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Gioco d’azzardo. Indagine Iss: 18 mln gli italiani coinvolti. Di questi 1,5 milioni sono “problematici”
Al via la campagna di comunicazione sul Numero Verde dell’Iss con il sostegno delle reti Rai, del Vicariato di Roma e di Italo. Roberta Pacifici, direttore del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss a QS: “Non chiamatela ludopatia, il disturbo da gioco d’azzardo ha una precisa diagnosi clinica. 70mila minorenni in Italia sono giocatori problematici”. FOCUS GIOVANII GIOCATORIGRANDI PROBLEMATICITÀGLI OVER 65
18 OTT - Un adulto su tre ha giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno. Sono invece un milione e mezzo i giocatori problematici. Sono soltanto alcuni dei dati emersi dalla prima indagine epidemiologica sul gioco d’azzardo realizzata dall’Istituto Superiore i Sanità (Iss) nell’ambito dell’accordo scientifico con l’Agenzia delle Dogane e Monopoli. L’indagine ha scattato una fotografia ampia del fenomeno, prendendo in considerazione molti fattori sull’esperienza sociale del gioco e sugli elementi invece che possono concorrere all’instaurarsi del comportamento problematico.

“Questa indagine – dichiara Walter Ricciardi, Presidente dell’Iss -, affidataci dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dello Stato è il più grande studio mai stato realizzato in Italia e ci offre la possibilità di fotografare un fenomeno, prevalente al Sud e nelle Isole, il cui monitoraggio può essere una guida per valutare l’efficacia delle azioni di prevenzione e gli interventi di assistenza”.

“Questa ricerca – dichiara a Quotidiano SanitàRoberta Pacifici, direttore del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss - a mio avviso è l’espressione di un virtuosismo di collaborazione tra Istituzioni dello Stato che hanno messo a disposizione della comunità scientifica, ma anche della politica, dei dati scientificamente forti, statisticamente validi, con una metodologia corretta che posso essere d’aiuto per studiare una strategia di contenimento della problematicità. Una problematicità che i nostri dati dimostrano essere importante, anche per numeri”.

“L’attenzione al profilo problematico del giocatore – prosegue Pacifici a QS - deve esserci sia nel caso della popolazione adulta, ma in misura persino maggiore nel minorenne, al quale ricordo è proibito di giocare ma che gioca in realtà più dell’adulto, occorrono investimenti in prevenzione e in formazione. I dati presentati oggi si riferiscono a proliferazione di rischio e problematicità. Il disturbo da gioco d’azzardo (non chiamatelo ludopatia) è una diagnosi clinica e viene fatta da specialisti e curata presso oltre 400 centri sul territorio nazionale che noi abbiamo censito”.  Pacifici afferma anche che sono 700mila i minorenni che hanno giocato d’azzardo almeno una volta nella nell’ultimo anno, bisogna pertanto “tenere alta l’attenzione a questo proposito, 70mila di questi minorenni che non dovrebbero giocare per legge è già un giocatore problematico”, prosegue Pacifici.

“Dall’indagine – dichiara ancora Pacifici – è emerso  18 milioni di italiani adulti hanno giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno, di questi più di 13 milioni giocano in modo ‘sociale’, due milioni presentano un profilo a basso rischio e un milione e 400mile persone presentano un rischio moderato. Un milione e mezzo sono giocatori problematici, sono cioè coloro che faticano a gestire il tempo da dedicare al gioco, a controllare la spesa, alterando inoltre i comportamenti sociali e familiari”.

La ricerca epidemiologica, realizzata in collaborazione con Explora, ha consentito di focalizzare l’attenzione sul fenomeno gioco d’azzardo considerando i molteplici fattori che possono concorrere all’instaurarsi del comportamento problematico senza tralasciare i fattori che caratterizzano l’esperienza sociale del gioco. Tra le novità di questi studi il focus sui minori tra i 14 e i 17 anni e il focus sugli over 65enni. Lo studio nella popolazione adulta ha coinvolto complessivamente un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia di 12.007 adulti. Il campione è composto dal 47,6% di maschi e dal 52,4% di femmine.

Lo studio nella popolazione scolastica italiana minorenne ha coinvolto complessivamente 15.602 studenti in età dai 14 ai 17 anni, provenienti da 201 scuole (187 pubbliche e 14 private parificate) e per i quali la normativa vigente vieta in assoluto la pratica del gioco d’azzardo, come ha sottolineato Pacifici. Il campione è composto da 49,1% maschi e 50,9% femmine.

“Le evidenze emerse ci confermano – dichiara invece Roberto Fanelli, Direttore Giochi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – che le azioni di contrasto al gioco patologico che l’Agenzia ha già messo in campo vanno nella giusta direzione, ma siamo solo all’inizio. Stiamo già lavorando ad altre misure per rendere più sicuri e di qualità i prodotti di gioco al fine di limitare i fenomeni di problematicità legati al Gioco d’azzardo patologico. L’occasione più appropriata è sicuramente il decreto dignità che promuove il riordino normativo del settore del gioco”.

Con il sostegno della Rai, del Vicariato romano e dei treni Italo, l’Istituto Superiore di Sanità ha attivato un Numero Verde dedicato (800-558822), il fine è quello di aiutare e orientare le persone con problemi legati al gioco d’azzardo, ma anche i loro familiari.

Il giocatore problematico
Rispetto ai giocatori “sociali”, i giocatori problematici praticano di più le Slot e le video lotterie e presentano stili di vita meno salutari: fumo, abuso di alcol e di sostanze stupefacenti. La correlazione tra dipendenze di questo genere e il gioco d’azzardo viene più volte sottolineata nello studio. Il rapporto dell’Iss ha indagato anche l’aspetto economico del gioco problematico. Il 5,8% dei giocatori problematici, infatti, ha ottenuto la cessione del quinto sullo stipendio rispetto allo 0,7 dei non giocatori; il 27,7%, soprattutto, ha ottenuto prestiti da società finanziarie rispetto al 4% del non giocatore e il 14,2 ha chiesto prestiti a privati rispetto allo 0,9% dei non giocatori.

Anche il luogo del gioco caratterizza il giocatore problematico rispetto al giocatore sociale: i dati dell’indagine mostrano che, rispetto al giocatore sociale, il problematico predilige i luoghi lontani da casa (11,3% rispetto al 2,5%) e dal lavoro (2,3% rispetto allo 0,8%), quelli che garantiscono la maggiore privacy (10,7% contro l’1,5%). I giocatori sociali, invece, scelgono più spesso i luoghi vicino casa (49,2% rispetto al 37,5%) o vicino al posto di lavoro (14,9% contro 9,6%), con disponibilità di altri servizi (10,5% rispetto al 6,6%).

Dal 21 ottobre, infine, partirà la diffusione dello Spot Iss sui mezzi televisivi, radiofonici, sui periodici, via social e via web, per dare la massima diffusione al Numero Verde realizzato con il contributo della Rai (Responsabilità Sociale Rai) e del sostegno della Diocesi di Roma, che promuoverà il Numero Verde nelle 336 parrocchie romane; il Numero Verde sarà anche promosso in tutte le sale d’attesa di Italo Treno.

Lorenzo Proia
18 ottobre 2018
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