, ha riscontrato che alcuni parametri di macro- e microarchitettura del sonno sono predittivi delle prestazioni cognitive.

“È possibile considerare il sonno come una finestra sull’attività cerebrale”, ha dichiarato l’autore principale dello studio sulle onde cerebrali Shaun Purcell, professore associato di psichiatria presso la Harvard Medical School e il Brigham and Women’s Hospital di Boston.

Per esaminare meglio diversi parametri del sonno, Purcell e colleghi hanno analizzato i dati provenienti da test cognitivi e tracciati di EEG raccolti in uno studio subordinato da due coorti esistenti: il Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis (MESA) e l’Osteoporotic Fractures in Men Study (MrOS).

Insieme alla polisonnografia, è stata testata la cognizione nei 1.595 uomini e donne dello studio MESA e nei 2.224 uomini dello studio MrOS. I partecipanti al MESA sono stati valutati con quattro misure: il Digit Symbol Coding Test, il Cognitive Abilities Screening Instrument e il Digit Span Test.

I partecipanti al MrOS sono stati valutati con tre misure: Trails B, una versione estesa del Mini-Mental State Examination e il Digit Vigilance Test. I partecipanti al MESA avevano un’età compresa tra i 54 e i 93 anni, quelli coinvolti nel MrOS avevano dai 67 ai 96 anni.

In tutto, 23 parametri sui 173 studiati hanno previsto le prestazioni cognitive e in particolare la velocità di elaborazione, con effetti ampiamente indipendenti da cambiamenti generali nella qualità e qualità del sonno. “Presi insieme, i nostri risultati indicano molteplici sfaccettature della neurofisiologia del sonno che tracciano coerentemente fattori determinanti soggiacenti e dipendenti dall’età delle traiettorie della salute cognitiva e fisica negli anziani”, concludono gli autori.

Nel primo studio, invece, gli autori hanno preso in esame studi pubblicati tra il 2000 e il 2017 con dati sul sonno nella popolazione generale valutato con questionari. Gli studiosi si sono focalizzati sui risultati di 200.358 partecipanti olandesi con un’età compresa tra 1 e 100 anni, 471.759 partecipanti nel Regno Unito dai 40 ai 69 anni e 409.617 partecipanti statunitensi dai 18 anni in su.

Un partecipante su quattro dormiva meno di quanto consigliato per la sua età, ma solo il 5,8% non rientrava nella durata del sonno ‘accettabile’. Gli adolescenti tendevano a riferire di dormire meno delle 8-10 ore raccomandate, con il 18% che segnalava sonnolenza diurna. Nei partecipanti con un’età pari o superiore a 18 anni, il 13,3% ha dichiarato di dormire male e dal 9,6% al 19,4% ha riferito sintomi di insonnia.

In generale, il tempo trascorso a dormire si riduceva con l’età, livellandosi attorno ai 65 anni.

I sintomi di insonnia avevano la minore frequenza nella fascia d’età 26-40 anni e la frequenza più elevata negli over 65. Le donne a partire dai 41 anni hanno segnalato di dormire meno degli uomini.
 
Fonte: Nature Human Behaviour

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)
20 novembre 2020
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