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Riscaldamento globale: verso la catastrofe entro fine secolo
L’accordo di Parigi sul clima, siglato a fine 2015 e già rimesso in discussione proprio da chi più dovrebbe impegnarsi in tal senso (gli Stati Uniti sono il secondo Paese più inquinante del mondo),con il suo obiettivo ambizioso ma raggiungibile di contenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi centigradi entro fine secolo, potrebbe in realtà non bastare a garantire il futuro dell’umanità. Una ricerca americana suggerisce scenari da Armageddon, con previsioni di aumenti della temperatura fino a + 4,9 gradi entro il 2100.
31 LUG - Il pianeta terra è sempre più ‘accaldato’ e il tanto temuto punto di non ritorno, considerato un aumento di 2 gradi, è purtroppo non solo sempre più vicino, ma anche prossimo ad essere superato. Una soglia fatale che i grandi della terra si dovrebbero impegnare a non superare, riducendo al massimo le emissioni serra, ma che anche di recente ha visto grandi divisioni sul tipo di impegno da adottare per scongiurare il pericolo.
 
E proprio dagli Stati Uniti, dove Donald Trump ha fatto sapere di voler mantenere la promessa elettorale di chiamarsi fuori dall’accordo sul clima di Parigi, siglato nel dicembre 2015 da 195 Paesi (per gli USA da Obama), viene uno studio pubblicato su Nature Climate Change,realizzato dall’Università di Washington. Secondo i ricercatori americani la probabilità di contenere il riscaldamento della terra per fine secolo entro i 2 gradi è di appena il 5% e addirittura di un misero 1% quella di contenerlo entro 1,5 gradi (l’obiettivo fissato dall’accordo di Parigi).
 
Insomma, quello che sembrava uno spauracchio anche abbastanza irreale, il temuto riscaldamento del pianeta di 2 grad, potrebbe rivelarsii lo scenario migliore al quale stiamo andando incontro, raggiungibile tra l’altro solo al prezzo di sforzi importanti e duraturi, di qui ai prossimi 80 anni.
 
Lo studio appena pubblicato si basa su proiezioni statistiche secondo le quali il riscaldamento globale andrà aumentando da 2 a 4,9 gradi centigradi entro fine secolo. “Le nostre sono analisi coerenti con stime precedenti – sottolinea Adrian Raftery, professore di statistica e sociologia presso la University of Washington – e mostrano che siamo più vicini del previsto al limite.
 
I rapporti più recenti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change(IPCC) presentano quattro pattern di riscaldamento, basati su quattro possibili scenari (da quello ‘abituale’, tipico dalle economie in sviluppo, ad uno scenario ideale raggiungibile solo grazie a sforzi importanti e globali che prevedano l’abbandono graduale dei combustibili fossili) relative alle emissioni derivanti dall’uso di combustibili fossili (es. carbone).
 
Scenari si è detto e non previsioni. “E il principale problema degli scenari – sottolinea Raftery – è che non è possibile dire con sicurezza quanto siano verosimili, né se comprendano tutte le varie possibilità. Insomma mancano di scientificità”.
 
Da queste premesse muove dunque il nuovo studio che si focalizza su tre misure, in grado di condizionare gli scenari futuri relativi alle emissioni: popolazione globale, Pil e quantità di anidride carbonica rilasciata nell’ambiente per dollaro di attività economica (la cosiddetta ‘intensità di carbonio’). Avvalendosi di proiezioni statistiche per ognuna di queste misure (basate sui dati degli ultimi 50 anni), lo studio appena pubblicato prevede che la temperatura aumenterà in media di 3,2 gradi di temperatura entro il 2100, col 90% di probabilità.
 
Sono state tante le nazioni ad aver criticato la soglia di 1,5 gradi di riscaldamento fissata dall’accordo sul clima di Parigi, temendo serie ripercussioni sulle fonti di reddito. Adesso invece – sottolineano gli autori dello studio – dovremmo cominciare a preoccuparci seriamente per quello che succederà superando la soglia limite di 2 gradi di riscaldamento, che appare purtroppo ad un passo: siccità, aumento del livello del mare, condizioni climatiche estreme.“I risultati di questa nostra ricerca – sottolinea Dargan Frierson, professore associato di scienze atmosferiche – suggeriscono la necessità di un immediato cambio di rotta per riuscire almeno a raggiungere gli obiettivi precedentemente fissati”.
 
Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite la popolazione mondiale raggiungerà la cifra record di 11 miliardi di persone entro il 2100, ma questo avrà un impatto relativamente modesto sul riscaldamento globale, perché il maggior aumento demografico riguarderà prevalentemente l’Africa che utilizza pochi combustibili fossili. A preoccupare maggiormente è invece l’intensità di carbonio, valore che nelle ultime decadi si è ridotto solo nelle nazioni che hanno migliorato l’efficientamento energetico e promulgato standard per ridurre le emissioni di anidride carbonica. E sarà proprio la velocità con la quale si andrà a ridurre l’intensità di carbonio nelle prossime decadi a determinare il futuro del riscaldamento globale e dunque il destino del nostro pianeta.
 
Ma per questo è necessario che tutte le nazioni, soprattutto quelle più inquinanti (al primo posto è la Cina, seguita a ruota dagli USA), si impegnino seriamente. Cosa che, come visto, per ora sembra purtroppo lontana dall’accadere.
 
“Complessivamente – concludono gli autori – gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi sono ambiziosi ma realistici. La cattiva notizia è che probabilmente non basteranno a raggiungere l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi”.
 
Lo studio pubblicato su Nature Climate Change è stato finanziato dai National Institutes of Health americani.
 
Maria Rita Montebelli
31 luglio 2017
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