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Parkinson. La Cbt al telefono allevia la depressione
Nei pazienti parkinsoniani che soffrono anche di depressione la terapia cognitivo comportamentale al telefono, affiancata ai normali trattamenti, può rivelarsi molto utile, riducendo notevolmente i sintomi della patologia psichiatrica. È quanto emerge da uno studio pubblicato da Neurology
03 APR - (Reuters Health) – Secondo quanto emerge da uno studio randomizzato pubblicato da Neurology, la terapia cognitivo comportamentale (Cbt) telefonica, in aggiunta al normale trattamento, migliora notevolmente i sintomi della depressione nei pazienti con Malattia di Parkinson.
 
“La Cbt migliora la depressione insegnando agli individui una serie di capacità adattive che migliorano l’umore – afferma l’autrice principale dello studio, Roseanne Dobkin, professoressa di psichiatria alla Robert Wood Johnson Medical School di Rutgers University di Piscataway – Si tratta di strategie mirate ad aumentare il coinvolgimento in attività significative, piacevoli e sociali, la risoluzione dei problemi relativi alle limitazioni fisiche, tecniche di rilassamento e di analisi dei problemi che possono insorgere quotidianamente”.

Lo studio. Sono stati reclutati 72 pazienti (65,22 +/- 9,63 anni) e i relativi caregiver da agosto 2015 a settembre 2017. I pazienti avevano la malattia di Parkinson in media da sei anni e depressione da quasi tre. La maggior parte stava assumendo antidepressivi e molti stavano già ricevendo altri tipi di talk therapy.
Le coppie paziente-caregiver sono state randomizzate in un gruppo di intervento – che ha ricevuto sessioni settimanali di un’ora di terapia cognitivo-comportamentale telefoniche per tre mesi, continuando comunque le loro consuete cure mediche e di salute mentale – e in un gruppo di controllo che ha ricevuto le consuete cure insieme al monitoraggio clinico da parte del personale dello studio e un elenco di risorse per la salute mentale.

Le sessioni cognitivo-comportamentali nel gruppo di intervento si sono concentrate sull’insegnamento di nuove abilità di coping (adattamento) e strategie di pensiero su misura per l’esperienza di ciascun partecipante con Malattia di Parkinson.
I loro partner di cura, come un coniuge, un altro membro della famiglia o un amico intimo, sono stati formati per aiutare il paziente a utilizzare queste nuove abilità tra le sessioni. Dopo tre mesi, i partecipanti hanno potuto scegliere se continuare le sessioni fino a una volta al mese per sei mesi.
 
I risultati. All’inizio dello studio, i partecipanti avevano un punteggio medio della scala di valutazione della depressione di Hamilton di 21. Punteggi da 17 a 23 indicano una depressione moderata. Dopo tre mesi di terapia cognitivo-comportamentale, i punteggi Ham-D per il gruppo di intervento sono scesi in media a 14, il che indica una lieve depressione. Il gruppo di controllo non ha avuto cambiamenti significativi nei punteggi.

Nel gruppo di intervento, il 40% ha soddisfatto i criteri per essere definito “molto migliorato” nei sintomi della depressione, obiettivo che non è stato raggiunto da nessuno nel gruppo di controllo. Al follow-up di sei mesi, i partecipanti al gruppo di intervento avevano mantenuto i loro miglioramenti dell’umore.

“La depressione colpisce fino al 50% delle persone con malattia di Parkinson e può verificarsi in modo intermittente nel corso della malattia – conclude Dobkin – Inoltre, in molti casi, la depressione è un fattore predittivo più significativo della qualità della vita rispetto alla disabilità motoria. Trattamenti per la depressione così facilmente accessibili ed efficaci possono migliorare notevolmente la vita delle persone”.

Fonte: Neurology
 
Lisa Rapaport
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)
03 aprile 2020
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