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Alcol. Sono 8,6 milioni i consumatori a rischio. Il Libro Bianco del Ministero della Salute 
Cambiano le abitudini degli italiani. Impazza il binge drinking con 4 mln e 100mila consumatori over 11 anni che si sono ubriacati nel 2020, 930mila tra gli 11 e i 25 anni. 120mila i minori intossicati di cui 3.300 hanno fatto ricorso ad un Pronto Soccorso (il 10% circa dei 29.362 accessi per intossicazione alcolica). Servono linee di Indirizzo univoche per la definizione di Reti territoriali che possano rispondere ai bisogni di salute in campo alcologico e una formazione ad hoc per Mmg e Pls  IL DOCUMENTO
03 NOV -

Cresce sempre di più il popolo dei consumatori e delle consumatrici di bevande alcoliche (birra, aperitivi alcolici, amari, liquori e superalcolici) e con nuove modalità di consumo, quali binge drinking, alcolpops, energy drink, ben lontane dai radicamenti culturali italiani legati invece al consumo “mediterraneo” di vino e i distillati.

Un cambiamento culturale che si è esacerbato durante la pandemia: nel 2020 sono stati 8,6 milioni i consumatori a rischio, dagli 11 anni in su (22,9% maschi, 9,4% femmine - dati Multiscopo Istat e Ministero della Salute) con un incremento del 6,6% per gli uomini e 5,3% per le donne rispetto al 2019. Ad essere colpiti sono i target di popolazione più vulnerabili come minori (760mila) e anziani (2milioni e 600mila).

Ma a preoccupare sono soprattutto le donne minorenni: tra i 16 e 17 anni la frequenza delle consumatrici a rischio è del 40,5% e raggiunge quella dei coetanei maschi (43,8%). Non solo, tra gli 11 e i 15 anni, 10 minori su 100 sono rientrati nelle categoria a rischio.

Cresce anche il binge drinking con 4milioni e 100mila consumatori che si sono ubriacati nel 2020, 930mila tra gli 11 e i 25 anni di età, con 120mila minori intossicati di cui 3.300 hanno fatto ricorso ad un Pronto Soccorso (il 10 % circa dei 29.362 accessi per intossicazione alcolica).
Dei circa 830mila consumatori dannosi (con una salute già compromessa da danni causati dall’alcol, con Disturbi da Uso di Alcol (Dua) e in necessità di trattamento), solo 64.527 sono stati presi in carico come alcoldipendenti nei servizi per le dipendenze, con ben il 93% di mancati accessi. Sono diminuite a causa delle restrizioni da Covid 19 anche le dimissioni ospedaliere per diagnosi totalmente attribuibili all’alcol: sono state 43.445 con una perdita di continuità assistenziale e capacità di screening precoce della rilevazione di epatopatie causate dall’alcol e dello spettro dei Dua.

È questo il quadro emerso dal Libro Bianco “Informare, educare, curare: verso un modello partecipativo ed integrato dell’alcologia italiana” pubblicato nei giorni scorsi sul sito del ministero della Salute. Il Report descrive, per ogni area tematica (quali giovani e alcol, alcol e guida, le reti curanti, la formazione, ecc), lo stato dell’arte, le criticità ed i punti di forza con l’obiettivo di produrre - sul solco anche delle indicazioni emerse nella “Seconda Conferenza Nazionale Alcol” del marzo scorso - Linee di Indirizzo univoche per la definizione di Reti territoriali che possano rispondere ai bisogni di salute in campo alcologico.

L’alcol è la causa principale di molte malattie totalmente alcol-correlate, in particolare la cirrosi epatica alcolica; ma è anche la causa concomitante di varie altre patologie vascolari, gastroenterologiche, neuropsichiatriche, immunologiche, di infertilità e problemi prenatali, di cancro, compreso il cancro della mammella. A questi si sommano altri gravi eventi quali incidenti stradali, omicidi, suicidi, incidenti vari. Nel 2018, in Italia il numero di decessi per patologie totalmente alcol-attribuibili (in soggetti > a 15 anni) è stato pari a 1.257 (1.024 uomini, 81,5% e 233 donne, 18,5%). Le due patologie che causano il numero maggiore di decessi totalmente alcol-attribuibili, sono le epatopatie alcoliche (M=749; F=174) e i disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di alcol (M=213; F=45) che, nel complesso, causano circa il 94% dei decessi alcol-attribuibili.

I numeri in sintesi.
Si stima che nel 2020 circa 29 milioni di persone hanno consumato vino almeno una volta nel corso dell’anno, con una prevalenza pari a 65,1% tra gli uomini e 43,2% tra le donne. E se tra il 2010 e il 2020 il trend dei consumi è calato tra gli uomini è invece aumentato tra le donne, dopo un iniziale diminuzione tra il 2010 e il 2014.

Sono invece quasi 28 milioni gli over undici anni che hanno consumato birra nel corso del 2020, con una prevalenza dei consumatori di sesso maschile quasi doppia rispetto a quella femminile (64,6% e 38,3% rispettivamente).
Ad impazzare sono gli aperitivi alcolici, prediletti da oltre 20 mln e cinquecento mila persone in stragrande maggioranza uomini (46,9%) con un aumento della prevalenza dei consumi rispetto al 2019 del 1,9%. Aperitivi alcolici gettonati soprattutto tra le donne tra i 18 e 64 anni (M: 2%; F: 5,1%). Circa quattordici milioni e cinquecento mila over 11 anni, (38% uomini e 15,8% donne) hanno invece prediletto liquori e i superalcolici confermando un trend in crescita iniziato già dal 2014.

Rispetto ai comportamenti, destano particolare preoccupazione quelli delle ragazze: sono aumentate del 19,7% le femmine tra i 21 e 25 anni che hanno consumato alcolici lontano dai pasti e ben del 40,5% le binge drinker. Il consumo fuori pasto rimane il comportamento più diffuso tra i giovani di entrambi i sessi (M=31,9%; F=28,2%), seguito dal consumo in modalità binge per i maschi (12,5%) e il consumo eccedentario abituale per le femmine (10,7%).

Nel 2020, in piena oandemia, i consumatori a rischio sono stati il 20,6% dei giovani tra i 11 e i 25 anni e il 17,1% delle loro coetanee per un totale di circa 1mln 600mila ragazze e ragazzi che non si sono attenuti alle indicazioni di sanità pubblica.

Le prevalenze dei consumatori a rischio fra i minorenni (11-17 anni) continuano a rimanere in linea con i dati degli ultimi anni. C’è però una tendenza all’aumento di consumi a rischio tra le ragazze: sono passate dal 16,9% nel 2019 al 18,8% nel 2020. Nel 2020 sono stati circa 750mila gli adolescenti minorenni che hanno consumato alcolici e che, secondo gli organismi di sanità pubblica e le evidenze scientifiche, sono quindi a rischio.

Il consumo di alcol nelle Regioni
Le Regioni d’Italia con la maggior criticità, sia in termini di tipologia di bevande alcoliche consumate che di comportamenti dannosi per la salute sono, anche per il 2020, quelle nord orientali. In particolare, nell’Italia nord-orientale (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Provincie autonome di Bolzano e di Trento) la percentuale di consumatori di almeno una bevanda alcolica è del 79,4% tra gli uomini e del 61,3% tra le donne. Inoltre, nell’Italia Nord orientale nel 2020, c’è stato un ulteriore aumento dei consumatori fuori pasto maschi e dei consumatori a rischio per entrambe i sessi.

Nelle regioni dell’Italia nord-occidentale (Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria) si registra un trend in diminuzione del consumo di alcol negli ultimi 10 anni per il sesso maschile (ma non riscontrato nel corso del 2020), ma anche un valore superiore alla media nazionale per gli aperitivi alcolici in ambo i sessi e per i superalcolici ed il vino nelle donne. Superiore alla media nazionale il consumo di alcol fuori pasto, quello a rischio in entrambe i sessi e il consumo binge drinking per le sole donne.

Nell’Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio) sono superiori alla media nazionale i valori per il vino per entrambe i sessi, per la birra e gli aperitivi alcolici nelle donne (in ulteriore aumento per la birra) e per i superalcolici negli uomini. Aumentano i consumatori fuori pasto di entrambi i sessi, anche se in linea con la media nazionale. Sono invece al di sotto della media i consumatori maschi binge drinker e a rischio.

Nell’Italia meridionale (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria), la prevalenza dei consumatori di vino, aperitivi alcolici e super alcolici è inferiore al dato medio nazionale sia tra gli uomini che tra le donne, anche se tra queste ultime i consumi sono aumentati rispetto al 2019. La prevalenza delle consumatrici di sesso femminile fuori pasto è invece la più bassa di Italia.

Infine, è nell’Italia Insulare (Sicilia e Sardegna) che si hanno, per entrambi, i sessi i valori più bassi in Italia, in particolare per il vino, gli aperitivi alcolici e i super alcolici per entrambi i generi. Sono però in aumento le consumatrici fuori pasto.

Le Regioni che nel 2018 hanno fatto registrare i livelli più elevati di mortalità (tassi standardizzati) tra gli uomini sono state la Valle d’Aosta (12,12 per 100mila ab.), il Molise (8,14) e la Provincia Autonoma di Bolzano (7,35). Per le donne, i livelli più elevati di mortalità sono stati registrati nella Provincia Autonoma di Trento (2,33 per 100milaab.), in Umbria (1,45.) e Liguria (1,42).
All’estremo opposto le Regioni con i livelli più bassi di mortalità sono state, per gli uomini le Marche (2,37 per 100mila ab.), l’Umbria (2,58.) e la Toscana (2,74.). Sempre nelle Marche si registrano i valori più bassi di mortalità per malattie totalmente alcol-attribuibili per le donne (0,38 per 100mila ab.), precedute da Basilicata (0,34 per 100mila ab.) e dalla Valle d’Aosta dove nel 2018 non si sono registrati decessi di donne per questo gruppo di cause.

Alcoldipendenza. Nel 2020 sono 64.527 gli alcoldipendenti in carico ai servizi in Italia, in costante e preoccupante decrescita nonostante l’incrementata platea di consumatori dannosi affetti da DUA (65.387 nel 2019) (19). Solo il 7,8% degli 830mila consumatori dannosi che necessitano di un trattamento è preso in carico ai servizi territoriali per le dipendenze. Come già sottolineato, nonostante l’incremento del numero delle strutture, nel 2020 è proseguito e si è consolidato il calo degli utenti che si rivolgono ai servizi, fenomeno verosimilmente, almeno in parte, da attribuirsi alla chiusura dei servizi in lockdown e alle restrizioni di accesso imposte dalla pandemia

Le azioni da intraprendere. A indicare la rotta per governare il fenomeno, è l’ex sottosegretario Andrea Costa nelle conclusione al Libro Bianco. Sono in particolare due le coordinate che devono orientare il sistema della presa in carico globale della persona/cittadino: la Centralità della persona e un sistema di rete che risponda ad un modello di governance intersettoriale e multilivello. Un sistema di reti Curanti che vede protagonisti gli operatori dei servizi di alcologia e delle dipendenze (SerD) in collaborazione con gli operatori socio-sanitari di altri servizi e unità operative anche Ospedaliere, collaborazione con Comunità terapeutiche, Associazioni e Privato Sociale.

I pilastri sui quali costruire un sistema solido in sintesi sono: la promozione nelle Aziende Sanitarie dell’interazione delle attività dipartimentali; una formazione specifica di Mmg e Pls (figure essenziali per “intercettare” la domanda e i bisogni delle persone con disturbo da uso di alcol) anche finalizzata ad acquisire gli strumenti per individuare precocemente le persone maggiormente a rischio.

Ma bisogna anche agire in altri setting quali scuola, ambiente di lavoro, luoghi dello svago e di aggregazione, (ad esempio i luoghi deputati allo sport dove il coach può svolgere un ruolo carismatico e positivo tra i giovanissimi): “Luoghi che vanno valorizzati in quanto consentono un facile accesso agli individui e ai gruppi e favoriscono la predisposizione di specifici ed efficaci modelli di intervento e promozione della salute per ridurre sempre più l’esposizione al rischio”.

Occorre quindi, si suggerisce nel Libro Bianco, attuare “una Strategia nazionale intersettoriale e multilivello che superi definitivamente la frammentazione progettuale attuata in modo disomogeneo e incostante a favore di programmi evidence-based supportati da una ‘infrastruttura’ professionale, organizzativa e operativa, adeguatamente supportata da risorse umane, tecniche e finanziarie”.

Il Libro Bianco affronta poi un ambito particolarmente sensibile: la guida in stato di ebbrezza (art. 186 del Codice della Strada). Si evidenzia la necessità che in questi contesti si possa avviare la sensibilizzazione a seguire corsi info-educativi in tema di rischi correlati al consumo di alcol in generale e alla guida di veicoli in particolare. Viene condivisa, inoltre, l’opportunità di elaborare linee di indirizzo nazionali che stabiliscano criteri condivisi su tutto il territorio per un modello di invio dei soggetti fermati ai sensi del suddetto art. 186 del Codice della Strada e per l’interpretazione univoca di “rischio” alcologico/alla guida, oltre che per stabilire il ruolo ed il compito dell’alcologo nella CML ed il coinvolgimento del Servizio di Alcologia/SerD.

E.M.

03 novembre 2022
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