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Gimbe: “Dopo battage mediatico della Fase 1, nella Fase 2 poca comunicazione istituzionale. Così si alimenta un senso di falsa sicurezza”
La Fondazione conferma il consistente alleggerimento di ospedali e terapie intensive quale effetto del lockdown, ma esclude una minore gravità della Covid-19. Tuttavia invita a non abbassare la guardia, sia perché le improrogabili riaperture si basano su dati relativi a 2-3 settimane fa, sia perché continua a mancare un sistema di monitoraggio univoco tra le regioni.
04 GIU - Il monitoraggio sull'andamento dell'epidemia Covid della Fondazione Gimbe conferma nella settimana 28 maggio-3 giugno sia la costante riduzione del carico su ospedali e terapie intensive, sia l’ulteriore rallentamento di contagi e decessi.
 
Questo il quadro fornito oggi dalla Fondazione:
• Casi totali: +2.697 (+1,2%)
• Decessi: +529 (+1,6%)
• Ricoverati con sintomi: -1.987 (-25,7%)
• Terapia intensiva: -152 (-30,1%)
 
“Dai dati disponibili ad oggi sull’andamento dell’epidemia – sottolinea il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta - emergono tre ragionevoli certezze: innanzitutto, il via libera del 3 giugno è stato deciso sulla base del monitoraggio relativo a 2-3 settimane prima; in secondo luogo l’attitudine alla strategia delle 3T (testing, tracing, treating) è molto variabile tra le Regioni e non esistono dati sistematici sugli screening sierologici; infine, rispetto al battage mediatico della fase 1, la comunicazione istituzionale si è notevolmente indebolita, alimentando un senso di falsa sicurezza che può influenzare negativamente i comportamenti delle persone”.
 
“Con l’interruzione della conferenza stampa della Protezione Civile - rimarca Giombe - , l’unico appuntamento istituzionale, più per addetti ai lavori, rimane infatti quella settimanale dell’ISS e peraltro i dati completi dei 21 indicatori previsti dal Decreto 30 aprile 2020 del Ministero della Salute, né quelli dell’aggiornamento del “Quadro sintetico complessivo” sul monitoraggio regionale, non sono pubblicamente disponibili a cittadini e ricercatori”.
 
“La Fondazione Gimbe – conclude Cartabellotta – ribadisce la necessità di non abbassare la guardia perché il Paese non può permettersi nuovi lockdown: il rischio di una seconda ondata dipende, oltre che da imprevedibili fattori legati al virus, dalle strategie di tracciamento e isolamento dei casi attuate dalle Regioni e dai comportamenti individuali. Se tuttavia l’improrogabile scelta di riaprire per rilanciare l’economia si è basata solo sull’andamento dei ricoveri e delle terapie intensive, è giusto dichiararlo apertamente ai cittadini con un gesto di grande onestà e responsabilità politica”.
04 giugno 2020
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