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La farmacia come "immagine sacrificale" per dimostrare che il Governo fa sul serio 
 
Un simbolo da colpire perché ritenuto, a torto, dalla comune “ragione” una attività privilegiata, ad appannaggio dei “ricconi”.  In realtà si è “riformato” per peggiorare lo stato delle cose. Come per i fantomatici concorsi che, se mai si faranno, lascieranno sul campo tantissimi delusi. Un'analisi di Ettore Jorio 
 
10 AGO - Con il governo Monti è iniziata una aggressione a sistema dei farmacisti titolari. Meglio della rete delle farmacie pubbliche e private. Quasi una crociata. Il tutto, per molti versi, immotivatamente.

Meglio, utilizzando la farmacia, in quanto tale, come capro espiatorio. Un simbolo da colpire perché ritenuto, a torto, dalla comune “ragione” una attività privilegiata, ad appannaggio dei “ricconi”. Così non è da decenni, tant’è che il sistema sta avendo da tempo seri problemi, persino di affidamento bancario, a causa della sua funzione “indebita” di dovere finanziare il debito pubblico.
Non già con i titoli di Stato, bensì attraverso ritardi endemici nei pagamenti delle forniture che, in alcune realtà, oltrepassano i 24 mesi. I fallimenti e i concordati preventivi fioccano infatti in tutta Italia, con la conseguenza di verosimile chiusura anche di numerosi grossisti.

Il tutto a fronte di utili di esercizio delle farmacie sul giro d’affari Ssn risicati che, al netto del prelievo erariale, non superano il 2,5%-3%.
Un valore di gran lunga inferiore a quello realizzato da tabaccai, giornalai e gestori di carburante. La differenza con questi, evitando ogni differenzazione “classista”, è notevole in termini di impegno professionale, ma anche imprenditoriale, dal momento che una farmacia deve garantire un valore di magazzino che non ha eguali (spesso di diverse centinaia di migliaia di euro), un’apertura di credito al Ssn che è irragionevole per entità (in alcuni casi di ben oltre il milione di euro), senza percepire intereresse moratorio alcuno, e una collaborazione di professionisti, anche in relazione alle turnazioni massacranti e alla diffusione capillare sul territorio di periferia.

L’elenco degli ulteriori sacrifici (gestioni stupefacenti, vendita per conto, frequenti rapine, ecc.) affrontati dalla categoria per garantire, ovunque e sempre, il servizio pubblico potrebbe continuare quasi all’infinito. Lo si evita solo per evitare di essere confusi per tifosi e non già per consolidati e, si spera, riconosciuti studiosi della materia.

In definitiva, si è usata la farmacia per offrire alla collettività un’immagine sacrificale, una presenza professionale forte da colpire per dimostrare che il nuovo Governo fa sul serio (!).
Così non è stato e non sarà fino a quando si manterranno inalterati i privilegi di banche, petrolieri, assicurazioni, di notai e di tutte quelle altre attività che guadagnano decine e decine di volte in più di quanto guadagna mediamente un farmacista rurale. Una tipologia frequentissima nel nostro Paese, ove si contano 5.683 comuni (su un totale di 8.092) con meno di 5.000 abitanti e, di questi, 3.534 al di sotto dei 2.000. Tutto questo senza contare che in quelli di 5.000 scatterà la seconda sede (una bella idea!).

Con la scusa di dovere salvare l’economia nazionale si è abbassato il quorum a 3.300 abitanti, si è presuntivamente abrogata la pianta organica e si è introdotto il concorso facilitato per i giovani farmacisti. Di tutto questo staremo a vedere quanto sarà utile all’utenza e a soddisfare le aspettative dei “disoccupati” e quanto, invece, sarà pregiudizievole al servizio farmaceutico, fino ad oggi garante della necessaria assistenza dal centro alla periferia più sparita.

Quanto all’errata ipotesi governativa, saranno tantissime le delusioni che deriveranno dagli esiti concorsuali, se e quando i concorsi si faranno. Dopo quella dei parafamacisti, ci sarà quindi l’ulteriore disavventura per gli “sperati” vincitori, ingombrati come saranno dalle “armate societarie” con un mix di punteggi pressoché vicini al massimo e medie d’età da appena post-collegiali, che - proprio per questo - faranno l’en plain delle sedi in gara.
Insomma, si è “riformato” per peggiorare lo stato delle cose e, quando andrà bene, ci saranno i “titolati” di ieri, sottoposti a ringiovanimenti degni delle più belle “chirurgie plastiche” di oggi, che diverranno i titolari di domani. Magari, soci di diverse società speziali disseminate ovunque.
Avere indebolito la portata della concessione costituirà una grande responsabilità per chi l’ha decisa, in base alla quale la collettività più debole chiederà di certo il conto!

Ettore Jorio
Professore di diritto sanitario all’Università della Calabria
 
10 agosto 2012
© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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