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Antibioticoresistenza: quanto ne sanno gli operatori sanitari nella Ue? Gli italiani si sentono in grado di comunicare i rischi ai pazienti ma solo il 33% sa che esiste un Piano nazionale. L’indagine ECDC
“Indagine sulle conoscenze, gli atteggiamenti e i comportamenti degli operatori sanitari su antibiotici, uso di antibiotici e resistenza agli antibiotici, UE/SEE, 2019”, questo il titolo di una maxi indagine condotta dall'Ecdc in tutta Europa. Gli italiani si sentono in grado di informare bene, ma dichiarano di avere pochi strumenti soprattutto per colpa della lingua e poi sono convinti in maggioranza (80%) che il nostro paese non faccia buona promozione dell'uso consapevole degli antibiotici. Ma solo uno su tre conosce il Piano nazionale. IL RAPPORTO.
18 NOV - La maggior parte degli operatori sanitari italiani (l’80%) si sente in grado di comunicare le giuste informazioni ai cittadini sul corretto uso degli antibiotici ed evitare l’insorgenza della resistenza a questi farmaci.
Ma solo il 22% dichiara che in Italia si fa una corretta informazione su questo tema.
 
Come mai questa differenza? Lo spiega in qualche modo l’Ecdc Europa (il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie) che in occasione della settimana mondiale degli antibiotici ha condotto un’indagine tra gli operatori sanitari europei (vi hanno partecipato quasi 19mila operatori) per capire cosa va e cosa non va nelle attuali campagne contro l’antibioticoresistenza.

Intanto la lingua: per molti operatori italaini (40%) il fatto che la maggior parte dei materiali a disposizione sia in inglese non aiuta. E del resto solo il 33% dei sanitari italiani dice di sapere che l'Italia si è comunque dotata di un suo Piano nazionale sulla resistenza antimicrobica.
 
Ma anche a livello generale la percezione che si faccia poco è alta se solo il 22% dei nostri sanitari pensa che la giornata mondiale sul tema sia in qualche modo utile.
 
Stessa percentuale (22%) per chi ritiene che in Italia vi sia stata una buona promozione dell’uso prudente degli antibiotici. E mentre circa l’80% dei prescrittori dichiara di non essere influenzato dai pazienti nella prescrizione (in Europa la media è del 57%), circa il 75% dice anche di non aver fatto interrompere anticipatamente la somministrazione di antibiotici per una infezione batterica non prevista (antibiotico resistenza).

Per quanto riguarda il punteggio medio che lo studio assegna alle categorie di operatori per le risposte alle sette domande chiave sulla conoscenza dell’antibioticoresistenza, in Europa il più alto è quello dei medici (6.56), seguiti nell’ordine da ricercatori, farmacisti, infermieri (che sono la professione più consapevole dei "cinque momenti per l'igiene delle mani" dell'Oms con il 73% di risposte positive), dentisti e ostetriche, mentre il più basso si rileva nella categoria definita dei “nursing associate”, che comprende gli assistenti sanitari e altre figure professionali.
 
“Ringrazio i miei colleghi operatori sanitari dell'Ue per aver partecipato a questo sondaggio. Sono attori chiave nel combattere la resistenza antimicrobica. Mentre dimostra che le conoscenze generali sulla resistenza antimicrobica sono buone, evidenzia anche la necessità di compiere ulteriori sforzi per metterlo in pratica. In particolare, in termini di moderare le prescrizioni e migliorare la prevenzione delle infezioni al fine di meglio proteggere e cittadini pazienti trattare in particolare attraverso la formazione e di orientamento”, ha dichiarato Vytenis Andriukaitis, Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare.
 

In tutta l'UE/SEE, solo il 58% degli intervistati è stato in grado di rispondere correttamente a tutte e sette le domande dell'indagine (vedi il testo dei quesiti) con una notevole variazione nei punteggi, a seconda del paese e della professione.    

Tuttavia, i risultati dell'indagine hanno anche mostrato che gli operatori sanitari, in generale, presentanto una buona conoscenza e consapevolezza di diversi concetti chiave riguardanti gli antibiotici e la resistenza agli antibiotici, con il 97% degli intervistati pienamente consapevole dell'inutilità degli antibiotici contro raffreddore e influenza (al contrario tra i cittadini questa consapevolezza è patrimonio di poco più della metà delle persone).

Tra gli operatori sanitari che hanno rapporti diretti con i pazienti/cittadini, il 25% ha riferito di non avere facile accesso alle linee guida sulla gestione delle infezioni e il 33% non ha facile accesso ai materiali per consigli sull'uso di antibiotici prudenti e la resistenza agli antibiotici. Questo suggerisce che sono necessari maggiori investimenti nella produzione e diffusione di linee guida, risorse e kit di strumenti adattati a livello locale destinati agli operatori sanitari.  

Il 75% del carico sanitario della resistenza agli antibiotici nell'UE / SEE è dovuto a infezioni associate all'assistenza sanitaria e si stima che oltre il 50% delle infezioni associate all'assistenza sanitaria sia prevenibile. 

Sebbene l'uso improprio o l'abuso di antibiotici, in particolare nella salute umana, sia una questione multifattoriale, la mancanza di comprensione, chiarezza e conoscenza sull'uso prudente degli antibiotici e sulla diffusione di batteri resistenti agli antibiotici è un fattore chiave della resistenza agli antibiotici.  
 
Questi i risultati chiave dell'indagine ECDC:

Le conoscenze percepite sull'uso di antibiotici e la resistenza agli antibiotici sono elevate tra gli operatori sanitari, con oltre l'89% degli intervistati che riconosce la connessione tra prescrizione, distribuzione e somministrazione di antibiotici e l'emergere e la diffusione della resistenza agli antibiotici. 

Per testare la conoscenza di antibiotici, uso di antibiotici e resistenza agli antibiotici, agli operatori sanitari sono state poste sette domande di conoscenza vero/falso. In tutta l'UE/SEE, solo il 58% degli intervistati è stato in grado di rispondere correttamente a tutte e sette le domande sulla conoscenza, con un punteggio medio di 6,35 / 7. Questo punteggio variava in modo significativo tra paesi (intervallo 40-73%) e professioni (intervallo 29-68%).

Le domande "Gli antibiotici sono efficaci contro i virus", "Gli antibiotici sono efficaci contro il raffreddore e l'influenza", "L'assunzione di antibiotici ha effetti collaterali o rischi associati a diarrea, colite, allergie" hanno avuto la più alta percentuale di intervistati che ha fornito la risposta corretta (98%, 97% e 97%, rispettivamente). 

La domanda con la percentuale più bassa di intervistati che ha fornito la risposta corretta (75%) è stata: "Ogni persona trattata con antibiotici è a maggior rischio di infezione da antibiotico resistenza".

La maggioranza (89%) degli intervistati è d'accordo o fortemente d'accordo sul fatto che l'uso eccessivo di antibiotici nel bestiame e nella produzione alimentare contribuisca alla resistenza agli antibiotici nei batteri umani.
Gli infermieri sono la professione più consapevole dei "Cinque momenti per l'igiene delle mani" (73%) dell'Oms e la più propensa a eseguire l'igiene delle mani anche se si usano i guanti quando si tratta di pazienti o materiale biologico (96% e 92%, rispettivamente). 

Il 43% dei prescrittori ha dichiarato di aver prescritto antibiotici almeno una volta nella settimana precedente anche quando avrebbe preferito non farlo, per la paura del deterioramento dei rapporti col paziente o di complicanze.

Tra gli intervistati con coinvolgimento diretto di pazienti/cittadini, il 75% ha riferito di avere un facile accesso alle linee guida sulla gestione delle infezioni, mentre il 68% ha riferito di un facile accesso ai materiali per fornire consigli sull'uso prudente degli antibiotici e informare sulla resistenza agli antibiotici. Il 72% è d'accordo o fortemente d'accordo sul fatto di avere buone opportunità di fornire consigli sull'uso prudente degli antibiotici e sulla resistenza agli antibiotici.

La maggior parte degli intervistati (89%) è stato d'accordo o fortemente d'accordo sul fatto che esistesse una connessione tra prescrizione, distribuzione o somministrazione di antibiotici e resistenza agli antibiotici, ma solo il 58% era d'accordo o fortemente d'accordo sul fatto di avere un ruolo chiave nel contribuire a controllare la resistenza agli antibiotici.

La percentuale di intervistati che hanno fortemente concordato o concordato di avere un ruolo chiave nel controllo della resistenza agli antibiotici era più alta per coloro che lavorano in strutture di assistenza sanitaria primaria (65%) rispetto a quelli che lavorano negli ospedali (56%) e in altri contesti, come farmacie e strutture di assistenza a lungo termine (55%).
 

 

 

 
18 novembre 2019
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