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Boom di Cooperative dalla crisi in poi. Le sanitarie e sociali crescono del 40.9% e generano il 21,9% (6,27 miliardi) di valore aggiunto 
Rapporto Istat-Euricse: nel 2007, anno antecedente la crisi, le cooperative erano 50.691. Nel 2011, anno in cui alla crisi del mercato finanziario si è aggiunto l’impatto della crisi dei debiti sovrani, sono diventate 56.946 (+12,3% rispetto al 2007) per toccare quota 59.027 nel 2015 (+3,7% rispetto al 2011, +16,4% rispetto al 2007). Il settore della Sanità e assistenza sociale assorbe il 14% delle coop, incide in termini di imprese per il 2,9%, ma genera il 21,6% del valore aggiunto e impiega il 34,4% degli occupati complessivi. IL RAPPORTO
28 GEN - Le Cooperative in Italia si sono rafforzate con l’avvento della crisi e sono cresciute soprattutto tra il 2007 (anno antecedente la crisi) e il 2015 soprattutto nei servizi di Alloggio e ristorazione (+51,6%), nell’Istruzione (+51,3%), nella Sanità e assistenza sociale (+40,9%) e nelle Attività finanziarie e assicurative (+39,0%). In questi settori si è registrata anche una crescita del numero dei dipendenti pari o superiore al 25 per cento.

Nella Sanità in particolare rappresentano una soluzione spesso percorsa dalle aziende per acquisire organici e servizi che altrimenti tra blocchi del turn over e politiche di risparmio di spesa, non appaiono possibili da realizzare.

I dati sulla situazione, il numero e l’attività delle Cooperative in Italia li fornisce per la prima volta il Rapporto Istat-Euricse (European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises).

Il Rapporto nasce con un duplice obiettivo, spiega l’Istat: da un lato, delimitare i confini della cooperazione, e quindi il suo peso nel complesso dell’economia nazionale e, dall’altro, individuare i settori in cui le cooperative hanno una rilevanza maggiore e risultano più dinamiche, mettendone in luce le peculiarità e i vantaggi competitivi, anche in ottica comparata con le altre imprese. Per quanto riguarda il primo obiettivo,

Nel 2015, le 59.027 cooperative risultate attive – l’1,3% delle imprese attive sul territorio nazionale – hanno occupato, in termini di posizioni lavorative in media annua, poco più di 1,2 milioni di addetti (dipendenti e indipendenti), 33mila lavoratori esterni e 10mila lavoratori in somministrazione, il 7,1% dell’occupazione totale delle imprese.

Queste cooperative, al netto di quelle del settore finanziario e assicurativo5, hanno generato un valore aggiunto di 28,6 miliardi di euro, il 4,0% del valore aggiunto delle imprese (sempre escludendo le imprese del credito e assicurazioni).

Tra le cooperative attive spiccano quelle di lavoro (29.414; il 49,8% del totale), sociali (14.263; il 24,2%), d’utenza o di consumo (3.844, il 6,5%) e quelle di produttori del settore primario (1.791; il 3%).

La cooperazione di lavoro e quella sociale, oltre a registrare il maggior numero d’imprese, sono anche le due tipologie cooperative che hanno generato il maggior valore aggiunto: 12,9 e 8,1 miliardi di euro pari, complessivamente, al 73,4% del valore aggiunto dell’intera cooperazione nel 2015.
Tra le rimanenti tipologie non si può trascurare l’apporto della cooperazione di produttori del settore primario che, con 2,6 miliardi di euro di valore aggiunto, contribuisce con il 9,2% al valore aggiunto complessivo.

Questi risultati trovano conferma anche dall’analisi dei dati del Registro statistico delle imprese. Nel 2007, anno antecedente la crisi, le cooperative erano 50.691. Nel 2011, anno in cui alla crisi del mercato finanziario si è aggiunto l’impatto della crisi dei debiti sovrani, sono diventate 56.946 (+12,3% rispetto al 2007) per toccare quota 59.027 nel 2015 (+3,7% rispetto al 2011, +16,4% rispetto al 2007).

Una crescita che l’Istat giudica ancora più significativa se si tiene conto che, nello stesso periodo, il numero di imprese in Italia è diminuito del 2,4%. Inoltre, l’incremento registrato per i dipendenti8 delle cooperative è stato del 17,7%, superiore anche all’aumento delle cooperative, contro una flessione dell’occupazione pari al 6,3% registrato nelle altre imprese.

La composizione della forza lavoro risulta piuttosto omogenea, con percentuali di lavoro dipendente che superano l’85% per tutte le tipologie di cooperative analizzate. La quota di dipendenti si attesta sotto l’80% per le cooperative che hanno fino a un solo lavoratore mentre sale al 95% tra quelle con oltre 10 lavoratori. L’impiego di lavoratori in somministrazione interessa principalmente le cooperative più grandi (1,0%).

I lavoratori dipendenti delle cooperative sono concentrati soprattutto nella classe di età 30-49 anni (58,5%), il 13,1% ha un’età compresa tra 15 e 29 anni e più di un quarto è over 50. Prevale il genere femminile (52,2%) mentre sotto il profilo dell’istruzione circa il 66% dei dipendenti possiede un diploma di scuola secondaria (di I o II grado) e oltre il 15% è laureato contro un 5% che ha acquisito al massimo la licenza primaria.

Poco meno dell’84% dei dipendenti è a tempo indeterminato; rispetto al regime orario una quota alquanto elevata di lavoratori è in part-time (44,8%). Quanto alla posizione nella professione, il 64,8% è operaio e il 30,8% impiegato; residuale è il peso di quadri (3%), apprendisti e dirigenti (sotto l'1%).

Nel 2015, poco meno di sei cooperative su dieci operano in cinque settori d’attività: Costruzioni (8.794 cooperative; 14,9% del totale), Servizi di supporto alle imprese (8.587; 14,5%), Sanità e assistenza sociale (8.280; 14,0%), Trasporto e magazzinaggio (7.628; 12,9%) e Attività manifatturiere (4.953; 8,4%)7. Dal punto di vista dell’occupazione, il 62% degli addetti opera in cooperative attive in tre settori d’attività: il 24,6% nella Sanità e assistenza sociale, il 19,4% nei Servizi alle imprese e il 17,9% nei Trasporti.
 
I dati sul valore aggiunto confermano il peso di quattro di questi cinque settori: poco meno del 70% del valore aggiunto cooperativo totale è infatti generato da cooperative attive nella Sanità e assistenza sociale (6,27 miliardi di euro; 21,9%), nel Trasporto e magazzinaggio (5,87 miliardi; 20,5%), nei Servizi di supporto alle imprese (4,57 miliardi; 16,0%) e nelle Attività manifatturiere (3,23 miliardi; 11,3%).
 
Rispetto al peso delle cooperative sul totale delle imprese nei singoli settori economici, il settore della Sanità e assistenza sociale incide poco in termini di imprese (2,9%) ma genera il 21,6% del valore aggiunto e impiega il 34,4% degli occupati complessivi.

Ma non è l’unico settore a contribuire in misura rilevante alla creazione di valore aggiunto e occupazione: anche l’Istruzione, altro tipico settore della cooperazione sociale di tipo A, i Servizi di supporto alle imprese e i Trasporti presentano quote rilevanti di occupazione (tra il 19% e il 22% circa) e di valore aggiunto (tra il 10% e il 19%).

Nel 2015, oltre il 50% delle cooperative è concentrato in sole cinque regioni: Lazio e Lombardia, con una quota intorno al 14%, seguite da Sicilia (10,5%), Campania (10,1%) e Puglia (9,3%). Questa concentrazione è legata alla densità demografica o imprenditoriale ma anche a vocazioni territoriali specifiche. In Sicilia, Puglia e Lazio ci sono oltre 19 cooperative ogni 1.000 imprese, rapporto che sale addirittura a 27 in Basilicata mentre si attesta sotto il 10 in Veneto, Piemonte, Liguria, Friuli-Venezia Giulia.
 
La distribuzione del valore aggiunto secondo la regione delinea una maggiore capacità di produrre ricchezza delle cooperative residenti al Nord, che rappresentano il 36,2% del totale ma producono il 64,1% del valore aggiunto complessivo. In particolare, le cooperative dell’Emilia Romagna, pur essendo il 7,1% del totale, contribuiscono per il 22,6% al valore aggiunto, con una media di 1,5 milioni di euro per cooperativa; anche quelle della Provincia autonoma di Trento realizzano un valore aggiunto medio per cooperativa di poco superiore al milione di euro. All’opposto in Calabria, Sicilia, Puglia, Campania, Basilicata e Molise sono localizzate oltre un terzo delle cooperative (34,9%) ma il loro peso in termini di valore aggiunto è dell’11,6%, in media meno di 200 mila euro per cooperativa.
 
Sotto il profilo territoriale, quasi tutte le cooperative isolate operano in una sola regione (99,6%), quota che scende all’84,7% tra i gruppi d’impresa a guida cooperativa mentre è leggermente superiore tra i gruppi controllati da un’impresa.

Il controllo di un gruppo cooperativo va soprattutto alle cooperative del Nord-est (39,5%) - in particolare quelle in Emilia-Romagna (26%) - e del Centro-Italia (25,4%) dove spicca la Toscana (10,5%).

Includendo le imprese controllate, le dimensioni economiche e occupazionali della cooperazione crescono molto: 31,3 miliardi di valore aggiunto11, 1,2 milioni di addetti e poco meno di 50mila lavoratori esterni o somministrati. Rispetto ai dati delle sole cooperative, la consistenza è maggiore del 9,3% in termini di valore aggiunto, del 6% circa rispetto ad addetti ed esterni e di oltre il 24% in considerazione dei lavoratori somministrati. Nei suoi confini allargati la cooperazione rappresenta quindi il 4,4% del valore aggiunto e il 7,4% degli addetti delle imprese attive nel 2015.
28 gennaio 2019
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