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Il 2018, l’anno più caldo in Italia da due secoli. Preoccupanti, ma sottovalutate, le ricadute sulla salute: inquinamento, aumento degli insetti vettori di malattie, allergie e depressione. Intervista a Laura Mancini dell’Iss
Mancini è la direttrice del reparto Ecosistemi e Salute dell'Istituto sueriore di sanità. A lei abbiamo chiesto un commento sugli ultimi dati di climatologia del Cnr. “Le stime a nostra disposizione ci dicono che costa di più riparare i danni dei cambiamenti climatici piuttosto che invertire la rotta e investire in energie più pulite. Manca il coraggio dell'investimento economico iniziale, che è necessario, ma che sarebbe ripagato nel breve termine in termini di benefici sulla salute e abbattimento della spesa sanitaria", sottolinea la ricercatrice dell'Iss.
10 GEN - Il 2018 è stato l’anno più caldo dal 1800 ad oggi per l’Italia. "Con una anomalia di +1.58°C sopra la media del periodo di riferimento (1971-2000) ha superato il precedente record del 2015 (+1.44°C sopra la media). Particolarmente eccezionali sono stati i mesi di gennaio (il secondo gennaio più caldo dal 1800 ad oggi con una anomalia di +2.37°C rispetto alla media) e aprile (il più caldo di sempre, con un’anomalia di +3.50°C)". È quanto riportato in una nota del 7 gennaio del responsabile della Banca dati di climatologia storica dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr-Isac di Bologna, Michele Brunetti.
 
L’anomalia del 2018, se presa in esame singolarmente, non ci permette di trarre conclusioni relative alle tendenze in atto. "Tuttavia, se vista nel contesto degli ultimi 220 anni di storia climatica dell’Italia, è l’ennesima conferma del fatto che siamo in presenza di un cambiamento climatico importante per il nostro paese. Significativo è il fatto che tra i 30 anni più caldi dal 1800 ad oggi, 25 siano successivi al 1990".
 
Laura Mancini, direttrice del reparto Ecosistemi e Salute del Dipartimento Ambiente e Salute del'Iss, da anni in prima linea nella ricerca sui legami tra cambiamenti climatici e salute, che abbiamo intervistato, definisce questo scenario "molto preoccupante".
 
"Tutti i modelli indicano che dobbiamo aspettarci un'accelerazione dei fenomeni ambientali estremi - spiega Mancini -, accorciando sempre di più il tempo che abbiamo a disposizione per correre ai ripari e invertire la rotta". Nel frattempo, le ricadute dirette e indirette sulla salute delle persone si stanno moltiplicando: "Anche se il collegamento tra cambiamenti climatici e salute non è sempre di facile individuazione, quello che sappiamo per certo è che questi hanno un impatto profondo sui nostri stili di vita, creando scompensi che possono minacciare lo stato di salute. Le prime a risentirne sono le persone più fragili, quelle che hanno già una condizione patologica in corso, acuta o cronica, che può essere peggiorata in maniera imprevedibile. Le temperature troppo alte, ad esempio, possono aumentare i problemi cardiaci e far moltiplicare i casi di depressione. La famosa ondata di calore del 2003 ha provocato più di 70mila morti in Europa, trovando le istituzioni completamente impreparate".
 
L'aumento delle temperature, soprattutto nei periodi estivi, può favorire gli incendi: "Questi vanno ad alterare in peggio la qualità dell'aria, creando un acutizzarsi delle malattie respiratorie". Un'altra conseguenze del caldo è il prolungamento delle fioriture di alcune specie di piante, che aumentano gli allergeni in circolo: "Le forme di allergia non sono più legate alla stagionalità ma sono diventate un fenomeno che dura tutto l'anno".
 
Sempre per via delle temperature elevate, "possono espandersi insetti vettori di malattie come zecche e zanzare. Le nuove condizioni ambientali facilitano le specie alloctone (di natura invasiva) provenienti da climi più caldi, come il punteruolo rosso, che riescono a sopravvivere durante l'inverno. Se prima le temperature alte erano concentrate in alcune aree definite, adesso questi vettori si stanno distribuendo verso nuove zone con la possibilità di trasmettere le malattie a un maggior numero di persone".
 
Quindi, quelle che erano situazioni episodiche e isolate, si stanno stabilizzando, diventando la norma.
 
Il cambiamento globale, ovviamente, non è confinabile a un singolo paese. "Il permafrost, cioè la terra ghiacciata dei poli, si sta sciogliendo e nel processo sta rilasciando metano, un gas che produce effetti peggiori dell'anidride carbonica. Esistono ancora pochi studi al riguardo, ma se dovesse arrivasse il metano, lo scenario sarebbe ancora peggiore".
 
"Le stime a nostra disposizione ci dicono che costa di più riparare i danni dei cambiamenti climatici piuttosto che invertire la rotta e investire in energie più pulite. Manca il coraggio dell'investimento economico iniziale, che è necessario, ma che sarebbe ripagato nel breve termine in termini di benefici sulla salute e abbattimento della spesa sanitaria".
 
La mancanza di coraggio non riguarda solo la classe politica, ma anche i singoli individui: "Dovremmo cambiare i nostri stili di vita, come evitare il più possibile di usare la macchina e tenere la temperatura più bassa in casa durante l'inverno".
 
"I politici non si occupano dell'ambiente, perché pensano di poter scaricare il problema sulla 'prossima legislatura' di turno, ma i tempi si sono accorciati al punto che non ha nemmeno più senso parlare di generazioni future. Il cambiamento è già in atto e incide sulle nostre vite oggi".
 
Serve quindi l'impegno di tutti: politici, giornalisti, ricercatori, divulgatori scientifici e cittadini. "Ma da quello che vedo - conclude Mancini -, è che non siamo pronti ad affrontare il cambiamento climatico. Non siamo pronti a investire su fonti alternative o a cambiare i nostri stili di vita. Sono davvero preoccupata".
 

 
Paola Porciello 
10 gennaio 2019
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