Il Ministero della Salute conferma il primo caso umano in Europa di influenza aviaria H9N2, identificato in Lombardia in un paziente fragile rientrato da un paese extraeuropeo. Il virus, a bassa patogenicità e senza evidenze di trasmissione interumana, è costantemente monitorato.
Un caso di infezione da virus influenzale A(H9N2) di origine animale è stato identificato in Lombardia. Lo comunica il Ministero della Salute, precisando che si tratta del primo caso umano di influenza aviaria H9N2 rilevato in Europa. Il paziente, una persona fragile con patologie concomitanti, ha contratto l’infezione in un paese extraeuropeo ed è attualmente ricoverato.
Il virus, sottolinea il Ministero, è a bassa patogenicità. Sulla base delle evidenze scientifiche attualmente disponibili, il contagio avviene esclusivamente tramite esposizione diretta al pollame infetto o ad ambienti e materiali contaminati. Non è mai stata riportata, né vi è evidenza di, trasmissione da persona a persona.
Le procedure attivate
Tutte le verifiche previste sono state tempestivamente effettuate e i contatti del caso sono stati individuati nell’ambito delle ordinarie attività di prevenzione e sorveglianza. Il Ministero della Salute ha attivato il coordinamento con la Regione Lombardia, l’Istituto Superiore di Sanità e il gruppo degli esperti di laboratorio di riferimento nazionale, garantendo inoltre il raccordo e l’aggiornamento degli organismi internazionali competenti.
Attualmente, riferisce il Ministero, non si rilevano criticità e la situazione è costantemente monitorata.
Cos’è il virus H9N2
L’H9N2 è un sottotipo del virus influenzale A, isolato per anni da anatre e polli e presente in uccelli, suini e altri animali in Europa e Asia. Le infezioni nell’uomo sono rare e, quando si verificano, appaiono caratterizzate da malattia di grado lieve.
La storia clinica di questo ceppo risale al marzo 1999, quando il Dipartimento della Salute di Hong Kong isolò per la prima volta il virus in due bambini ricoverati. Entrambi guarirono completamente. Da allora, sono stati documentati sporadici casi umani: tre nel 1999 e nel 2003, uno nel 2007 e un ultimo caso nel dicembre 2009, sempre a Hong Kong. Complessivamente, dall’identificazione del virus, sono stati confermati sei casi umani nella regione asiatica.
A differenza del più noto H5N1, che nel 1997 causò un’epidemia di influenza aviaria a Hong Kong con alti tassi di mortalità nel pollame, l’H9N2 non provoca elevata mortalità negli uccelli. Tuttavia, come l’H5N1, è considerato un virus che rappresenta una potenziale minaccia per l’uomo. Studi scientifici hanno dimostrato che solo poche mutazioni potrebbero renderlo in grado di trasmettersi più facilmente tra le persone.
Un ceppo da monitorare
L’H9N2 appartiene al gruppo dei virus influenzali aviari noti per aver causato infezioni umane, insieme a H5N1, H7N3 e H7N7. Sebbene il rischio per la popolazione sia attualmente ritenuto basso, la comunità scientifica internazionale mantiene alta l’attenzione sulla sua evoluzione, in particolare per la sua capacità di riassortimento genetico.
Il Ministero della Salute assicura che il sistema di sorveglianza nazionale resta attivo e che tutte le misure di prevenzione sono state tempestivamente avviate.