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Italia da record per longevità, ma l’assistenza agli anziani è in affanno

L'Italia, con un'aspettativa di vita di 83,5 anni tra le più alte al mondo, affronta una crisi nell'assistenza agli anziani: ha solo 1,5 operatori ogni 100 over-65 contro una media Ocse di 5. Il settore fatica a reclutare personale per le scarse condizioni lavorative ricorrendo sempre più a lavoratori migranti.

27 NOV -

Con un’aspettativa di vita alla nascita di 83,5 anni, l’Italia si conferma tra i Paesi più longevi al mondo, superando di ben 2,4 anni la media Ocse (81,1). Un primato che ci colloca al quinto posto globale, dopo Svizzera, Giappone, Spagna e Israele. Ma questo risultato, frutto di un progressivo invecchiamento della popolazione, nasconde una sfida cruciale: come garantire assistenza dignitosa a un numero sempre crescente di anziani?

La risposta dovrebbe arrivare dalla Long Term Care (LTC), il sistema di cure a lungo termine per chi ha limitazioni nelle attività quotidiane. In tutti i Paesi Ocse, gli operatori LTC – infermieri e assistenti personali – forniscono supporto a domicilio o in strutture residenziali. Tuttavia, mentre la domanda è in costante aumento, l’Italia stenta a tenere il passo.

I dati sono impietosi: nel decennio 2013-2023, il nostro Paese si è attestato a soli 1,5 operatori ogni 100 over-65, un dato immutato nel tempo e ben al di sotto della media Ocse (5 operatori). Un divario enorme rispetto a Paesi come la Norvegia (13 operatori), che investe in modo strutturale sul welfare degli anziani.



Le cause di questo ritardo sono note: il settore LTC fatica ad attrarre personale a causa di condizioni lavorative spesso critiche. Bassi salari, elevati rischi fisici e mentali, contratti atipici e scarso riconoscimento sociale allontanano potenziali professionisti. In Italia, come nella media Ocse, oltre un operatore su tre lavora part-time, con limitate tutele e prospettive.



Per far fronte alla carenza di personale, cresce il ricorso a lavoratori migranti: nel 2024, il 33% degli operatori LTC in Italia è nato all’estero, con un aumento del 10% nell’ultimo decennio. Una tendenza in linea con quanto avviene in Europa, dove in media un operatore su cinque è straniero.



A completare un quadro già fragile, l’assenza di requisiti formativi specifici per gli assistenti personali rischia di compromettere ulteriormente la qualità delle cure. Secondo l’Ocse, la mancanza di competenze specialistiche – come la formazione geriatrica o il coordinamento delle cure – unita alla scarsa attrattiva della professione, minaccia la sostenibilità stessa del sistema.

Il paradosso è evidente: un Paese che invecchia con successo non riesce a garantire a tutti i suoi anziani un’assistenza adeguata. Servono investimenti, formazione e un riconoscimento concreto del ruolo di chi si prende cura di chi non è più autosufficiente. Perché un’aspettativa di vita record sia sinonimo di qualità della vita, non solo di longevità.

27 novembre 2025
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