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Lunedì 18 DICEMBRE 2017
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Aria inquinata. Ogni anno in Italia 80mila morti premature (131 ogni 100.000 abitanti). Peggio di noi solo Bulgaria, Kosovo, Serbia, Macedonia e Ungheria. Gli ultimi dati dell’Agenzia europea 
Il dato emerge dall'ultimo rapporto dell'Agenzia europea per l'ambiente. Le principali minacce ambientali alla salute degli italiani (PM2.5, NO2 e O3). In tutta Europa, le morti premature sono oltre 520mila nello stesso anno. L’Italia è seconda dopo la Germania per valori assoluti e quinta per morti premature per centomila abitanti, dato per il quale la Germania, seconda grande nazione in classifica, scende al 15° posto in classifica. LA RELAZIONE DELL'AGENZIA.
15 NOV - Le stime più recenti dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), pubblicate nelle settimane scorse, rivelano che le particelle sottili continuano a essere la causa della morte prematura di più di 520mila europei l’anno.
Con l’espressione "morti premature" si fa riferimento ai decessi che avvengono prima che l’individuo raggiunga l’età attesa. Quest’ultima corrisponde generalmente alla speranza di  vita per una determinata nazione e per un certo genere. Le morti premature sono considerate evitabili se la loro causa può essere rimossa.

In Europa i maggiori responsabili delle emissioni di inquinanti atmosferici sono: il trasporto su strada, l’agricoltura, le centrali elettriche, l’industria e i nuclei domestici.

E l’Italia è purtroppo uno dei paesi europeo in cui l’inquinamento dell'aria fa più vittime: secondo la pubblicazione dell’Unione europea, le principali minacce ambientali alla nostra salute - particolato atmosferico (PM), biossido di azoto (NO2) e ozono troposferico (O3) - hanno generato 79.820 morti premature in Italia nel 2014 (ultimo dato rilevato).

In tutta Europa, le morti premature sono 442.478 per PM2.5, 78000 per NO2 e 14.400 per O3 nello stesso anno.
Il PM 2,5 è una classificazione numerica data alle polveri sottili in base alla loro grandezza. Più il numero è minore e più sottili sono le polveri e dunque più pericolose per la salute della specie umana ed animale. Mentre il PM 10 raggiunge solo i bronchi, la trachea e vie respiratorie superiori, il PM 2,5 è in grado di penetrare negli alveoli polmonari con eventuale diffusione nel sangue.   Il biossido di azoto (NO2) è un gas prodotto dalla reazione di azoto e ossigeno durante i processi di combustione. A concentrazioni elevate, causa infiammazioni delle vie aeree (tosse, bronchiti, oppressione toracica e difficoltà di respirazione).   L’ozono troposferico (O3) è un tipico inquinante secondario che si forma nella bassa atmosfera a seguito di reazioni fotochimiche che interessano inquinanti precursori prodotti per lo più dai processi antropici. Gli effetti provocati dall'ozono vanno dall'irritazione alla gola ed alle vie respiratorie al bruciore degli occhi; concentrazioni più elevate dell’inquinante possono comportare alterazioni delle funzioni respiratorie ed aumento nella frequenza degli attacchi asmatici, soprattutto nei soggetti sensibili. L’ozono è responsabile anche di danni alla vegetazione ed ai raccolti.   L’Italia per le morti premature è seconda per valori assoluti dopo la Germania, seguita al terzo posto dal Regno Unito. Ma il discorso è ben peggiore se si analizza il dato per centomila abitanti. Il nostro paese infatti scende al sesto posto con la Romania (131 morti premature per 100mila abitanti), ma chi la precede sono Bulgaria, Kosovo, Serbia, Macedonia e Ungheria, mentre i paesi maggiore d'Europa, dai primi posti in classifica per valori assoluti, scendono tutti.
La Germania, infatti, prima per morti premature in valori assoluti, diventa quindicesima se le morti si analizzano per centomila abitanti (il valore è 100 per 100mila), mentre il Regno Unito che era al terzo posto sempre per valori assoluti raggiunge la ventiquattresima posizione con 81 morti premature per 100mila abitanti.
 
Tutti dati che saranno senz'altro al centro del Clean Air Forum di  Parigi il 16 e 17 novembre prossimo in occasione del quale la Commissione Europea riunirà gli esperti del settore per discutere il futuro dell’ambiente e della salute dei cittadini europei.
Ma la qualità dell'aria in Europa è in miglioramento. Tornando alla ricerca dell’AEA, basata sui dati di oltre 2.500 stazioni di monitoraggio in tutta Europa nel 2015, si evidenzia tuttavia che la qualità dell’aria in Europa sta lentamente migliorando, grazie alle politiche passate e presenti, nonché in virtù degli sviluppi tecnologici. Ciononostante, le elevate concentrazioni di inquinanti atmosferici hanno ancora forti ripercussioni sulla salute degli europei. In dettaglio, a provocare i danni maggiori sono: particolato atmosferico (PM), biossido di azoto (NO2) e ozono troposferico (O3).

La scarsa qualità dell’aria ha, inoltre, considerevoli ripercussioni a livello economico, ovvero incremento delle spese mediche, riduzione della produttività dei lavoratori, nonché danneggiamento di suolo, colture, foreste, laghi e fiumi.

“In quanto società, non dovremmo accettare il costo dell’inquinamento atmosferico. Grazie a decisioni coraggiose e investimenti intelligenti in trasporti, energia e agricoltura più puliti, possiamo fronteggiare l’inquinamento e, contemporaneamente, migliorare la nostra qualità della vita”, ha affermato Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA.

“È incoraggiante rilevare – ha proseguito - che molte pubbliche amministrazioni europee, e in particolare le città, mostrano di svolgere un ruolo guida nella protezione della salute delle persone mediante il miglioramento della qualità dell’aria. L’aria pulita è un patrimonio della collettività, incluse le persone residenti nelle città”.

"La relazione dell'Agenzia europea dell'ambiente indica che la scarsa qualità dell'aria continua ad avere ripercussioni significative sulla salute. La Commissione europea non cessa di adoperarsi per affrontare il problema e aiutare gli Stati membri a far sì che la qualità dell'aria per i loro cittadini sia eccellente", ha aggiunto Karmenu Vella, Commissario UE per l'Ambiente, gli affari marittimi e la pesca.

Questi i risultati principali in sintesi:
- Particolato atmosferico: nel 2015 il 7 % della popolazione urbana dell’UE-28 è stata esposta a livelli di PM2,5 superiori al valore limite annuale stabilito dall’UE. L’82 % circa è stato esposto a livelli che hanno oltrepassato le più rigide linee guida dell’OMS. In base alle stime, nel 2014 l’esposizione al PM2,5 ha determinato la morte prematura di 428.000 persone in 41 paesi europei.

- Biossido di azoto: nel 2015 il 9 % della popolazione dell’UE-28 è stata esposta a livelli di NO2 superiori al valore limite annuale definito dall’Ue e alle linee guida dell’OMS. Secondo le stime, nel 2014 l’esposizione al NO2 ha causato la morte prematura di 78.000 persone in 41 paesi europei.

- Ozono troposferico: nel 2015 il 30 % della popolazione urbana dell’UE-28 è stata esposta a livelli di O3 superiori al valore obiettivo definito dall’Ue.
Circa il 95% è stato esposto a livelli che hanno oltrepassato le più rigide linee guida dell’OMS. In base alle stime, nel 2014 l’esposizione all’O3 è stata causa della morte prematura di 14.400 persone in 41 paesi europei.

Gli effetti sulla salute stimati sono quelli attribuibili all’esposizione a PM2,5, NO2 e O3 in Europa nel 2014. Le stime si basano su informazioni sull’inquinamento atmosferico, i dati demografici e la relazione tra esposizione alle concentrazioni di inquinanti ed effetti specifici sulla salute.
 

 


 

 
 
15 novembre 2017
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