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Giovani e web. Poca importanza alla privacy: il 68% dei ragazzi fornisce i propri dati online. E poi allarme pedopornografia: 50% delle foto “prese” da post di genitori inconsapevoli
I dati emersi nel corso della presentazione di una ricerca del Telefono Azzurro in collaborazione con Doxa. Il 68% dei gioavni fornisce senza problemi nome e cognome sui social e, di questi, il 79%, anche altri tipi di informazioni (età, indirizzo mail, scuola frequentata). E dall'Australia l'allarme: il Dipartimento cyersecurity australiano  ha fatto verifiche su un database pedopornografico e ha visto che il 50% delle foto è stata postata online dai genitori. L'INDAGINE
16 NOV - Il 68% dei ragazzi ha fornito nome e cognome sui social e, di questi, il 79% altri tipi di informazioni come età, indirizzo mail, scuola frequentata. A quasi metà di loro è capitato di essere preso in giro da qualcuno negli ultimi mesi. Sono alcuni dei dati che emergono da una ricerca di Telefono Azzurro, realizzata in collaborazione con DoxaKids, condotta lo scorso luglio su un campione di 800 giovani tra i 12 e i 18 anni, e presentata stamani a Roma al convegno “Cittadinanza Digitale: più consapevoli, più sicuri, più liberi", progetto formativo realizzato da Telefono Azzurro con il supporto di Google.org.

Il 20% dei ragazzi tra i 12 e i 18 anni guarda video online per informarsi e studiare e il 4% legge giornali online. Peraltro, la pandemia ha aumentato il tempo trascorso online e i conseguenti pericoli. In particolare, dal primo lockdown a oggi è aumentata la probabilità di incorrere in rischi sul web (il 35% molto d’accordo, il 17% lo è moltissimo), dal momento che viene passato troppo tempo sui social/videogames (il 28% molto d’accordo, il 17% lo è moltissimo).

“Viviamo immersi nel mondo digitale - ha sottolineato il presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo - spesso senza gli strumenti per affrontarlo nel modo migliore possibile. Il digitale è uno strumento di crescita per la vita professionale, sociale e di ogni giorno, ma richiede competenze che devono essere acquisite a scuola e in famiglia. Noi siamo partiti anni fa lavorando sulla sicurezza, ma serve un progetto di elaborazione molto più ampio, conoscere e far conoscere meglio il mondo del gaming, la privacy, l'uso del denaro in rete per vivere nel mondo digitale in modo naturale, ma guardandosi dai rischi. Ieri il ministro Vittorio Colao ha citato il nostro progetto come uno dei migliori sul tema della formazione digitale e questo ci fa davvero piacere”.

"Parlare del tema della cittadinanza digitale - ha affermato Barbara Floridia, sottosegretaria all'Istruzione in un videomessaggio - è fondamentale, bisogna approfondire, formare e informare non solo le studentesse ma anche i docenti e la cittadinanza. Essere cittadino oggi è necessariamente legato alla cittadinanza digitale, per questo nell’educazione civica abbiamo inserito un focus sulla cittadinanza digitale. Occorre aiutare ed educare i ragazzi ad abitare in questo spazio digitale. in cui ci sono vari pericoli ma anche grandi opportunità”.
 
"La privacy - ha affermato Guido Scorza, membro dell'Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali - dovrebbe essere al primo posto tra i diritti che andrebbero rispettati, mentre negli ultimi due anni è stata rappresentata come un ostacolo o intoppo burocratico, come ha detto qualche politico”. L’intervento di Scorza è partito da un fatto ben noto: “Il 23 marzo 2021 – ha ricordato - i Ferragnez hanno pubblicato la foto della figlia appena nata con il post "La nostra Vittoria!" e in tre giorni hanno ottenuto 4 milioni di like. Tre anni prima avevano fatto lo stesso con il primo figlio, ricevendo molte critiche. In tre anni è cambiato tutto. La stessa cosa la fanno non solo i Ferragnez: ormai è un classico, la foto del neonato deve diventare social, se l'aspettano i parenti. Ma perché un genitore pubblica le foto? Non per il figlio o la figlia, a cui non importa nulla o che in alcuni casi preferirebbero che quella foto non divenisse sociale”.

“Non voglio esprimere giudizi di valore, ma ci sono o possono esserci conseguenze: ad esempio il Dipartimento cyersecurity australiano – ha sottolineato - ha fatto verifiche su un database pedopornografico e ha visto che il 50% delle foto è stata postata online dai genitori. Minore o no nel momento in cui si ha consapevolezza è l'autodeterminazione il principio che deve valere. Poi c’è il problema della age verification: ci sono delle cose, come andare in motorino, che non si possono fare prima di una certa età, ma tanti genitori non percepiscono preoccupazione quando un figlio utilizza un social per accedere al quale non ha l’età".

Il tema del controllo dell’età è fondamentale, anche perché i rischi, con riflessi anche sulla vita “reale” sono dietro ogni angolo. A quasi la metà del campione è capitato di essere preso in giro da qualcuno (al 21% raramente, al 20% qualche volta, al 5% spesso e all’1% tutti i giorni); a più di 4 ragazzi/e su 10 di ricevere insulti (al 17% raramente, al 17% qualche volta, al 5% spesso e al 2% tutti i giorni) e il 31% ha insultato qualcuno online: il 13% raramente, l’11% qualche volta, il 5% spesso e il 2% sempre.

Il contrasto all’odio e al bullismo è una delle priorità di Google.org, come spiegato da Martina Colasante, government affairs and public policy manager dell’azienda: “Sosteniamo tante iniziative no profit di educazione e con il progetto di cittadinanza digitale, in particolare, vogliamo aiutare le persone, soprattutto le più vulnerabili come i ragazzi, a trarre il meglio della tecnologia senza cadere nei rischi che fanno parte della rete. Noi abbiamo tre pilastri: una policy di prodotto, ovvero cosa non si può trovare sulle nostre piattaforme, cioè odio, bullismo, violenza; strumenti per le famiglie, per aiutarle a costruire un ambiente digitale sano e su misura. Ma tutto questo, ed è il terzo pilastro, può funzionare solo se c'è consapevolezza su rischi e sfide del web. E questo può essere fatto solo con sensibilizzazione ed educazione”.

L'incontro di oggi, all’Istituto Tecnico statale per il turismo “Cristoforo Colombo” di Roma, ha offerto l’occasione per ribadire l’importanza di “Azzurro Academy”, la piattaforma gratuita di e-learning appena rinnovata rivolta a bambini e adolescenti, ma anche a genitori e insegnanti. All’interno si trovano proposte mirate per fascia di età sul mondo del digitale e, in particolare, sui comportamenti da adottare per accedervi in sicurezza. La piattaforma di Telefono Azzurro non si rivolge però solo ai ragazzi. Per genitori e familiari sono pensate attività educative che possano far comprendere le dinamiche che i propri figli possono vivere nel mondo digitale, i rischi che ne derivano e le modalità idonee ad accompagnarli nel loro percorso di crescita. Attività specifiche sono previste anche per i docenti. "Azzurro Academy – ha rilevato Maurizio Milan, presidente dell'Associazione italiana formatori - è una piattaforma che ha tre pubblici diversi: i ragazzi, i docenti e le famiglie. L'obiettivo è quello di mettere in dialogo tra di loro questi tre interlocutori per garantire consapevolezza, sicurezza e libertà".
16 novembre 2021
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