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Venerdì 07 AGOSTO 2020
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Covid. Dall’Inmp le indicazioni per la gestione delle strutture con persone ad elevata fragilità e marginalità socio-sanitaria
In un documento appena pubblicato dall'Inmp viene affrontato il tema della gestione delle strutture con persone ad elevata fragilità e marginalità socio-sanitaria nell'attuale pandemia, nel quale vengono fornite indicazioni operative per la gestione di queste persone. Il rischio, si spiega, sarà definito sulla base della valutazione del grado di organizzazione dei luoghi abitati, sulla base della mobilità delle persone tra la struttura in cui vivono e l’ambiente esterno e sulla base del rischio di Covid-19 complicata per la popolazione ospitata. IL DOCUMENTO
31 LUG - Alla luce della epidemia di Covid-19, "gli interventi di prevenzione a favore delle persone appartenenti alle fasce più vulnerabili della popolazione, di individuazione precoce dei casi sospetti di infezione e di conseguente presa in carico presentano specifiche problematiche in linea generale attribuibili all’appartenenza di tali persone a diverse classi di rischio relative ai setting in cui vivono".
 
Così in un documento appena pubblicato dall'Istituto nazionale salute migrazioni e povertà (Inmp) viene affrontato il tema della gestione delle strutture con persone ad elevata fragilità e marginalità socio-sanitaria nell'attuale pandemia, nel quale vengono fornite indicazioni operative per la gestione di queste persone. Il rischio, si spiega, sarà definito sulla base della valutazione del grado di organizzazione dei luoghi abitati, sulla base della mobilità delle persone tra la struttura in cui vivono e l’ambiente esterno e sulla base del rischio di Covid-19 complicata per la popolazione ospitata.
 
Nel documento si sottolinea da subito come la struttura delle abitazioni influisca molto sulla efficacia dell’isolamento e delle norme di igiene e prevenzione, "permettendo o meno un reale distanziamento tra i membri della famiglia con una maggiore o minore probabilità di circoscrivere l’infezione. Appare chiaro che, per le popolazioni fragili oggetto del presente documento, disporre di abitazioni strutturalmente adeguate, così come di una organizzazione all’interno delle stesse, sia pertanto di fondamentale importanza".
 
Inoltre, la scarsa consapevolezza delle modalità di trasmissione dell’infezione e della sua sintomatologia, in assenza di una facilitazione in loco assicurata da operatori e/o mediatori adeguatamente formati e dedicati, gioca un ruolo rilevante nello scarso rispetto delle disposizioni even- tualmente impartite per il contenimento dell’infezione.
 
La mobilità con l’esterno viene poi definita un’ulteriore dimensione rilevante per la determinazione del rischio attribuibile a un determinato setting. "In relazione alla tipologia delle strutture e delle soluzioni abitative essa si esprime a vari livelli: dalla completa assenza di mobilità tipica del CPR, alla massima espressione riscontrabile nelle soluzioni con organizzazione scarsa o nulla, passando per soluzioni intermedie, quali i centri di accoglienza aperti (CPA, CAS, SIPROIMI, Centri per MSNA) fino alle strutture residenziali, semiresidenziali e diurne per le persone SFD".
 
I sistemi di accoglienza al 15 luglio 2020 hanno accolto 85.498 persone. "Nel caso in cui gli stranieri irregolari giungano in Italia condotti da imbarca- zioni o attraversando la frontiera terrestre, vengono fotosegnalati e valutati all’arrivo da parte dell’USMAF e/o della Azienda sanitaria competente, per identificare eventuali urgenze di tipo sanitario, le vulnerabilità che richiedono specifici percorsi protetti così come l’eventuale presenza di infezione da Sars-Cov-2. A seguito di ciò, vengono accolti in una struttura per la quarantena".
 
"Successivamente alle misure di quarantena o di isolamento, tutti i migranti, se richiedono la protezione internazionale, vengono accolti nei CPA o nei CAS e nel SIPROIMI, per l’espletamento delle procedure di accertamento dei requisiti per la protezione".
 
E ancora, nel documento vengono definite le azioni da intraprendere affinché "nei setting di accoglienza e in quelli a organizzazione scarsa o nulla in cui si erogano servizi essenziali si possa operare in sicurezza nei confronti del virus, mitigando il rischio e individuando precocemente eventuali casi o cluster epidemici. Si eseguono, in successione, la valutazione dei rischi, la riorganizzazione delle attività normalmente svolte, l’eventuale adattamento dei locali, la formazione del personale d’assistenza, l’informazione degli ospiti e il flusso informativo all’autorità sanitaria".
 
"In ogni setting è necessario effettuare una valutazione del rischio specifico che miri ad individuare, in aggiunta al rischio generale derivante dalla collocazione della struttura sulla piramide del rischio, quelle situazioni in cui i metodi comuni di contenimento del contagio - distanziamento fisico, limitazione dei contatti, igiene delle mani e protezione delle vie respiratorie, pulizia degli ambienti e sanificazione, uso e disponibilità di DPI e possibilità di gestire in sicurezza i casi, sospetti, probabili e confermati - non sono applicabili in modo efficace".
 
31 luglio 2020
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