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Ipertensione. Una combinazione di tre farmaci per trattare anche i pazienti più difficili
 
Pochi pazienti affetti da ipertensione da moderata a severa raggiungono i target di controllo pressorio ottimale, nonostante l’ampia disponibilità di farmaci antipertensivi. È proprio per loro che arriva questa nuova opzione, che riporta la pressione ai livelli normali anche ove l'associazione di due farmaci standard non abbia successo.
 
02 MAG - La combinazione di tre principi attivi contro l’ipertensione, olmesartan, amlodipina  e idroclorotiazide (O/A/H), potrebbe essere efficace contro la patologia e sicura per i pazienti anche per le persone con ipertensione da moderata a severa che non riescono a raggiungere livelli normali di pressione con le terapie standard. Tre studi clinici, presentati nel corso del 22° Congresso della Società Europea di Ipertensione, appena concluso a Londra, hanno infatti dimostrato che la combinazione costituisce una risposta efficace ad una delle questioni emergenti per la cura dell’ipertensione: la bassa quota di pazienti che raggiungono i target di controllo pressorio ottimale, nonostante l’ampia disponibilità di farmaci antipertensivi.
 
La combinazione, prodotta da Daiichi Sankyo, associa tre dei più diffusi principi attivi somministrati ai pazienti per il trattamento dell’ipertensione arteriosa: l’olmesartan medoxomil (OLM), un sartano che inibisce l’azione dell’angiotensina-II, bloccandone il recettore; l’amlodipina (AML), un calcio antagonista; l’ idroclorotiazide (HCTZ), un diuretico.
 
Il primo dei tre studi clinici è stato presentato da. Reinhold Kreutz, direttore dell’Istituto di Farmacologia e Tossicologia Clinica di Berlino: si tratta di un lavoro di 10 settimane, che mostra come un numero significativamente maggiore di pazienti con ipertensione da moderata a severa, trattati con l’associazione triplice O/A/H,  abbia raggiunto livelli normali o limite di pressione arteriosa (120/80-<140/90 mmHg), rispetto ai pazienti trattati con associazione doppia dei soli olmesartan/amlodipina (O/A). Entrambi i regimi terapeutici sono stati ben tollerati, non evidenziando nessuna criticità in termini di sicurezza. Questi risultati indicano chiaramente che la combinazione triplice precostituita è il successivo passo razionale per il trattamento dell’ipertensione, in particolare in quei pazienti che non rispondono alla combinazione doppia (olmesartan+amlodipina).
 
Un secondo studiodi 32 settimane, presentato da Lars-Christian Rump dell'Università Heinrich-Heine di Düsseldorf,è stato condotto su pazienti con ipertensione da moderata a severa che non avevano raggiunto i livelli di pressione arteriosa ottimale (<140/90 mmHg o <130/80 mmHg per pazienti con diabete e malattie renali o cardiovascolari croniche), con un dosaggio O/A/H di 40/10/12.5 mg. Queste persone hanno dimostrato di poter ottenere un netto miglioramento dei valori pressori al controllo ambulatoriale nelle 24 ore, semplicemente aumentando il dosaggio O/A/H a 40/10/25 mg, dosaggio ben tollerato proprio come quello più basso. I risultati di questo studio evidenziano la flessibilità delle combinazioni O/A/H nei pazienti che non rispondano al trattamento praticato, consentendo una personalizzazione dei dosaggi delle associazioni fisse.
 
Il terzo studio,presentato da Massimo Volpe, docente di cardiologia all’Università La Sapienza e presidente della Società Italiana di Ipertensione Arteriosa, ha analizzato i cambiamenti della pressione sistolica in pazienti con ipertensione da moderata a severa, in seguito ad un trattamento con associazione triplice O/A/H per 54 settimane. L’analisi ha mostrato che il trattamento O/A/H in aperto a lungo termine è efficace e riduce la pressione sistolica di quasi tutti i pazienti al di sotto del valore di 140 mmHg. “Questi ultimi risultati clinici – ha sottolineato il medico – forniscono ulteriori prove dei benefici terapeutici per i pazienti ipertesi derivanti dall’impiego della combinazione triplice. L’abbassamento appropriato della pressione arteriosa infatti è essenziale per ridurre il rischio cardiovascolare nei pazienti ipertesi. I nuovi dati mostrano che la terapia con l’associazione triplice consente un’efficace riduzione della pressione, migliorando la capacità di gestione  ad ampio spettro dell’ipertensione”. Questo ultimo studio, in particolare, va ad ampliare i risultati dello studio TRINITY, già pubblicato nel 2010, secondo cui l’abbassamento della pressione arteriosa e la percentuale di pazienti con ipertensione da moderata a severa che raggiungono il target pressorio attualmente raccomandato è più elevata con il trattamento in associazione triplice O/A/H, rispetto alla combinazione doppia dei singoli principi attivi, indipendentemente da genere, età, razza e severità dell’ipertensione.
 
02 maggio 2012
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