La bozza di linee di indirizzo tecniche sulle équipe multiprofessionali pubblicate da Agenas (che ha anche aperto una consultazione pubblica, assegna al farmacista un ruolo preciso nella presa in carico territoriale. Dalla riconciliazione farmacologica al counseling, fino all’intercettazione precoce dei bisogni, la farmacia viene letta come presidio chiave della prossimità. IL DOCUMENTO
Nelle nuove Case della Comunità il farmacista non è una figura accessoria, ma uno dei professionisti chiamati a rafforzare qualità e sicurezza della presa in carico. La bozza di linee di indirizzo tecniche sulle équipe multiprofessionali di Agenas lo colloca infatti nell’équipe allargata, con un ruolo specifico nella gestione delle terapie multiple o complesse. Agenas, inoltre, nel periodo compreso tra il 20 aprile 2026 e il 18 maggio 2026 è possibile partecipare alla consultazione pubblica mediante la compilazione di una scheda, accessibile dopo essersi registrati ai servizi online del Portale AGENAS all’indirizzo https://servizi.agenas.it. Per supporto si potrà scrivere all’indirizzo di posta elettronica consultazionepubblica@agenas.it, a cui risponde il personale dell’UOC Monitoraggio LEA, SSR e Aziende Sanitarie.
Nel documento il farmacista viene indicato come referente per l’uso appropriato, sicuro ed efficace dei farmaci. Tra i compiti assegnati compaiono la riconciliazione farmacologica, il monitoraggio dell’aderenza terapeutica, la prevenzione di interazioni ed eventi avversi, oltre all’educazione sanitaria e al counseling rivolto al paziente e al caregiver. Una funzione che diventa particolarmente rilevante nei percorsi di cronicità, fragilità e politerapia, dove la continuità assistenziale si gioca anche sulla corretta gestione del trattamento nel tempo.
La bozza lo inserisce dentro un modello organizzativo “a geometria variabile”, in cui l’équipe si amplia in base ai bisogni della persona. Non dunque una presenza marginale, ma una competenza che entra in gioco ogni volta che il farmaco diventa un nodo decisivo del percorso di cura.
C’è poi un secondo elemento di rilievo: tra i punti di intercettazione del bisogno vengono richiamate anche le farmacie dei servizi e i farmacisti di comunità, considerati presìdi di prossimità in grado di rilevare problemi di aderenza, interazioni farmacologiche e fragilità socioeconomiche. Il farmacista, quindi, non è solo parte dell’équipe, ma anche possibile antenna territoriale capace di far emergere precocemente criticità da riportare dentro la presa in carico.
Non a caso la riconciliazione della terapia farmacologica compare anche tra gli indicatori proposti per valutare il funzionamento delle équipe, in particolare nei pazienti politrattati. Un segnale chiaro: la sicurezza del farmaco e la qualità dell’aderenza terapeutica vengono considerate dimensioni concrete e misurabili della riforma territoriale.