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Farmacie. Niente proroga per tavolo revisione sistema remunerazione. Assofarm: “Non lasciamo che decidano tutto Governo e Regioni”
Il problema si è venuto a creare per il mancato inserimento nel decreto Milleproroghe di questa estate e poi nelle nuove proroghe di scadenza fissate in legge di Bilancio di quanto previsto dalla legge del 2012 che contemplava il coinvolgimento della filiera distributiva nella determinazione del nuovo sistema di remunerazione. Da qui l'allarme delle farmacie comunali che chiamano a raccolta le altre componenti del tavolo con la proposta di affrontare la questione in sede di Convenzione delle farmacie. L’alternativa è “aspettare di vedere di che morte morire”.
08 GEN - “Il latte sembra versato, speriamo di non dover piangere troppo”. È il commento del presidente di Assofarm Venanzio Gizzi in merito all’assenza, prima nel Decreto Milleproroghe dell'estate scorsa e poi nella legge di Bilancio, di ogni riferimento all’articolo 15, comma 2, della legge 135/2012 che stabiliva le modalità per la revisione del sistema di remunerazione di grossisti e farmacie.
 
Il problema, fa notare Assofarm, è che venuta meno la proroga dei tempi per l'accordo preventivo da sottoscrivere tra le associazioni di categoria maggiormente rappresentative e l'Aifa sulla base del quale si sarebbe dovuto fare il decreto ministeriale (Mef e Salute) e la successiva intesa Stato Regioni, ora il pallino è nelle mani esclusive del Governo e delle Regioni che potranno stabilire da soli le modalità del nuovo sistema di remunerazione senza essere obbligati a recepire le proposte della filera distributiva.
 
Uno scenario che preoccupa Assofarm che sottolinea come già dal 2017 aveva lanciato “un appello alla filiera affinché non si perdesse l’occasione di essere protagonisti e partecipi del proprio destino. Tale appello non riscontrò l’interesse dovuto”, afferma ora Gizzi.

La vicenda è nota. Un primo accordo di fine 2012 tra Aifa e sigle della filiera venne respinto dal Ministero dell’Economia a ridosso della scadenza dei termini. Fu quest’ultimo fatto a giustificare una prima proroga, poi ripetutasi negli anni successivi trascorsi in un valzer di rinvii, altre proposte seguite da nuovi alt ministeriali. Fino ad oggi.

Per Assofarm il tema di una diversa remunerazione del farmacista non più stabilita totalmente in percentuale sul fatturato (per la prima volta ne parlò la Fofi nel suo documento strategico del 2006 ndr.) ma improntata sul “fee for services”, resta fondamentale, però, la cronaca degli eventi "nasconde una sotterranea mancanza di volontà della filiera di giungere ad un accordo col Governo sul tema più strategico per il rilancio della farmacia". Per Assofarm, però, “troppo spesso la farmacia italiana tira a campare, accontentandosi di quel poco che ha oggi invece di affrontare la sfida e i rischi del rinnovamento”.

Atteggiamento che, mette in guardia l’associazione delle farmacie comunali, “se colto dalle controparti istituzionali, potrebbe avere effetti pesanti in futuro. È infatti difficile immaginare che una farmacia vista come mancante di intraprendenza e senso di responsabilità possa giocare un ruolo rilevante nel prossimo rinnovo del Patto per la Salute così come nella nuova governance del farmaco voluta dal Ministro Grillo”.  

Per questo Gizzi sollecita le organizzazioni che siedono al tavolo di lavoro sulla remunerazione a tentare un’ultima volta a trovare una soluzione. “A questo punto ci rimangono due uniche opzioni – spiega il presidente di Assofarm – la prima è quella di attendere passivamente di che morte morire. La seconda è un repentino e assai tardivo cambio di atteggiamento da parte nostra confidando sulla sicura e dimostrata sensibilità sull’argomento della nuova dirigenza di Federfarma: troviamoci tutti quanto prima, dichiariamo una disponibilità al confronto inevitabilmente accompagnata da una severa autocritica, magari in sede di Convenzione dove la remunerazione dovrà necessariamente essere trattata, in un unico tavolo con la dovuta importanza, all’interno dell’accordo e confidiamo nella sensibilità del Governo e delle Regioni”.

L’auspicio di Gizzi è che “ora che non abbiamo più un anno davanti, qualcuno risponda a questo ulteriore appello”.
08 gennaio 2019
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