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Mandelli contro il boicottaggio dei farmaci israeliani: “Al banco serve cura, non politica”

Il presidente della Fofi, intervistato dal Foglio, risponde alla mozione di Monza contro i prodotti israeliani: "Il nostro codice ci vincola alla cura, non alle bandiere".

04 FEB -

“Noi farmacisti abbiamo due vincoli: la Costituzione e il codice deontologico. I temi politici li lasciamo alla politica.” Non usa giri di parole Andrea Mandelli, presidente della Federazione Ordini dei Farmacisti Italiani (Fofi) e dell’Ordine interprovinciale di Milano, Lodi, Monza e Brianza, intervistato da Il Foglio a pochi giorni dall’approvazione di una mozione del Consiglio comunale di Monza che invita le farmacie comunali a interrompere progressivamente la vendita di farmaci prodotti da aziende israeliane, a partire dal colosso dei generici Teva.

Un atto simbolico, giustificato dai promotori con “criteri di coerenza con il diritto internazionale e i diritti umani” che per Mandelli solleva invece una questione di principio che travalica il caso specifico. “Non voglio farne un discorso politico, non mi interessa – precisa -. La Costituzione, il Codice deontologico e il fatto di essere professionisti ci indicano che dobbiamo fare la migliore scelta per il cittadino. Poi le faccende politiche non possono riguardare i miei colleghi che sono al banco”.

I paletti, per il presidente Fofi, sono solo due ma ben piantati: l’articolo 32 della Costituzione, che sancisce il diritto fondamentale alla salute, e il Codice deontologico su cui i farmacisti giurano di stare “a fianco del cittadino per il meglio della sua salute”. “Vorrei evitare che i farmacisti venissero tirati in mezzo su questioni che non si attagliano assolutamente con la necessità di essere dalla parte di chi ha bisogno di una cura”, spiega Mandelli, citando l’esempio del gel NexoBrid, sviluppato dall’israeliana MediWound e utilizzato per curare i giovani ustionati nell’incendio di Capodanno a Roma. “Per i nostri figli questo e altro”.

È qui che la logica del boicottaggio, secondo Mandelli, svela la sua contraddizione più profonda: se si iniziasse a legare l’utilizzo di un farmaco alla “valenza etica” del Paese produttore, allora il ragionamento andrebbe esteso alla Cina, da cui arriva la maggioranza dei principi attivi farmaceutici globali, o all’India, principale fornitore mondiale di generici e vaccini. Entrambi i Paesi sono al centro di rapporti critici su diritti umani e condizioni di lavoro, ma i boicottaggi, nota Mandelli, “si attivano sempre solo quando è coinvolto lo Stato ebraico”.

Al di là delle polemiche, il presidente Fofi ricorda il ruolo istituzionale dell’Ordine: “Siamo un ente di diritto pubblico sussidiario dello Stato, garanti della qualità del servizio. Non un sindacato. Il nostro compito è vigilare perché il migliore servizio sia dato”. E alla domanda sul perché proprio il farmaco sia diventato oggetto di queste battaglie simboliche, Mandelli risponde seccamente: “Dovrebbe chiederlo all’estensore della mozione. Probabilmente perché pensano che con la salute si possa amplificare il messaggio”.

Una chiosa che non ammette repliche: il banco della farmacia, per Mandelli, non è e non deve diventare un palcoscenico politico. Perché tra lo scaffale e il cittadino ci sono solo due cose: un diritto fondamentale e un giuramento.

04 febbraio 2026
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