Il ministro risponde a un question time della Lega. "Il Critical Medicines Act va nella direzione giusta, l'Italia spinge per il reshoring. La sovranità farmaceutica non è uno slogan".
"Quando un farmaco essenziale non arriva sullo scaffale di una farmacia, non è una questione di bilancia commerciale. È una questione di salute. Di persone che aspettano una cura, che hanno diritto di trovarla." Lo ha dichiarato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, rispondendo oggi in Aula alla Camera a un question time presentato dalla Lega sulla disponibilità dei farmaci essenziali.
Il cambio di paradigma
"Per troppo tempo abbiamo guardato ai medicinali con una lente soltanto economica: prezzo, rimborso, spesa. Oggi il paradigma cambia. La disponibilità di un farmaco è sicurezza nazionale, esattamente come l'energia o le materie prime", ha affermato il ministro.
Schillaci ha ricordato che "oggi Cina e India coprono oltre la metà della produzione mondiale di principi attivi, e per alcune categorie essenziali, penso agli antibiotici, si supera l'ottanta per cento. Ma davanti a questa fragilità l'Italia non guarda, presidia."
Gli strumenti in campo
Il ministro ha elencato gli strumenti già attivi: "L'Agenzia Italiana del Farmaco monitora le carenze, autorizza importazioni straordinarie quando serve, pone limiti alle esportazioni parallele, indica le alternative terapeutiche. Strumenti concreti."
"Non è teoria – ha sottolineato – È una macchina già in funzione. Abbiamo il Tavolo Tecnico Indisponibilità, coordinato da AIFA, che ha dato prova di efficacia proprio negli anni più duri della pandemia e che stiamo ulteriormente rafforzando. E accanto, presso il Ministero, un Tavolo permanente sull'approvvigionamento dei farmaci, che ha il compito di intercettare le criticità prima che diventino emergenze."
Il ruolo dell'Europa e il Critical Medicines Act
"Certo, da soli non basta. La sovranità farmaceutica si costruisce anche in Europa. Il Critical Medicines Act, richiamato dagli interroganti, va in questa direzione: una cooperazione strutturata tra istituzioni europee, autorità nazionali e industria. Significa agire insieme sulle carenze, ridurre la competizione tra Stati membri per accaparrarsi le stesse dosi, portare trasparenza nella filiera. In questo tavolo l'Italia c'è, e spinge e lo fa con un ruolo di primo piano."
Schillaci ha sottolineato la necessità di "incoraggiare i nostri parlamentari europei a supportare il ruolo dell'Italia nel finanziare il reshoring. È qui il vero cambiamento di passo. Portare a casa le produzioni strategiche ha un costo iniziale, è vero. Ma è un investimento: sulla salute, sul lavoro qualificato, su un know-how industriale che non possiamo permetterci di perdere."
"La sovranità farmaceutica non è uno slogan. È la garanzia che, quando serve, la cura ci sia. Per tutti, nessuno escluso. E questo, da medico prima ancora che da Ministro, resta l'impegno che sento più mio", ha concluso Schillaci.
Il ministro ha infine segnalato che "alcuni quesiti posti dall'interrogante troveranno certamente risposta nel disegno di legge Delega per la riforma e il riordino della legislazione farmaceutica."