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Ospedali incompiuti. Corte dei conti: su 258 interventi rimodulati negli anni, ad oggi, lavori conclusi solo in 20 casi
La Corte ha pubblicato oggi il suo rapporto sullo stato di attuazione dei progetti di riorganizzazione e riqualificazione dell’assistenza sanitaria nei grandi centri urbani finanziati con complessivi 1,2 miliardi dal ’99 al 2006. Degli originari 302 interventi che, a seguito di rimodulazioni, sono diventati complessivamente 258 effettivi, quelli conclusi sono stati 20, in esecuzione 23, in sospeso 10 e non ancora iniziati 19. IL RAPPORTO.
20 GEN - Nel 1999 lo Stato varò un grande piano per riorganizzare e riqualificare l’assistenza sanitaria nei grandi centri urbani. Le risorse economiche inizialmente stanziate - per il triennio 1999-2001 - erano state pari 774.685.349 euro (1.500 miliardi di lire) - di cui 100 miliardi di lire (51.645.693 euro) per il 1999 e 700 miliardi di lire (361.519.832 euro) per ciascuno degli anni 2000 e 2001 -, fino ad arrivare a complessivi 1.176.386.762,60 euro (a seguito dell’ultima legge finanziaria relativa all’anno 2006).
 
Sul destino di quegli investimenti la Corte dei conti ha messo in luce molti ritardi, mancanze e anche il concorso da parte delle Regioni, giudicato non sempre appropriato, a consulenze esterne private quando si sarebbe potuto attuare un maggior coinvolgimento di Agenas nell’attività di supporto alle Regioni.
 
Obbiettivo dell’investimento pluriennale, scrive la Corte era “il perseguimento di standard di salute, di qualità e di efficienza dei servizi da erogare soprattutto nei centri urbani delle aree centro-meridionali dell’Italia che, al riguardo, registrano ancora sensibili ritardi rispetto alle grandi metropoli del settentrione”.
 
Tuttavia, ad oggi, degli originari 302 interventi che, a seguito di rimodulazioni, sono diventati complessivamente 258 effettivi, quelli conclusi sono stati 20, in esecuzione 23, in sospeso 10 e non ancora iniziati 19.
 
Dal punto di vista operativo, gli stati di avanzamento delle iniziative mostrano alcune regioni, come, in particolare le Marche e il Piemonte, ancora attestate su valori particolarmente bassi e in Calabria non è stato ancora avviato alcun progetto nonostante siano stati già stanziati alla regione tutti i fondi previsti.
 
Le cause di questi ritardi sono descritte dettagliatamente nella Relazione sugli “Interventi di riorganizzazione e riqualificazione dell’assistenza sanitaria nei grandi centri urbani”, approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti con delibera n. 2/2020/G, che ha esaminato le attività intraprese con i fondi erogati alle Regioni ai sensi dall’art. 71 della legge n. 448/98, sulla base del Piano straordinario del Ministero della Salute, verificando lo stato di attuazione al 2018 di tale Piano, con riguardo ai profili finanziari, alla realizzazione delle opere finanziate ed al conseguimento degli obiettivi stabiliti dalla legge, con specifici aggiornamenti al 2020. In molti casi le risorse statali sono state impegnate per le costruzioni di nuovi ospedali cofinanziati anche con stanziamenti regionali o con fondi comunitari.
 
Durante l’istruttoria la Corte ha, fra l’altro, controllato lo stato dei lavori dei due più importanti ospedali della Capitale, S. Andrea e Umberto I, e ha esaminato l’avanzamento delle opere riguardanti, specificamente, l’Ospedale del mare di Napoli, l’Ospedale San Salvatore dell’Aquila, l’Azienda ospedaliera Niguarda Ca’ Granda di Milano e il Nuovo Ospedale di Mestre.
 
Per quanto riguarda in particolare il cosiddetto “Piano per Roma”, che prevedeva il completamento dell’Ospedale S. Andrea ed importanti lavori di riqualificazione del Policlinico Umberto I, è emerso che, seppur in entrambi i casi gli interventi non siano stati ultimati, per il S. Andrea le opere sono prossime alla conclusione (si sta provvedendo alla realizzazione dell’ultimo corpo di fabbrica), mentre, per i lavori programmati al Policlinico Umberto I, dopo innumerevoli modifiche progettuali, motivate dall’evolversi di particolari esigenze tecniche (il primo progetto del 2004 è stato modificato per vincoli paesistico-ambientali che hanno impedito il completo abbattimento di determinati edifici), non si è ancora provveduto alla concreta realizzazione delle opere che, attualmente, sono in fase di progettazione esecutiva.
 
Il costo complessivo previsto per gli specifici interventi nel più vecchio nosocomio universitario romano ammonta ad oltre 100 milioni di euro, però, dopo oltre venti anni, sono stati spesi soltanto circa 5 milioni euro (occorsi unicamente per far fronte al saldo delle spese tecniche iniziali).
 
Fra le problematiche rilevate sul territorio, con riferimento alla diffusione delle apparecchiature tecnologiche sanitarie, in particolare delle piattaforme di chirurgia robotica e dei ventilatori polmonari, l’istruttoria della Corte dei conti ha evidenziato “marcate differenze tra regioni del sud e quelle del centro-nord, con prevalente concentrazione di tali dotazioni strumentali in queste ultime”.
 
Anche dal punto di vista operativo, “gli stati di avanzamento delle iniziative mostrano sensibili difformità a livello regionale nell’utilizzo delle risorse, mentre dall’analisi gestionale incentrata sull’effettiva utilizzazione dei fondi statali, con il coinvolgimento di diversi livelli istituzionali/amministrativi, è emerso che le aziende ospedaliere non sono in grado di soddisfare le esigenze di intercambiabilità del personale, con particolare riguardo per le figure professionali di tipo tecnico”.
 
"Il Ministero della Salute non si deve limitare ad erogare fondi". La Corte raccomanda al Ministero della Salute “di non limitarsi a svolgere un ruolo di mero finanziatore delle Regioni, ma a sviluppare, nell’espletamento dei suoi compiti, azioni di coordinamento, vigilanza e controllo, al fine di stimolare, anche con poteri sostitutivi, gli Enti ritardatari a portare a termine il programma”, con la conseguenza, “ad oltre venti anni dal suo avvio, dell’attuale stallo per molte opere (che sono ancora incompiute o addirittura mai realizzate).
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Troppe consulenze ai privati. Secondo la Corte, è opportuno “introdurre modifiche normative per l’implementazione delle competenze intestate all’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), sia in materia di supporto tecnico-contabile alle Regioni e agli enti in piano di rientro al fine di contenere la spesa per forniture di servizi di advisory contabile da parte di soggetti privati”.

Infatti, già dal 2007, - scrive la Corte – risultano stipulati contratti di fornitura di servizi di advisory contabile per le regioni in Piano rientro, dapprima con la società di consulenza Kpmg S.p.a. - indicata dal Ministero delle finanze e senza gara – e, solo successivamente, i medesimi servizi sono stati riattribuiti, con l’espletamento di gara ad evidenza pubblica, alla stessa Kpmg in R.t.i. (con tre specifiche edizioni procedurali conclusesi rispettivamente negli anni 2011, 2014 e 2018), per un costo complessivo di oltre 85 milioni di euro.
 
Liste d’attesa. La Corte punta il dito anche sui ritardi nella messa a punto di piani efficaci per la riduzione dei tempi di attesa, che era uno degli obiettivi del finanziamento straordinario per la sanità delle gradi città. Per la Corte “ciò che si dovrebbe prevedere in ciascun Piano regionale di Governo delle Liste di Attesa, è la definizione e l’applicazione di “percorsi di tutela”, ovvero percorsi di accesso alternativi alle prestazioni specialistiche, che fissino, qualora venga superato il tempo massimo di attesa a livello istituzionale, l’attivazione anche di una specifica procedura che permetta al paziente, e per le richieste di prime prestazioni in Classe di priorità, di poter ricevere la prestazione presso una struttura privata accreditata, nel rispetto dei tempi previsti dalla normativa vigente”.
 
Progetti originari e progetti rimodulati. Entrando nel merito della dinamica dell’evoluzione della progettazione la Corte ricorda che, una volta presentati ed individuati gli interventi ammessi al finanziamento, in origine 302, le regioni hanno avuto la possibilità di rivedere le proprie scelte originarie attuando la cosiddetta “rimodulazione degli interventi”.
 
Dall'avvio del Programma straordinario per la riqualificazione dell'assistenza sanitaria nei grandi centri urbani fino ad oggi, sono state molte le regioni che si sono avvalse di questa possibilità.
 
Secondo il Ministero della Salute, interrogato in proposito dalla Corte, la causa dei riscontrati ritardi per la realizzazione del programma “sarebbe da correlare alle varie modifiche progettuali intervenute prevalentemente in conseguenza dell’avvicendarsi del colore politico dei vari governi regionali, come ad esempio è avvenuto per la Regione Lazio”.
 
Oggi le regioni che presentano maggiori difficoltà sono: 
a) la Regione Piemonte che presenta la percentuale di realizzazione più bassa tra gli enti territoriali interessati, in quanto impegnata a ricalibrare le proprie scelte e ad indirizzare i fondi disponibili per la risoluzione di problematiche ritenute attualmente più urgenti rispetto a quelle considerate in passato;
 
b) la Regione Liguria che, contrariamente agli altri enti territoriali che hanno preferito destinare le risorse finanziarie disponibili verso interventi frammentati su più strutture e in più ambiti, ha deciso di concentrare tutte le sue disponibilità finanziarie per un unico intervento riguardante il nuovo ospedale “Galliera” di Genova (circa 41 milioni di euro);
 
c) la Regione Marche che ha preferito operare una rimodulazione delle relative risorse destinandole solo alla realizzazione del nuovo ospedale “Salesi” di Ancona, per l’importo totale di euro 11.798.897,09;
 
d) la Regione Lazio che, relativamente alla città di Roma, ha presentato un piano con interventi concentrati solo su due strutture. Quelli relativi al completamento dell’ospedale Sant’Andrea, come abbiamo visto, sono stati quasi conclusi negli anni, mancando oggi solo un corpo di fabbrica. Ben cinque diversi progetti (quello iniziale più quattro modificativi) hanno interessato, invece, il grande policlinico “Umberto I”.
 
Curioso infine il caso della Regione Lombardia, la quale ha già terminato tutti i lavori previsti, ma ha utilizzato soltanto risorse proprie e non ha ancora richiesto al ministero la relativa quota spettante a copertura dei costi già sostenuti.
 
Ecco perché nella Tabella qui sotto risulta ancora un intervento in esecuzione e la percentuale di realizzazione del 73,23 per cento. Per questo motivo la regione, è stata sollecitata dal ministero a richiedere tali somme a pena di prescrizione. 
 
20 gennaio 2021
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