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Bambini obesi. Genitori influencer di stili di vita alimentari
L’osservatorio di Genz commissionato a Nomisma da UniSalute punta il dito sulla famiglia, riaccendendo i riflettori sul rapporto tra genitori e figli a tavola. I dati della prima parte della ricerca sulle abitudini alimentari dei giovani (dai 6 ai 19 anni) sono stati presentati per la prima volta al convegno nazionale sull’obesità infantile che si è tenuto a Bologna, a cura della società del Gruppo Unipol
13 SET - La famiglia è il luogo privilegiato di apprendimento dell’educazione alimentare. Genitori attenti alla cura delle abitudini a tavola e all’attività fisica avranno bambini attenti e in salute. E’ ciò che è emerso dall’Osservatorio Genz a cura di Nomisma, commissionato da UniSalute, compagnia del Gruppo Unipol, leader nell’assicurazione sanitaria che si occupa da tempo di prevenzione incentivando una sana alimentazione e l’attività fisica sin dalla più tenera età.

Sebbene permanga il rito del pasto come momento di riunione della famiglia, oltre l’83% dei ragazzi della scuola primaria e il 78% di quella secondaria a tavola è distratto dalla tv, in percentuale minore, ma comunque alta, da tablet o cellulari (31% nella primaria e 55% nella secondaria). E’ quanto emerge dall’osservatorio Genz Monitor che ha analizzato gli stili di vita dei giovani di età compresa tra i 6 e i 19 anni, i cui primi risultati sono stati resti noti, sabato 8 settembre a Bologna, durante il convegno nazionale “La Salute si impara da piccoli. Corretti stili di vita per #CrescereInSalute”, a cura di UniSalute. Lo studio ha coinvolto oltre 4000 studenti delle scuole italiane, intervistati attraverso questionari online e immagini, con l’obiettivo di valutare i comportamenti alimentari, l’utilizzo del tempo libero e la sensibilità che manifestano nei confronti dell’ambiente.

“Ciò che emerge in maniera forte dallo studio è il ruolo fondamentale dei genitori che sono degli influencer negli stili alimentari e negli stili sportivi - ha commentato Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence di Nomisma -. Abbiamo visto una correlazione fortissima tra i genitori che fanno sport e la pratica sportiva nei relativi figli, la stessa cosa riguarda lo stile alimentare dei genitori normopeso: se hanno una forte attenzione nei confronti dell’alimentazione hanno anche bambini con stile di vita alimentare più salubri”.

Ma emerge anche un dato confortante: le abitudini a tavola dei bambini e degli adolescenti italiani sono  in maggioranza corrette. C’è ancora una percentuale, ma non rilevante, che richiede un po’ più di attenzione e sensibilizzazione, perché, ad esempio, trascura la colazione - in particolare nella fascia di età tra i 12 e i 19 anni (solo il 76% fa colazione tutti i giorni) - che è invece un momento fondamentale per incamerare le energie necessarie durante l’intera giornata, ma allo stesso tempo fa anche emergere che c’è una buona propensione allo sport.

Permane la difficoltà nel consumo di frutta e verdura: in una giornata “normale” il 14% dei bambini 6-11 anni non consuma frutta in nemmeno una occasione, quota che sale al 32% per la verdura. Una situazione che va peggiorando tra i ragazzi più grandi (18% di no user di frutta tra gli studenti della Secondaria e 21% di no user di verdura).   Ancora alta invece la preferenza per le bevande gassate, che nel 20% dei bambini arriva ad un consumo di 3 volte al giorno, sostituendo l’acqua nei pasti principali.

Sebbene si noti un miglioramento nelle abitudini alimentari, soprattutto nei più piccoli, ancora sotto lo sguardo vigile dei genitori, è necessario continuare nel lavoro di sensibilizzazione e nell’investire nell’educazione alimentare al fine di mettere a punto pratiche sociali ma anche assistenza alle famiglie nel campo della prevenzione.

Il convegno è stato anche l’occasione per ascoltare alcuni tra i maggiori medici ed esperti del settore i cui interventi hanno messo in evidenza alcune particolari tematiche legate all’alimentazione nell’infanzia e nell’adolescenza.

La salute è nelle nostre mani e attraverso un corretto stile di vita, una sana e consapevole scelta alimentare potremmo prevenire più dell’80% delle malattie Cdv, secondo l’Oms. Ne ha parlato Marco Bianchi, divulgatore scientifico per la Fondazione Veronesi e Food Mentor, da sempre promotore di una cultura alimentare di carattere scientifico. Una dieta sana ed equilibrata è necessaria sin dall’infanzia, durante la quale è importante un consumo quotidiano di frutta e verdura.

La prevenzione attraverso il percorso educativo della famiglia per combattere il sovrappeso e l’obesità nell’età pediatrica
Seguire le regole di una corretta alimentazione già nei primi anni di vita è fondamentale per prevenire sovrappeso e obesità e quindi l’insorgere di patologie in età adulta. Ne ha parlato il prof. Andrea Pession, Direttore Responsabile Pediatria Policlinico Sant’Orsola Malpighi Bologna. Oggi non si raccomanda più un approccio dietetico-restrittivo, ma una strategia di tipo cognitivo-comportamentale. Dunque non più solo diete restrittive, ma un’educazione terapeutica centrata sulla famiglia che porti alla riduzione del peso attraverso il cambiamento dello stile di vita. Ciò è possibile grazie a colloqui motivazionali con lo scopo di combattere non solo le cattive abitudini a tavola ma anche quella serie di comportamenti in famiglia e di dannose rappresentazioni mentali legate all’obesità. Potenziando proprio le competenze familiari sul tema. Un ambiente psicologicamente sano difende il bambino dall’insorgenza di patologie stigmatizzanti.

La dieta psicologica: l’importanza della relazione in famiglia
I disturbi alimentari cronici rappresentano un vero e proprio disturbo della relazione che nasce all’interno della famiglia e si sviluppa in ogni contesto della vita. “Patologie della comunicazione”, così definisce i disturbi alimentari Emilio Franzoni, Direttore Responsabile Neuropsichiatria infantile del Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna. La tavola non è solo luogo di aggregazione ma di relazione, è il momento che riunisce tutta la famiglia, in particolare a fine giornata, il momento per ascoltare e ascoltarsi, per raccontarsi.

Spesso però l’ambiente familiare è proprio quello in cui non ci si parla, non ci si relaziona, rimanendo attratti e distratti dalla tv. Come evidenziano i risultati di un questionario somministrato a 160 bambini tra i quali solo 4 hanno confermato di cenare senza la televisione accesa. Un piccolo esempio ma molto significativo. E non trovando altra strada per attirare a sé attenzione o per risolvere una sofferenza interna lo strumento diventa farsi del male, mettendo in atto devastanti pratiche di alimentazione e un rapporto con il peso e con il proprio corpo che esula dalla realtà. Ma si può guarire completamente, soprattutto attraverso la ricostruzione del legame spezzato con la famiglia e la conseguente rieducazione alimentare.
I primi 1000 giorni di vita: le caratteristiche individuali e l’ambiente influenzano il benessere psico-fisico dell’individuo.

I “Primi 1000 giorni di vita”, dal concepimento al compimento del secondo anno, ma anche il periodo immediatamente precedente il concepimento, giocano un ruolo importante nel benessere del bambino e dell’adulto che sarà. È infatti il periodo di sviluppo in cui la plasticità è massima e risente positivamente (o negativamente) dell’ambiente (stili di vita, comportamenti, fattori di stress, inquinamento) che circonda i futuri genitori, la madre e l’infante. È ciò che afferma Sergio Pecorelli, Professore ordinario di Ginecologia e Ostetricia all’Università degli Studi di Brescia e Presidente della Giovanni Lorenzini Medical Foundation, che promuove il “progetto 1000 giorni”, un modello che prevede programmi di valutazione clinico-molecolare dell’individuo, attività di educazione/formazione personalizzata, utilizzo di dispositivi portatili per il monitoraggio in real-time dei parametri clinici.

“UniSalute è sempre attenta alla promozione dei corretti stili di vita come forma di prevenzione primaria - ha commentato Fiammetta Fabris, Amministratore delegato di UniSalute, dal palco dell’Oratorio San Filippo Neri -. Per noi è importante che i clienti abbiano consapevolezza di tutto ciò che si può e si deve fare per risolvere tutte le problematiche che intervengono sulla salute. Il compito che ci siamo dati quindi è anche quello di tradurre l’informazione scientifica in termini di comunicazione, per sensibilizzare le persone su questi temi e permettere a tutti di familiarizzare con certi contenuti. L’obesità infantile sta diventando un problema importante, particolarmente in Italia, maglia nera in Europa. Oggi per UniSalute è indispensabile investire sul tema della prevenzione che non può prescindere dal dedicarsi ad una corretta alimentazione e costante attività fisica. Per questo ha progettato una serie di servizi, iniziative e coperture sanitarie ad hoc per la famiglia, che integrano l’assistenza pediatrica con consulti specialistici e con un percorso di rieducazione al benessere divertente e semplice da seguire”.
13 settembre 2018
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