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Farmaci generici. “I ricavi non compensano i costi, fuga delle aziende dai farmaci più vecchi”. Il Rapporto di Nomisma
Un comparto in crescita, ma l’analisi dei costi di produzione e dei ricavi fa scattare un campanello d’allarme: i primi superano i secondi di due punti percentuale. L’indicatore Edibta giù del 45% in cinque anni. Servono mediazione culturale e coraggio su Industria 4.0. Häusermann: “La pressione verso il basso dei prezzi dei generici ha eroso la marginalità lorda delle imprese del comparto”  IL RAPPORTO
02 LUG - Tante luci, ma anche ombre sul comparto dei generici. È ormai considerato come uno dei settori di punta della manifattura italiana, in linea con le performance del farmaceutico nel suo complesso. Gli equivalenti sono infatti sempre più diffusi e di conseguenza anche i ricavi sono in crescita (sono aumentati del 67% contro il 22,8% delle imprese totali del comparto farmaceutico).
 
Eppure a conti fatti, l’analisi di costi e ricavi fa scattare un campanello d’allarme. L’aumento apparentemente considerevole è infatti più basso di quello dei costi di produzione di due punti percentuali (+ 67% i ricavi, +69% i costi). La voce che pesa di più è quella delle materie prime, che nel 2015/2016 è aumentata del 4,2%, mentre quella del totale delle imprese farma è diminuita dello 0,7%. Non solo, sempre nell’ anno 2016/2015, sono aumentati del 7.6% i costi del personale, in relazione alla crescente qualità delle risorse umane impiegate, in particolare il personale dedicato alla verifica di qualità.
Insomma, le aziende dei generici non riescono a recuperare il gap sulla crescita dei costi di produzione, vero e proprio tallone di Achille: tra il 2010 e il 2016, sono aumentati del 69% contro il 25,7% nelle imprese totali del comparto farma.
 
Cartina al tornasole della diversità di andamento degli indicatori economici tra imprese genericiste e totale delle imprese del farmaco è l’indice Ebitda (Earnings before interest, taxes, depreciation and amortization): dal 2010 al 2016 nelle imprese dei generici è calato del 45%, con una flessione di ben 25 punti soltanto nell’ultimo anno; nel totale delle imprese farma, invece, cresce del 6%, a partire dal 2014.
 
A tracciare il profilo aggiornato del comparto produttivo dei farmaci degli equivalenti è il primo Rapporto dell’Osservatorio sul “Sistema dei farmaci generici in Italia” realizzato dalla Società di studi economici Nomisma per Assogenerici, presentato oggi a Roma. Sotto la lente i dati riferiti all’universo dell’apparato produttivo farmaceutico nazionale, quelli emersi da una Survey su Industria 4.0 che ha coinvolto le imprese associate ad Assogenerici (49 imprese) e infine quelli provenienti dalle banche dati Istat, Aida, OsMed, Ice, Ihs, Iqvia, Bureau- Van Dijk e Nomisma.
 
Dopo dieci anni d’ebbrezza a tutta crescitaha spiegato Lucio Poma, responsabile scientifico Area Industria e Innovazione di Nomisma, che ha coordinato la realizzazione del Rapporto, il comparto della farmaceutica, star del manifatturiero, sta affrontando “una ristrutturazione epocale, scoprendo nuovi modelli di business, riorganizzando i processi produttivi e interpretando a tutto campo le potenzialità offerte dalla strategia Industria 4.0”.  Un diktat che in Italia si scontra con un tessuto imprenditoriale farmaceutico nazionale polverizzato in micro e piccole imprese e che, specie per il comparto dei produttori di generici, richiederebbe “una presa di coscienza collettiva da parte delle imprese; la disponibilità delle stesse a mettersi in gioco, colmando un evidente gap culturale e informativo esistente; la capacità, anche da parte dell’Associazione, di creare network e favorire l’allargamento della filiera”.
 
 
I dati delineano un comparto ad alto impatto economico che non compensa più costi e ricavi. “Dal 2010, la continua pressione verso il basso dei prezzi dei farmaci generici ha costantemente eroso la marginalità lorda delle imprese del comparto –  ha commentato Enrique Häusermann, presidente Assogenerici – il pericolo è che si sia toccato un ‘livello critico’ dei prezzi, al di sotto del quale la sostenibilità economica di molte imprese potrebbe risultare a rischio”.
 
Gare al massimo ribasso: fuga dai farmaci più vecchi. Un rischio che emerge in modo ancora più evidente dall’analisi delle dinamiche dei meccanismi di gara che presiedono a tutte le forniture farmaceutiche ospedaliere.Anche in questo caso i segnali di “sofferenza” emergono dall’analisi del rapporto tra volumi e valori: tra il 2016 e il 2018, infatti, l’incidenza in volume dei generici sulla farmaceutica ospedaliera è cresciuta di quattro punti percentuali (dal 23,4% al 27,3%), ma la quota in valore è aumentata solo dello 0,3%. Né è andata meglio ai branded off patent, cresciuti di tre punti in volumi (dal 36,4% al 39,2%) e diminuiti di quattro punti in valori (dall’8,8% al 4,9%).
 
Mal comune non è però mezzo gaudio: il progressivo ampliamento dei volumi e alla costante riduzione della spesa sono lo specchio di una dinamica che tra il 2015 e il 2018 ha visto aumentare il numero di gare aperte bandite, ma non la media dei lotti in gara, mentre risulta decisamente in aumento la percentuale dei lotti non aggiudicati (dal 21,5% del 2010 al 24,4% del 2018). A precipitare del resto è anche il tasso di partecipazione delle imprese alle gare, inteso come rapporto tra numero di offerte complessivamente presentate nell’anno e il numero di lotti banditi nello stesso anno: si passa dal 3,2 del 2011 all’1,25 del 2018.
 
Una ulteriore conferma di flessione della concorrenza dettata dalla pressione sui prezzi, si ottiene incrociando il numero medio di offerte per lotto aggiudicato con la data di scadenza brevettuale dei medicinali in gara: a dieci anni dalla scadenza del brevetto il tasso di partecipazione risulta quasi azzerato. Una conferma del fatto che le gare al massimo ribasso rischiano nel tempo di fare fuoriuscire dal mercato numerose imprese, soprattutto Pmi, determinando la contrazione del numero di operatori in grado di fornire il mercato e la conseguente minore affidabilità̀ delle forniture che già oggi riverbera, rileva Nomisma “nel ricorrente fenomeno delle carenze o delle temporanee indisponibilità̀ di molti farmaci essenziali, problema ricorrente per il mercato farmaceutico in generale, e ospedaliero in particolare”.
 
Risolvere il rebus Industria 4.0 per “ringiovanire” le imprese. Ma cosa è emerso dalla survey su Industria 4.0 realizzata da Nomisma alla quale hanno risposto 27 aziende, tra cui figurano tutte le grandi aziende aderenti ad Assogenerici?
Solo il 4% delle imprese considera Industria 4.0 come un fattore di competitività o un punto di forza dell’impresa. Eppure, segnala Nomisma “se da un lato alcuni vantaggi di Industria 4.0, quali ad esempio il real time production o la mass customization, possono essere, al momento, meno impattanti per la peculiarità produttive delle imprese di farmaci generici, altri aspetti possono, nel tempo, costituire importanti vantaggi competitivi per meglio affrontare le sfide future del mercato globale”.
 
Dalla survey emerge però che oltre metà delle aziende intervistate non ha utilizzato nessuna delle 11 principali azioni di intervento previste dal piano nazionale impresa 4.0. La misura maggiormente utilizzata dalle aziende del campione (19%) è quella relativa agli iper e superammortamenti. Al secondo posto (11%) figura il ricorso alla Nuova Sabatini, agevolazione rivolta alle Pmi per l’accesso al credito. In coda alle preferenze (7%) il credito d’imposta per R&S e il Patent box.
 
Maggiore interesse sembra manifestarsi nei confronti delle nuove tecnologie abilitanti individuate dal Mise nell’ambito di Industria 4.0(Internet of Things, Big data; manifattura additiva; realtà aumentata a supporto dei processi produttivi; simulazione per ottimizzare i processi; robot collaborativi interconnessi; integrazione verticale e orizzontale lungo la catena del valore; internet industriale; cloud computing; cyber security): anche se ancora non le frequenta a sufficienza, il 30% delle imprese interpellate ritiene che esse saranno significative per la competitività nell’arco dei prossimi cinque anni. Tra principali ostacoli alla loro diffusione la mancanza di informazioni adeguate e i dubbi sul rapporto costi-benefici, ma anche la complessità delle procedure d’accesso ai finanziamenti e la difficoltà di raggiungimento dei necessari parametri abilitanti, fattore quest’ultimo che impatta soprattutto sulle aziende di minori dimensioni.
 
In questo scenario, prendendo spunto anche dalle indicazioni delle imprese, l’analisi Nomisma chiude dettando una sorta di “politerapia”. Da un lato si sottolinea la necessità di utilizzare o migliorare gli attuali strumenti di policy, incrementando ad esempio il ricorso al patent box (nonostante la tassazione più elevata, pari al 13,9% rispetto a Paesi competitor come Belgio 5%, Irlanda 6,25, Regno Unito 10%) o al credito d’imposta per R&S (anche se in Italia lo si applica solo sulla spesa incrementale rispetto all’anno prima e non sull’intera spesa effettuata come in Francia, Regno Unito e Belgio) ma anche agendo sulla leva fiscale.
 
Si segnala la necessità di accrescere il livello della digitalizzazione della PA  e di sfruttare l’enorme potenzialità offerta dall’introduzione della deroga al Supplementary Protection Certificates (SPC), capace di aumentare in maniera significativa, nei prossimi anni, le possibilità di sviluppo del mercato delle imprese dei generici, creando nuove possibilità dimensionali e di riorganizzazione della filiera. E si consiglia nuovamente di utilizzare al meglio il potenziale offerto da Industria 4.0.
 
Proprio la radicale riorganizzazione produttiva del comparto che inevitabilmente ne discende lascia presagire il percorso più tortuoso: “Le tecnologie abilitanti – conclude infatti lo studio Nomisma – possono offrire margini di miglioramento, in termini di efficienza, velocità, qualità e differenziazione produttiva senza precedenti. Tuttavia, dal momento che costituisco un’innovazione dirompente, prima devono essere culturalmente assimilate dalle imprese e dalla filiera produttiva nel suo complesso”.
 
Di qui il ruolo assegnato principalmente all’Associazione rappresentativa del comparto chiamata a fare scouting, a lanciare azioni pilota su imprese singole o in gruppo, a creare network anche ricorrendo all’ampliamento della filiera, promuovendo legami anche con imprese non associate per facilitare la creazione dell’industria collaborativa e la nascita di cluster tecnologici di imprese.
 
Al mancato utilizzo degli strumenti di policy esistenti si sommano poi fattori di competizione e di mercato che rallentano il percorso di crescita delle imprese di farmaci generici. Continua ad essere presente una eccessiva pressione sui prezzi dei farmaci generici che unita allo straordinario incremento dei costi di produzione erode la marginalità. Si pone quindi sul tavolo una delle questioni di policy più rilevanti: “Lo stimolo della competizione, attraverso il sistema dei prezzi, è sicuramente uno dei punti cardine delle moderne economie di mercato, che comporta indiscutibili benefici”, segnala lo studio Nomisma. Tuttavia, con una competizione “eccessiva” i vantaggi di breve periodo “potrebbero risultare molto inferiori agli svantaggi di medio termine. Prezzi troppo bassi potrebbero minare la sostenibilità industriale di molte imprese del comparto: anche di quelle efficienti che operano in sintonia con il mercato”.
 
Per questo, Nomisma, è indispensabile intraprendere la strada del confronto tra istituzioni e imprese “finalizzato a rintracciare quei parametri che possano garantire un’adeguata concorrenza nel medio termine, senza minare la sostenibilità industriale”.
 
Ester Maragò
02 luglio 2019
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