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Antibiotico resistenza. Studio italiano individua gli anticorpi monoclonali contro il super-batterio Klebsiella
Lo studio dell’Università di Pisa e dell’Aoup pubblicato su Nature, apre nuove prospettive di prevenzione e cura delle infezioni da Klebsiella pneumoniae NDM, tra le più pericolose minacce alla salute pubblica secondo l’Oms
02 OTT -

Dalla Toscana e da Pisa un risultato che potrebbe segnare una svolta nella lotta contro i batteri resistenti agli antibiotici.

Su Nature è stato pubblicato uno studio innovativo sull’efficacia degli anticorpi monoclonali (cioè copie identiche prodotte in laboratorio di un anticorpo naturale) nel contrastare il superbatterio Klebsiella pneumoniae NDM considerato dall’Oms minaccia prioritaria per la salute pubblica.

Il lavoro nasce dall’attività clinica e di ricerca dell’Unità operativa di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, diretta da Marco Falcone, professore di malattie infettive dell’Università di Pisa, con la partecipazione delle infettivologhe Giusy Tiseo e Valentina Galfo, in collaborazione con la Sezione di Microbiologia batteriologica guidata da Simona Barnini. Analizzando i campioni di sangue di pazienti ricoverati e guariti da infezione da Klebsiella pneumoniae NDM i ricercatori hanno identificato anticorpi naturali capaci di neutralizzare il batterio.

Questi anticorpi sono stati successivamente ingegnerizzati in laboratorio dal team di Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena e figura di spicco mondiale nell’immunologia, già protagonista nello sviluppo degli anticorpi monoclonali anti-Covid.

Come emerge dallo studio, gli anticorpi isolati si sono dimostrati particolarmente efficaci contro il clone ST147 della Klebsiella pneumoniae NDM, responsabile di casi clinici endemici in Toscana e diffuso anche in altre aree. Nei test di laboratorio e negli studi condotti in modelli animali presso l’Università di Hartford (USA), questi anticorpi monoclonali hanno mostrato un’azione battericida potente.

“Questo risultato – sottolinea Marco Falcone – conferma l’eccellenza della ricerca toscana sulle infezioni da patogeni multiresistenti e apre scenari concreti per nuove strategie terapeutiche. In futuro questi anticorpi potrebbero essere utilizzati sia per la profilassi dei pazienti fragili colonizzati dal batterio, sia come supporto terapeutico nelle infezioni gravi”.

“Il nostro compito – sottolinea Gianluca Polifrone, Direttore Generale della Fondazione Biotecnopolo di Siena – è costruire un futuro in cui infezioni verso oggi senza cura possano essere affrontate con armi nuove. Vogliamo dimostrare che l’Italia non è solo spettatrice, ma protagonista della ricerca internazionale. È un impegno verso la scienza, verso i pazienti e verso le prossime generazioni”.

L’Italia è tra i Paesi europei con i più alti livelli di resistenza antimicrobica e la diffusione di enterobatteri multiresistenti, come la Klebsiella NDM, è ormai un problema endemico, in particolare in Toscana. Questo batterio, resistente ai carbapenemi – antibiotici di ultima generazione – può causare infezioni gravi alle vie respiratorie, urinarie, al sangue e alle ferite, con un rischio elevato per anziani, neonati prematuri, pazienti ospedalizzati e persone immunocompromesse

02 ottobre 2025
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