La Relazione sul Rendiconto generale dello Stato 2025 fotografa un Ministero della Salute in difficoltà: la spesa cala, le coperture vaccinali arretrano e le assunzioni promesse stentano a decollare. Bene invece la digitalizzazione e i target Pnrr, ma la riorganizzazione della sanità territoriale è in salita. LA RELAZIONE
Le Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte dei Conti hanno depositato oggi la Relazione sul Rendiconto generale dello Stato per l'esercizio 2025, e il capitolo dedicato alla sanità restituisce il quadro di un sistema che, nonostante risorse in aumento, continua a scontare ritardi strutturali e criticità sul versante della prevenzione e dell'organizzazione territoriale.
Il Ministero della Salute, nell'esercizio 2025, ha registrato una contrazione della spesa. I pagamenti totali sono diminuiti da 2.093,3 milioni nel 2024 a 1.988,1 milioni nel 2025, con una flessione del 5 per cento. In particolare, i pagamenti nella missione core "Tutela della salute" sono scesi da 681,5 milioni a 526,1 milioni (-22,8 per cento). La massa impegnabile è stata pari a 2.712 milioni, con una capacità di impegno dell'85,5 per cento, in calo di 4,1 punti percentuali rispetto al 2024. Il Procuratore Generale, nella sua Memoria, ha sottolineato come la spesa sanitaria sia "sostanzialmente stagnante", con un valore previsionale in rapporto al PIL che si mantiene inalterato al 6,3 per cento fino al 2029, "inferiore alla media dei paesi europei (6,9%) e a quella dei paesi Ocse (7,1%), ed è inferiore di quasi 5 punti percentuali a quella della Germania (11%)".
Vaccini: gli over 65 restano indietro
Uno dei dati più preoccupanti riguarda le coperture vaccinali antinfluenzali. Nella stagione 2024/2025, la copertura nella popolazione generale è passata dal 18,9 al 19,6 per cento, un lieve incremento che non basta a nascondere il dato più grave: tra gli ultrasessantacinquenni la copertura è scesa dal 53,3 al 52,5 per cento. Un arretramento che la Corte definisce come "persistenza di criticità nell'adesione alla campagna vaccinale".
Sullo sfondo, la questione dell'antibiotico-resistenza: il Consiglio dell'Unione europea ha fissato per l'Italia un obiettivo di riduzione del consumo di antibiotici del 18 per cento entro il 2030 rispetto al 2019. Eppure, nel 2024 si è registrato un incremento dei consumi del 3 per cento rispetto al 2019.
Screening oncologici: il Sud arranca
Altro fronte caldo è quello della prevenzione oncologica. Le coperture degli screening per tumori restano "ancora insufficienti, in particolare nelle Regioni del Sud-Isole". Un divario territoriale che si trascina da anni e che la Corte segnala senza mezzi termini.
Sul fronte della salute mentale, il cosiddetto "bonus psicologo" ha fatto registrare numeri che parlano di una domanda insoddisfatta: a fronte di 372.857 domande presentate, solo 14.206 istanze sono state accolte. Un dato che evidenzia uno scarto enorme tra bisogno e risposta effettiva.
I Livelli Essenziali di Assistenza e il divario Nord-Sud
Il Procuratore Generale ha dedicato un ampio focus ai Livelli Essenziali di Assistenza, ricordando che la Consulta, con la sentenza n. 195/2024, ha affermato che alle spese per la tutela della salute deve essere riconosciuta una "preferenza qualitativa", essendo "spese costituzionalmente necessarie". Tuttavia, l'attuazione dei LEA evidenzia ancora "un oggettivo divario tra i livelli di tutela assicurati dalle Regioni del Nord Italia rispetto a quelle del Centro Sud".
Dall'analisi condotta dalla Corte, relativa all'anno 2023 e pubblicata nell'agosto 2025, risulta che nessuna Regione o Provincia Autonoma registra punteggi inferiori alla soglia in tutte e tre le macroaree di valutazione (prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera). Ma le Regioni inadempienti sono 8: Basilicata, Calabria, Liguria, Molise e Provincia autonoma di Bolzano con un punteggio insufficiente in una sola area; Abruzzo, Sicilia e Valle d'Aosta con un punteggio insufficiente in due aree. La Fondazione Gimbe ha stilato una classifica che evidenzia l'entità del divario Nord-Sud: alle prime 10 posizioni si trovano 6 Regioni del Nord, 3 del Centro e 1 del Sud, mentre nelle ultime 7, eccezion fatta per la Valle d'Aosta, si collocano Regioni del Mezzogiorno.
Il Procuratore Generale ha richiamato la recente sentenza della Corte costituzionale n. 26/2026, che ha riconosciuto la possibilità per le Regioni di erogare prestazioni extra-Lea, purché utilizzino "risorse proprie autonome e non espressamente sottratte" e purché l'eventuale incremento tariffario "sia finanziato con risorse regionali proprie e non incida sul finanziamento statale del Servizio sanitario nazionale". Un principio che, secondo la Procura Generale, rappresenta "un approdo fondamentale nel riconoscimento dell'assistenza sanitaria extra-essenziale".
Terzo settore e Fondi
Nel 2025 è proseguita l'attuazione della riforma del Terzo settore. Al 31 dicembre, gli enti iscritti al Registro unico nazionale del Terzo settore erano 118.518, di cui 51.452 nuovi enti. Un passo avanti nella trasparenza e nella fiscalità degli enti, con il nuovo regime fiscale entrato in vigore il 1° gennaio 2026.
Criticità, invece, nella gestione di alcuni Fondi chiave. Per il Fondo per le non autosufficienze (FNA), la Corte sottolinea la necessità di aggiungere parametri più aderenti ai reali fabbisogni: "La distribuzione dell'indennità di accompagnamento rispetto a quella della popolazione over 70 è molto disallineata tra le varie regioni". Una distorsione che rischia di penalizzare i territori con maggiore necessità.
Territorio e Liste d'attesa: la riforma arranca
La riorganizzazione dell'assistenza territoriale prevista dal DM 77/2022 procede a due velocità. Secondo il secondo monitoraggio dell'Agenas sul secondo semestre 2025, risultano operative il 95 per cento delle Centrali Operative Territoriali (Cot) programmate. Sul fronte delle Case della Comunità, il quadro è più variegato: su 1.715 strutture programmate, 781 presentano almeno un servizio attivo. Ma se si considerano tutti i servizi obbligatori (inclusa la presenza strutturata di personale medico e infermieristico), il numero crolla a 66 strutture conformi. Il Procuratore Generale osserva che "la realizzazione degli interventi concernenti le strutture sanitarie di prossimità territoriale è stata nel complesso valutata in termini positivi" dalla Sezione centrale di controllo della Corte, ma "si confermano ancora ritardi strutturali proprio in ragione della difficoltà di reclutare il personale necessario a rendere le strutture realmente operative".
Ancora più indietro gli Ospedali di Comunità: su 594 programmati, ne risultano attivi solo 163. Numeri che la Corte registra senza nascondere la distanza tra l'ambizione della riforma e la sua effettiva attuazione. La Memoria del Procuratore Generale evidenzia come "nessuno dei previsti 594 Ospedali di comunità può garantire compiutamente la propria offerta" e che "solo 163 (il 27,4 per cento) hanno attivato almeno un servizio, per un totale di 2.921 posti letto". Si segnala una forte disomogeneità regionale: in testa il Veneto (47), seguono Lombardia (30), Emilia-Romagna (24) e Toscana (17), mentre Basilicata, Marche, Provincia autonoma di Bolzano e Valle d'Aosta restano a zero.
Quanto alle liste d'attesa, l'iter di approvazione del Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa 2025-2027 risulta "ancora in corso". Il Procuratore Generale osserva che "la mancata approvazione del Piano nazionale di Governo delle liste di attesa 2025-2027 (Pnla) ostacola l'adozione delle iniziative più appropriate rispetto alla situazione contingente".
È stata presentata, il 29 maggio 2026, la nuova Piattaforma nazionale integrata con i dati regionali, ma "la Piattaforma non ha ancora potuto mostrare la sua piena utilità, stante la necessità di completare la normativa di dettaglio, di integrare i dati delle Regioni e di uniformare le procedure di gestione". La Memoria segnala che "in sei Regioni del Centro-Sud (Basilicata, Campania, Molise, Calabria, Lazio e Puglia) si registra un uso molto elevato del codice di priorità 'non urgente' per le prime visite" (in Basilicata è pari all'85,5 per cento e in Campania all'80,1 per cento, rispetto a valori del 7,8 per cento della Toscana e dell'8,2 per cento del Piemonte).
Pnrr e digitalizzazione: luci tra le ombre
Alcuni segnali positivi arrivano dal fronte del Pnrr. La Corte certifica il raggiungimento dei target previsti per il 2025 sulla digitalizzazione della sanità, finalizzati al rafforzamento dell'infrastruttura tecnologica e al miglioramento dei flussi informativi sanitari.
Sul Fascicolo Sanitario Elettronico, la percentuale di cittadini che hanno fornito il consenso alla consultazione dei propri documenti clinici da parte di medici e operatori del Ssn si attesta al 45,2 per cento. Il 95,2 per cento dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta ha effettuato almeno un'operazione di alimentazione del Fse; per quanto concerne i medici specialisti delle aziende sanitarie abilitati al Fse, la percentuale è pari all'89 per cento.
Tra le prospettive di sviluppo del Fse rientra la realizzazione del profilo sanitario sintetico (Pss): secondo i dati forniti dal Ministero, solo il 6,08 per cento degli assistiti risulta avere un Pss indicizzato nel proprio FSE; il 7,1 per cento dei medici di medicina generale/pediatri di libera scelta ha inviato o aggiornato almeno un Pss relativo ai propri assistiti. Il dato conferma che il Pss è ancora in una fase iniziale di implementazione, soprattutto in alcune Regioni/Province Autonome.
Sempre in ambito Pnrr (Investimento 2.1 "Rafforzamento e potenziamento della ricerca biomedica del Ssn) sono stati finanziati n. 213 progetti (a fronte del valore obiettivo pari a 200 associato al target M6C2-2), di cui n. 88 relativi ai Proof of Concept (per 83 milioni) e n. 125 relativi alle malattie rare (per 116 milioni). Sono stati inoltre finanziati n. 341 progetti (a fronte del valore obiettivo pari a 324 associato al target M6C2-3), relativi a malattie altamente invalidanti (321 milioni).
Personale: assunzioni promesse, risultati attesi
La legge di bilancio per il 2026 ha previsto un piano straordinario di assunzioni, autorizzando le aziende sanitarie a reclutare personale a tempo indeterminato "in deroga ai vincoli previsti dalla legislazione vigente in materia, nel limite di spesa complessivo di 450 milioni annui, a decorrere dall'anno 2026". Secondo i dati del Conto annuale 2023, queste risorse garantirebbero l'assunzione di oltre 1.000 dirigenti sanitari e oltre 6.300 dipendenti del comparto.
Ma la Corte pone un problema: "Non essendo definite nella legge di bilancio tali quote di personale, potrebbe registrarsi una diversa composizione del personale assunto, nei limiti delle risorse stanziate". Tradotto: senza una chiara destinazione delle risorse, il rischio è che le assunzioni non rispondano ai reali fabbisogni. Il Procuratore Generale evidenzia che "la crisi del personale sanitario continua a rappresentare uno dei principali problemi del Ssn, che si riverbera sulla qualità e sull'efficienza del servizio, con riferimento, ad esempio, ai tempi delle liste di attesa, ma anche sulla economicità dello stesso, come dimostra l'utilizzo indiscriminato dell'appalto di servizi medici e infermieristici". La Memoria richiama, inoltre, la sentenza della Corte costituzionale n. 114/2025, che ha dichiarato l'illegittimità della norma che subordinava l'approvazione dei Piani triennali del fabbisogno di personale al decreto del Ministro della salute, restituendo alle Regioni "la piena competenza in ordine alla determinazione del fabbisogno del personale".
Sul fronte della violenza contro i sanitari, il Procuratore Generale ricorda che "con legge 14 agosto 2020, n. 113, è stata prevista l'istituzione dell'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie" e che "nel corso del 2025, sono stati portati avanti i lavori per la predisposizione del Piano nazionale della prevenzione 2026-2031".
Medici a gettone: un fenomeno che persiste
Un capitolo significativo della Memoria del Procuratore Generale è dedicato al fenomeno dei medici "a gettone". Nonostante l'art. 10 del d.l. n. 34/2023 e le Linee guida del Ministero della salute del 17 giugno 2024, "a distanza di due anni dalla emanazione della normativa di dettaglio, tuttavia, si riscontra ancora un utilizzo sistematico dei cd. gettonisti, spesso anche al di fuori dei presupposti prescritti dal quadro normativo di riferimento". Secondo un'indagine della Federazione dei medici internisti ospedalieri (FADOI), "il ricorso alle esternalizzazioni avviene ancora nel 54,8 per cento dei Pronto soccorso".
L'Anac ha riscontrato l'utilizzo, da parte delle Aziende sanitarie, di un codice generico diverso (il 79620000-6) "quale strumento di elusione del divieto", con un aumento di 42,5 milioni di euro dal 2024 al 2025. La Procura Generale segnala che "presso alcune Procure territoriali sono attualmente pendenti istruttorie aventi a oggetto ipotesi di danno erariale derivante dall'affidamento illegittimo dei servizi in questione, con notevoli ricadute sul bilancio della sanità regionale e sulla qualità delle prestazioni rese".
Hub antipandemico: fondi erogati, poca rendicontazione
Un capitolo a parte merita l'Hub antipandemico. Il Piano Nazionale Complementare ha previsto la realizzazione della Rete dei centri di trasferimento tecnologico, di tre Hub di Life Sciences e dell'Hub antipandemico. A fronte di 290,56 milioni complessivamente stanziati nelle annualità 2021-2028 (di cui 190,56 milioni per l'Hub antipandemico), sono stati erogati 200,28 milioni e rendicontati 58,63 milioni.
Per l'Hub antipandemico in particolare, "si rileva un modesto grado di rendicontazione delle spese rispetto al finanziamento complessivamente erogato (16 milioni, rispetto ai 137 milioni erogati)". Al riguardo, il Ministero ha precisato che "l'Hub antipandemico ha dovuto affrontare una fase di avvio particolarmente complessa, in quanto il processo di definizione statutaria e organizzativa della Fondazione Biotecnopolo di Siena ha subito rallentamenti, che ne hanno posticipato la piena operatività".
Un ritardo che la Corte registra, in attesa che l'Hub diventi pienamente operativo.
Le conclusioni del Procuratore Generale
Il Procuratore Generale, nelle sue conclusioni, richiama l'attenzione su "un personale non adeguatamente compensato sotto il profilo della retribuzione e delle condizioni di lavoro" che può generare "un ulteriore effetto distorsivo, incidente sull'incremento del rischio di fenomeni corruttivi", mentre "l'utilizzo di professionisti non qualificati e non adeguatamente selezionati, oltre a peggiorare la qualità del servizio, può aumentare fenomeni di cattiva amministrazione, che si traducono in danni erariali sanzionati sul piano della responsabilità amministrativa".
La Memoria evidenzia come "il circolo vizioso innescato dalla insufficienza di risorse umane" possa essere interrotto "attraverso una ponderata programmazione dei fabbisogni, che, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 114/2025, dovrà trovare la propria composizione a livello regionale". Infine, il Procuratore Generale sottolinea come "l'altro profilo di criticità che ancora caratterizza il sistema del Ssn riguarda le diseguaglianze territoriali, che rendono difficoltosa anche la creazione di meccanismi di monitoraggio e l'uniformazione delle procedure".
G.R.