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Depressione. Gli Psichiatri: “Italia fanalino di coda, solo il 17 % dei pazienti trattati in modo adeguato, in Europa è il 23%”
Il problema è la “distanza” che tuttora esiste fra ciò che potrebbe essere fatto e ciò che realmente si fa per la cura dei disturbi mentali, inclusi quelli più comuni nella popolazione generale (depressione e ansia). Gli psichiatri: “dal 2013 stiamo cercando di stimolare le Istituzioni per dare il via a una campagna nazionale contro la depressione. Ci auguriamo che questa fase politica possa consentirci di realizzarla”
15 OTT - Guarigione non è più una parola tabù, almeno in psichiatria. È un obiettivo che in molte patologie complesse, come ad esempio nella depressione maggiore, è raggiungibile nella grande maggioranza dei casi (circa 70 per cento). A fronte delle concrete possibilità di cura esistenti, a livello internazionale, si segnala però un problema fondamentale: il cosiddetto “treatment gap”, ovvero la “distanza” che tuttora esiste fra ciò che potrebbe essere fatto e ciò che realmente si fa per la cura dei disturbi mentali, inclusi quelli più comuni nella popolazione generale (disturbi depressivi e disturbi d’ansia).
 
A dimostrarlo sono i dati di un grande e recentissimo studio internazionale condotto dall’Oms sulla diffusione il trattamento dei disturbi mentali in 21 Paesi del mondo. Questo studio indica che solo il 23% delle persone affette da depressione maggiore nei paesi ad alto reddito (e solo il 2% in quelli a basso reddito) riceve un trattamento rispondente a criteri minimi di adeguatezza dal punto di vista delle evidenze scientifiche di efficacia. In questo studio viene stimato che in Italia soffra di depressione maggiore circa il 3% della popolazione generale. Circa la metà di queste persone non aveva percepito la propria depressione come una patologia da curare (a fronte di una media del 65% nei paesi ad alto reddito che invece si era rivolta al medico).
Considerando solo coloro che avevano richiesto di essere curati, il 43% del campione risultava aver avuto una cura adeguata (una percentuale simile a quella degli altri paesi ad alto reddito, 44%). Andando a valutare tutto il campione delle persone intervistate, in Italia su 100 persone affette da Depressione alla fine solo il 17% riceve una cura adeguata, quindi 5 punti in medo rispetto a quanto riscontrata negli altri Paesi ad alto reddito. Una differenza dovuta in buona parte alla maggiore percentuale di persone che, pur affette da uno stato depressivo clinicamente evidente, non percepiscono la depressione come una patologia. I dati indicano dunque da un lato una ancora ridotta conoscenza di cosa sia la depressione, dall’altro l’ancora inadeguato ricorso a cure realmente efficaci.
 
Dal 2013 la SIP sta cercando di stimolare le Istituzioni per dare il via a una campagna nazionale contro la depressione, senza risultati per ora. Di questi problemi, peraltro estesi a tutto l’ambito delle malattie psichiatriche, si parlerà in questi giorni durante il Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria, in corso al Lingotto di Torino.
“Questi dati – spiega Bernardo Carpiniello presidente Sip e direttore della cattedra di psichiatria all’università di Cagliari – fanno emergere il vero dato chiave, cioè che ancora oggi una percentuale molto alta di persone non ricorre alle cure perché la depressione non viene percepita, anche quando evidente, come patologia da curare. Non solo. Anche quando ci si rende conto del bisogno di essere aiutati, spesso non si ricevono le cure più adeguate al caso, col risultato finale che solo una esigua minoranza di persone che avrebbero bisogno di cure risulta adeguatamente curata. Questo dato fa rabbia, perché oggi la depressione maggiore può essere guarita nel 70 per cento dei casi. Guarigione è un termine che non si usa mai con leggerezza, ma in questo caso possiamo farlo senza timore”. 
“Analoghi risultati – ribadisce Claudio Mencaccipast-president Sip e direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale Fatebenefratelli-Sacco di Milano – sono stati riscontrati nello studio dell’Oms che ha riguardato i disturbi d’ansia (che nel nostro paese colpisce in un anno il 6.5% della popolazione generale), per i quali appena il 30% riceve una qualche forma di trattamento, e solo il 9% una cura considerabile come adeguata (Alonso et al, Depression and Anxiety, 2018).  Questi dati dimostrano che ancora oggi l’obiettivo è far si che la popolazione conosca e riconosca questi disturbi come tali, superi la paura di essere stigmatizzata e discriminata e acceda a cure adeguate. Dal 2013 la SIP sta cercando di stimolare le Istituzioni per dare il via a una campagna nazionale contro la depressione. Ci auguriamo che questa fase politica possa consentirci di realizzarla”.
 “Diffondere i risultati dei trattamenti dei disturbi mentali non solo riduce la vergogna e l’isolamento dei pazienti e dei familiari ma incrementa la tenacia della ricerca del buon risultato clinico da parte degli operatori – afferma Enrico Zanalda, segretario della Sip e direttore del dipartimento di salute mentale dell’Asl Torino 3 –. Appare indispensabile implementare nei dipartimenti di salute mentale le procedure e le innovazioni terapeutiche che consentono la “guarigione” delle persone, sia per le patologie gravi come la schizofrenia e il disturbo bipolare, sia per quelle più comuni come l’ansia e la depressione. Psichiatri ben informati scientificamente che possono utilizzare con maggiore agio e sicurezza gli strumenti terapeutici oggi disponibili, tutelano meglio la salute dei pazienti e il rischio di “burn-out” di loro stessi ”.
15 ottobre 2018
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