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Biotestamento. A due anni dall’approvazione hanno redatto le Dat meno dell’1% degli italiani e il 28% non sa neanche che esistono
I meno informati vivono al sud e sono credenti over 70. I più preparati, e favorevoli, sono cittadini residenti nelle regioni del nord-ovest, atei o agnostici, di età compresa tra i 26 e i 40 anni e con un livello di istruzione medio-alto. Le tre regioni più favorevoli sono Basilicata (5,3), Piemonte (4,9) e Lombardia (4,7). A rilevarlo una ricerca nazionale promossa da Vidas, che a Milano apre il primo Sportello di consulenza sul biotestamento con medico e psicologo.
13 DIC - In Italia solo 3 persone su 10 si sono poste il problema di pianificare il proprio fine vita e appena lo 0,7% della popolazione ha redatto le Dat, ovvero le disposizioni anticipate di trattamento, in Lombardia il dato sale al 3%. Le più sensibili al tema sono le donne, non credenti, di età compresa fra i 26 e i 40 anni.

A rivelarlo, a due anni dall’approvazione della legge 219/2017 sulle Dat, è la prima ricerca nazionale sulla percezione della popolazione in merito al testamento biologico promossa da Vidas, associazione che, dal 1982, offre assistenza sociosanitaria a persone con malattie inguaribili, e realizzata da Focus Management su un campione statisticamente rilevante della popolazione italiana composto da 1602 cittadini*.

Dalla ricerca emerge in particolare che la conoscenza degli italiani della normativa è ancora piuttosto superficiale, solo il 19% infatti dichiara di essere ben informato mentre il 28% non ne ha mai sentito parlare. Il futuro però potrebbe riservare sorprese perché gli italiani sono mediamente favorevoli al testamento biologico: tra quanti conoscono la legge (72% degli intervistati) e non hanno sottoscritto le Dat si dichiarano convinti il 51,4%, contrari il 27,4% e indecisi poco informati il 21,3%.

I più preparati, e favorevoli, sono cittadini residenti nelle regioni del nord-ovest, atei o agnostici, di età compresa tra i 26 e i 40 anni e con un livello di istruzione medio-alto. I meno informati vivono al sud e sono credenti over 70. Misurando il livello di favore a redigere il biotestamento con una scala da 1 a 7, dove 1 è “assolutamente contrario” e 7 è “assolutamente favorevole”, il valore medio nazionale è 4,5. Le tre regioni più favorevoli sono Basilicata (5,3), Piemonte (4,9) e Lombardia (4,7).

Per il 32% il momento perfetto per sottoscrivere le proprie disposizioni è il prima possibile, anche in condizioni di perfetta salute, mentre per il 25% è opportuno in caso di grave malattia. Ciononostante la tendenza è quella di posticipare a un tempo non definito la decisione e la sua attuazione. Il biotestamento infatti, pur essendo considerato il mezzo per garantire il diritto a una morte dignitosa (4,8 in una scala da 1 a 7) e per tutelare le volontà della persona (4,8), è ancora circondato dalla paura di possibili abusi e dell’abbandono dei malati (4,1). Il timore principale (4,6) è che possa introdurre nel nostro ordinamento giuridico il diritto alla morte (suicidio assistito ed eutanasia).

"A preoccupare non è il numero delle Dat già depositate presso i Comuni, tanto più che la legge garantisce il diritto all’autodeterminazione e non obbliga nessuno alla stesura del documento, - spiega Barbara Rizzi, medico palliativista e direttore scientifico di Vidas - ma che troppi Comuni ancora non si siano attrezzati per la loro raccolta. Dal mio punto di vista di medico ancora più preoccupante è la scarsa conoscenza della legge nel mondo sanitario e in particolare tra i medici, da quelli di base fino a quelli di pronto soccorso e agli anestesisti rianimatori. I primi, in quanto medici di fiducia, dovrebbero essere il punto di riferimento di ogni cittadino in materia di salute e quindi anche per la stesura delle Dat. I secondi, in quanto impegnati nella gestione delle emergenze e dei post acuti, dovrebbero chiedersi per primi se il paziente che stanno curando e che non è più in grado di esprimere le proprie volontà, le abbia espresse in anticipo".

Per contribuire ad abbattere la barriera dalla disinformazione e diffondere indicazioni chiare ed esaustive sul biotestamento Vidas ha appena inaugurato a Milano il primo Sportello Biotestamento in cui individui o famiglie hanno a disposizione un medico e uno psicologo esperti in cure palliative per ricevere gratuitamente consulenza specifica su quei trattamenti sanitari che possono rientrare nella stesura delle Dat. Lo sportello si trova presso la sede dell’associazione in via Ugo Ojetti 66 ed è aperto ogni mercoledì, dalle 17 alle 19, su appuntamento allo 02 725 111 o scrivendo a biotestamento@vidas.it.
Vidas, inoltre, organizza corsi di formazione per promuovere la conoscenza della legge 219 rivolti a professionisti, come operatori sociosanitari e giornalisti, e seminari divulgativi aperti al pubblico.
13 dicembre 2019
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