Il mercato italiano vale 3,2 miliardi. Il canale fisico trattiene oltre il 90% delle vendite. Nel 2025, nonostante un calo nelle confezioni, la spesa totale è salita del 2,8%. L’influenza ha anticipato il suo picco, trainando i prodotti per il respiro.
L’italiano che ha bisogno di un farmaco da banco va in farmacia. E difficilmente cambierà abitudine. Nonostante la crescita a doppia cifra dell’e-commerce, il canale fisico delle farmacie rimane il dominus incontrastato del mercato dei medicinali senza obbligo di prescrizione, con una quota che supera il 90% della distribuzione. È la fotografia scattata da Assosalute (l’associazione di Federchimica che riunisce le aziende del farmaco di automedicazione) su dati New Line – Ricerche di mercato, relativi all’intero anno 2025.
Il mercato complessivo vale 3,2 miliardi di euro. Nel corso del 2025 sono state dispensate quasi 292 milioni di confezioni, con un calo dell’1,5% rispetto al 2024. Tuttavia, la spesa complessiva è aumentata del 2,8%, segnando una stabilizzazione dopo le fluttuazioni degli anni della pandemia e livelli di vendita superiori a quelli pre-Covid.
Il canale tradizionale si conferma l’asse portante. La farmacia fisica ha chiuso il 2025 con 254 milioni di confezioni dispensate (-1,6%) e un fatturato di oltre 2,8 miliardi (+2,8%). Tutti gli altri canali arretrano in volumi: le parafarmacie segnano un -3,1%, i corner nella Grande Distribuzione Organizzata (Gdo) un netto -7,7%. I loro fatturati sono sostanzialmente stabili per le prime (-0,1%) o in calo (-3,5%) per la seconda.
Il vero dinamismo lo mostra la vendita online, che nel 2025 ha registrato un incremento del fatturato del 13,4% rispetto all’anno precedente. Nonostante questa crescita vigorosa, la sua quota di mercato resta residuale, seppur in aumento: rappresenta il 4,0% delle confezioni dispensate e il 3,2% del fatturato del comparto. Una cifra che le permette, comunque, di superare le vendite della Gdo.
La domanda del mercato è fortemente influenzata dalla situazione epidemiologica. Nel 2025, con il Sars-CoV-2 ormai endemico, si è registrata una stagione influenzale con un picco anticipato: il massimo dell’incidenza si è avuto nella 51esima settimana (intorno a metà dicembre 2025), con 17,5 casi ogni 1.000 assistiti, contro il picco di fine gennaio-inizio febbraio dell’anno precedente. Questa dinamica ha trainato soprattutto i farmaci per l’apparato respiratorio, che restano la prima classe terapeutica del mercato, con il 36% delle confezioni vendute e il 34% del valore.
L’analisi distingue anche le due principali categorie di farmaci senza ricetta. I SOP (Senza Obbligo di Prescrizione ma dietro il banco) hanno chiuso il 2025 con performance migliori rispetto ai classici OTC (Over The Counter, di automedicazione vera e propria), confermando una diversa sensibilità del consumatore e una possibile tendenza a richiedere un maggiore consiglio professionale anche per prodotti non soggetti a ricetta.
“L'andamento di breve periodo del comparto dei farmaci da banco è strettamente legato a fattori esterni, quali la stagionalità e l'incidenza di disturbi comuni, oltre che alla capacità delle aziende di continuare a innovare la gamma di offerta”, ha commentato Michele Albero, Presidente di Federchimica Assosalute. Il quadro che emerge è quindi quello di un mercato solido, ancorato al rapporto di fiducia con la farmacia di quartiere, ma con un canale digitale in ascesa che inizia a ritagliarsi uno spazio significativo.