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La solitudine fa male e può anche uccidere. Il 15 novembre una “Giornata” dedicata per far emergere un problema che riguarda soprattutto gli anziani
L'idea è stata lanciata oggi in una conferenza stampa alla Camera promossa dall'Associazione Italiana di Psicogeriatria (Aip) e dal Centro studi Alvise Cornaro. Perché la solitudine è una vera e propria patologia, che uccide e che “ci costa”
30 OTT - Una “Giornata contro la Solitudine”, questa l’idea lanciata oggi alla Camera durante una conferenza stampa promossa dall’Associazione italiana di psicogeriatria (Aip) e dal Centro studi Alvise Cornaro e la prima si celebrerà il prossimo 15 novembre.
 
Perché la solitudine e soprattutto quella dell’anziano, è una vera e propria malattia che fa male alla mente, allo spirito ma anche al fisico.
 
Un’idea che ha fatto subito sua anche l’ex ministro della Sanità Maria Pia Garavaglia, presente all’incontro, che a QS ha annunciato l’intenzione di sollecitare anche l’Oms in questo senso.
 
Perché la solitudine è per l’appunto una patologia a tutti gli effetti e che non riguarda tra l’altro solo gli anziani ma con forme e ricadute diverse investe anche i giovani e il loro universo di riferimento.
 
A moderare l’incontro Stefano Folli di Repubblica insieme a Diego De Leo, Psichiatra e Presidente Emerito della Società mondiale di Suicidologia; Stefania Maggi, Epidemiologa e Marco Trabucchi, Presidente della Aip. A loro il saluto dell’ex Sottosegretario e oggi Deputato Pd, Vito de Filippo.

“Questa – ha spiegato De Filippo – è una iniziativa molto seria, che andrà approfondita in termini multidisciplinari. I dati Istat indicano che la solitudine, prima che un fenomeno sociale e sanitario, è un fenomeno culturale o, come ho letto in alcuni articoli, antropologico. In questi anni c’è stato un lavoro in termini legislativi, che andrà implementato. Occorre lavorare sull’assistenza domiciliare e sui Caregiver”.

“Io – ha invece detto Folli introducendo il dibattito – non sono né un tecnico né un esperto di professioni sanitarie, ma credo che a chiunque possa interessare valutare la solitudine nei termini di una vera e propria malattia, legata persino a motivi spirituali. C’è una frase di Gabriel Garcia Marquez indicativa a riguardo, che spiega come la solitudine sia la vera anticamera della morte in vecchiaia”.

“Oggi – ha proseguito Folli -, gli strumenti medici allungano la vita delle persone, ma la qualità può essere fortemente compromessa, e questo proprio a causa della solitudine e della depressione”.

Per De Leo, “occorre anche porre l’accento sulla qualità della solitudine, sulla marginalizzazione delle persone. Ci sono naturalmente persone che amano stare da sole; che vogliono stare da sole; che stanno bene, quando possono, da sole. Questa è una solitudine diciamo così ‘caratteriale’ e va bene. Ma accanto a questa solitudine ‘beata’ c’è una Solitudine che uccide: il sentirsi soli, anche in mezzo a una folla”.
 
Sintomi da non sottovalutare, come spiega De Leo, che sottolinea l’importanza di identificare questi segnali, “ricercatori di Chicago hanno scoperto anni fa che gli anziani soli vivevano meno e si ammalavano prima di depressione. Addirittura, recentemente, altri studi hanno mostrato che gli anziani soli si ‘indementiscono’ anche prima”.

“In Italia – ha detto poi l’epidemiologa Stefania Maggi -, secondo i dati Istat, il 44% degli over65 vive solo con il proprio coniuge, senza figli; un altro 29% vive proprio da solo. È quindi naturale essere portati alla solitudine. Ma gli studiosi dicono anche che c’è una curva a ‘U’, e che questa solitudine c’è sì alla fine della vita, ma anche in adolescenza”.

“Ci sono poi – ha spiegato ancora Maggi – coloro che vivono nelle residenze per anziani, che anche se non sono soli fisicamente vivono in una solitudine spaventosa. Abbiamo fatto degli studi nelle migliori Case di Cura, e abbiamo visto come gli anziani si isolino, non partecipano affatto alle attività proposte da queste comunità. Altri studi mostrano invece che nel Nord Europa la solitudine è un problema solo per il 3-4% della popolazione, mentre nei Paesi Mediterranei si arriva addirittura al 30%. La stessa percentuale che ritroviamo negli Stati Uniti”.

“La patologia cardiovascolare – prosegue l’epidemiologa – aumenta del 15% tra gli anziani soli; il diabete del 20%; l’emicrania del 26% e la mortalità si raddoppia. E la depressione, specularmente al’incidenza della solitudine, mostra percentuali del 15% nel Nord Europa che arrivano fino al 30% nei Paesi mediterranei”.

“Il problema della solitudine tra gli adolescenti – continua Maggi – è grave tanto il problema della solitudine tra gli anziani ed è un problema pari a quello dell’obesità infantile di cui magari si parla molto più spesso”.

“La solitudine – ha detto il professor Trabucchi – è nemica della vita, nulla cancella più la vita della solitudine. È una problematica fondamentale della nostra collettività. La solitudine, poi, costa: uno studio della Stanford University ha mostrato che l’anziano solo costa 1.600 dollari in più per ogni Medicare, per ogni Assicurazione Sanitaria. La collettività può provvedere, contrastare questa solitudine, ad esempio con trasporti più efficienti. Spesso poi agli anziani togliamo la patente, impedendo loro il minimo contatto sociale garantito dall’automobile. Dobbiamo poi rispondere come strutture sociosanitarie: nei Pronto Soccorso gli anziani restano soli ore ed ore, in alcune Regioni questi Pronto Soccorso sono peggiori che in altre, occorre intervenire  su questi squilibri”.

“La solitudine – spiega ancora Trabucchi – deve essere un metro per indicare il benessere di un territorio. Se l’uomo singolo si confronta con le nuove tecnologie, con la robotica, questo è perdente. Se invece affronteremo queste novità confrontandoci con gli altri, in comunità, la macchina non ci violenterà”.
 
Lorenzo Proia
30 ottobre 2018
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