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Giovedì 23 NOVEMBRE 2017
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Performance dei Ssr. Toscana al top; Calabria, Abruzzo, Puglia, Friuli VG e Molise maglia nera. Il Rapporto Crea Sanità
Nell’area d’eccellenza si posizionano, dopo la Toscana, Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia Romagna. Rispetto allo scorso anno, entrano nell’area critica Abruzzo e Friuli Venezia Giulia, mentre ne esce la Campania, che con Lazio, Sardegna, Marche, P.A. di Bolzano, Valle d’Aosta, Sicilia, Umbria, Piemonte, Basilicata e P.A. di Trento va a formare l'area di Performance “intermedia”. Il Rapporto
06 LUG - Toscana, Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia Romagna sono le Regioni italiane dove il Servizio sanitario regionale registra le migliori performance. Lo rileva la V edizione (2017) del ranking dei Servizi Sanitari Regionali (Ssr), elaborata nell’ambito del progetto “Una misura di Performance dei Ssr”, condotta dal Crea Sanità - Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” (Consorzio per la Ricerca Economica Applicata in Sanità). Calabria, Abruzzo, Puglia, Friuli Venezia Giulia e Molise nell’area “critica”; Lazio, Sardegna, Marche, P.A. di Bolzano, Valle d’Aosta, Sicilia, Umbria, Piemonte, Campania, P.A. di Trento e Basilicata si posizionano in un’area di Performance “intermedia”.


Il progetto ha come obiettivo quello di contribuire alla valutazione della Performance dei Ssr, intesa in senso lato, allargando il suo spettro di analisi agli impatti della spesa privata e in generale agli outcome di salute della popolazione; rappresenta una modalità “terza” di valutazione complessiva della Sanità regionale, che ambisce a fornire una indicazione sul livello di legittima aspettativa del cittadino nei confronti della Salute, a seconda del contesto in cui risiede (Regione). Si tratta di un metodo di valutazione multi-dimensionale e multi-prospettiva, che “media” le valutazioni di diversi stakeholder del sistema, producendo un indice sintetico di Performance per ogni SSR.  Il ranking è prodotto, pertanto, da un Panel qualificato che conta 102 rappresentanti delle diverse categorie di stakeholder: ‘Utenti’, ‘Management aziendale’, ‘Professioni sanitarie’, ‘Istituzioni’ e ‘Industria medicale’.

Le dimensioni prese in considerazione sono quella Sociale (equità), Economico Finanziaria, Appropriatezza ed Innovazione (quest’ultima inserita per la prima volta in questa edizione).

“I risultati raggiunti - evidenzia il Crea Sanità in una nota di sintesi del Rapporto - indicano chiaramente come diversi gruppi di stakeholder abbiano effettivamente preferenze diverse e quindi giudizi non perfettamente sovrapponibili sulle Performance dei SSR; quest’anno un’analisi ad hoc, resa possibile da una presenza maggiore ed equilibrata a livello territoriale dei partecipanti all’esercizio, ha palesato come ci sia anche una dipendenza dal contesto in cui questi operano (SSR in Piano di Rientro o in sostanziale equilibrio)”.

Infatti, “la nota spaccatura Nord-Sud del Ssn italiano trova una sua nuova dimensione nei criteri di misurazione della Performance: in particolare si osserva una netta differenziazione sul giudizio dato agli indicatori di Spesa: per i partecipanti al Panel che provengono dalle Regioni in Piano di Rientro, una minore spesa è “sinonimo” di netta migliore Performance, mentre per quelli provenienti dalle Regioni in sostanziale equilibrio, la maggiore spesa non pregiudica a priori la Performance. Aspetto, questo, che si traduce in un potere ‘salvifico’ delle Regioni (tipicamente) meridionali, che hanno una spesa inferiore alla media, quanto in una (implicita) dimostrazione di consapevolezza, da parte di chi dispone di più risorse, del fatto che tale disponibilità può tramutarsi in una maggiore Performance di sistema”.

In questa annualità è nuovamente aumentato il peso della Dimensione Economico Finanziaria (21,2%), ribadendo che però fornisce un contributo opposto a seconda del contesto di provenienza; si è ridotto invece quello del Sociale (20,2%), anche qui con una “spaccatura” geografica: rimane importante nelle Regioni in sostanziale equilibrio, mentre nel Meridione una quota di disagio viene “pragmaticamente” considerata ineliminabile, almeno nel breve periodo.

La Dimensione Innovazione, introdotta per la prima volta, ha riscosso un “favore” relativo, contribuendo il 16,2%, probabilmente a causa degli indicatori elaborati, che non sono stati definiti dal Panel perfettamente rappresentativi.

Si riequilibra il peso fra Esiti ed Appropriatezza (21,2% e 21,0%), ritenuta quest’ultima un elemento essenziale soprattutto dagli stakeholder delle Regioni in sostanziale equilibrio.


 
Analizzando il contributo per categoria di stakeholder, si nota che gli Utenti sembrano dare maggior importanza al Sociale e all’Economico-Finanziario (oltre il 50%) e poi ad Appropriatezza, Innovazione ed Esiti.

Le Professioni sanitarie attribuiscono invece all’Appropriatezza quasi un terzo (26,5%) del peso della Performance; seguono l’aspetto economico (23,5%) e gli Esiti (22,1%), mentre modesto è il contributo dell’Innovazione e del Sociale (13,9% e 13,4%).

Il Management aziendale ritiene essere il Sociale la Dimensione che contribuisce maggiormente alla Performance, con il 28,8%, seguita dall’Appropriatezza con il 25,3% e dall’Economico-Finanziaria con il 23,7%; l’Innovazione è invece quella che contribuisce in minor misura (7,2%).

Le Istituzioni  ritengono che oltre il 75% del contributo alla Performance sia associato ad Esiti (31,6%), Appropriatezza (22,9%) ed Innovazione (22,5%); decisamente modesto è il contributo della Dimensione Economica e Sociale (9,9% e 13,1%).

Infine, i rappresentanti dell’Industria attribuiscono un maggior peso alla componente economica (23,6%), agli Esiti (22,9%) e all’Innovazione (22,3%); Sociale ed Appropriatezza contribuiscono complessivamente per meno di un terzo alla Performance (19,0% e 12,2% rispettivamente).    
06 luglio 2017
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