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Screening cervice: test HPV meglio del pap test
Il test di screening del papilloma virus (HPV) sarebbe più efficace del Pap test nel rilevare lesioni precancerose. È quanto emerge da uno studio clinico, denominato Compass, condotto in Australia dal gruppo di Karen Canfell, del Cancer Council New South Wales e dell’Università di Sydney. La ricerca è stata pubblicata da PLoS Medicine.
20 SET - (Reuters Health) – Il Pap test è da sempre considerato il test per eccellenza per lo screening delle malattie della cervice uterina, mentre l’esame dell’HPV ha preso piede nell’ultimo decennio. Le ultime linee guida rilasciate dalla U.S. Preventive Services Task Force raccomandano il pap test ogni tre anni nelle donne di età compresa tra 21 e 29 anni e il test citologico ogni tre anni unito al test per l’HPV ogni cinque anni nelle donne della fascia di età 30-65 anni.
 
Lo studio
Karen Canfell e colleghi,, del Cancer Council New South Wales e dell’Università di SydneyCanfell, hanno cercato di valutare i tassi di individuazione della neoplasia cervicale intraepiteliale di grado 2+ (CIN 2+) con lo screening ogni cinque anni dell’HPV in confronto alla citologia eseguita ogni 2,5 anni. Quasi cinquemila donne di età compresa tra 25 e 64 anni sono state divise in tre gruppi. Un gruppo si sottoponeva a screening citologico in fase liquida con test HPV di citologia a basso grado (LBC screening), un altro si sottoponeva a screening HPV con genotipizzazione parziale e invio delle donne con HPV 16/18 a colposcopia e citologia in fase liquida per altre tipologie di HPV (HPV + LBC triage), e l’ultimo si sottoponeva a screening HPV con genotipizzazione parziale e invio delle donne con HPV 16/18 a colposcopia e citologia dual-stained per le altre tipologie di HPV (HPV + DS triage).
 
I risultati
Nel primo gruppo, lo 0,1% delle donne hanno avuto un risultato di ‘alto grado’ contro il 6,6% con citologia di ‘basso grado. Due terzi delle donne di quest’ultimo gruppo sarebbero risultate positive all’HPV-triage. Il tasso complessivo di HPV 16/18 sarebbe stato di 1,2% nelle donne sottoposte a screening dell’HPV: 1,3% tra quelle del gruppo HPV + LBC e 1,1% tra le HPV + DS triage. In questi gruppi, inoltre, i tassi di positività per altre tipologie di HPV sono stati, rispettivamente, di 5,5% e di 6%. le percentuali di donne che si sottoponevano a colposcopia dopo i risultati dei test erano di 2,7% nel primo gruppo, 3,8% nel secondo e 3,9% nel terzo. Mentre i tassi di rilevazione CIN 2+ erano significativamente inferiori nel gruppo LBC, 0,1%, che nei due gruppi che si sottoponevano a screening dell’HPV, quasi 1%. Tra le donne ammesse alla vaccinazione, le percentuali CIN 2+ rilevate erano dello 0,5% nel gruppo LBC, del 2,6% nel gruppo HPV + LBC e del 2,9% per il gruppo HPV + DS. Tra le donne anziane, in età non ammissibile alla vaccinazione, i tassi erano rispettivamente dello 0,0%, 0,6% e 0,7%.
 

“Si tratta del primo trial che mette a confronto i due metodi di screening in una popolazione con parecchie persone vaccinate per l’HPV - ha spiegato Karen Canfell - I nostri risultati supportano il passaggio allo screening dell’HPV, anche nelle donne vaccinate”, ha sottolineato la ricercatrice australiana. “Nessun approccio è perfetto, ma lo screening sull’HPV a cinque anni sembra essere estremamente vantaggioso”.
 
Fonte: PLoS Medicine

Will Boggs

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)
20 settembre 2017
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